Notizie
Categorie: Giovanili - Giovanissimi

A tu per tu con il CT della Rappresentativa Gianfranco Pesci

Ultimo appuntamento con il nostro speciale Al Giro di Boa: intervista a tutto tondo con il Selezionatore del CR Lazio



Fatta un’analisi approfondita dei due gironi e dei tecnici del campionato Giovanissimi Elite, stilata anche un Top 11, come ultimo appuntamento del nostro speciale ‘Al Giro di Boa’ proponiamo infine un’intervista al CT della Rappresentativa Giovanissimi Gianfranco Pesci, che parla a tutto tondo del mondo classe 2001.

Il CT Gianfranco Pesci © crlazio.infoMister, iniziamo dal IV Memorial Mauro Porcelli, in cui recentemente la Rappresentativa ha trionfato. Una grande prestazione in finale con la Lazio, ed una manifestazione giocata ad alto profilo.
“E’ stato un torneo organizzato nel migliore dei modi, al quale hanno partecipato grandi società. Lo ritengo uno dei primi tornei della capitale: in generale il livello dei 2001 di tutte le squadre è stato ottimo, c’è da fare un applauso a tutte le società ed agli allenatori che stanno vivendo una grande stagione”.

Qual è stato il fattore vincente?
“I ragazzi sono arrivati in ottime condizioni fisiche: lavoriamo sulla mentalità dei ragazzi, non avendo tanto tempo a disposizione con loro convocandoli una volta ogni quindici giorni. L’aspetto positivo che ho visto in questo e nello scorso anno, è che la squadra è stata composta da ragazzi intelligenti ed appassionati, perché senza amore per il calcio non si raggiungono risultati. I giocatori devono rimanere umili e rispettosi, perché il calcio è uno sport in cui ci deve essere una certa lealtà”.

Un successo molto importante, il secondo consecutivo dopo quello dello scorso anno, a testimonianza del grande potenziale della squadra.
“E’ noto che il Lazio primeggia a livello dilettante. Personalmente non condivido la politica delle società professioniste che non danno spazio a tanti ragazzi, prendendo invece elementi provenienti da fuori”.

Secondo lei da cosa deriva questa scelta?
“Nel mondo in cui lavoriamo la meritocrazia va avanti poco. Va trovata la giusta misura: io aprirei sia ai nostri talenti che a quelli provenienti da fuori, che ci portano novità. Giocando vicino a ragazzi bravi si impara molto, è successo a me personalmente ed è un processo che si ripete. Il lavoro fatto in Rappresentativa l’anno scorso è stato buono dal momento che diversi ragazzi sono passati al professionismo; al contrario ne sono rimasti altri che possono fare benissimo lo stesso salto. La rosa attuale va ancora forgiata, per far comprendere a fondo ai ragazzi le loro qualità”.

La Rappresentativa CR Lazio con la coppa del IV Porcelli©Gazzetta RegionaleSecondo lei c’è già qualche elemento pronto al salto di categoria?
“Non faccio nomi in particolare, tutti i ragazzi hanno dimostrato di avere una gran voglia di migliorare. Hanno qualità importanti e noi allenatori dobbiamo esser solo di supporto a loro che sono i veri protagonisti. Sono nel calcio da diversi anni, ho avuto esperienze in diverse categorie, ed alla fine è solo la crescita dei ragazzi che conta, è quello che almeno realizza me. E’importante curare i fondamentali, sia a livello motorio prima di tutto, altrimenti i giocatori non imparano i movimenti corretti, sia per quello tecnico e mentale in un secondo momento. Questi ragazzi sono approdati da poco in agonistica e devono ancora sbocciare: c’è chi è più pronto tecnicamente e chi più fisicamente, ed a questi livelli la prestanza fisica influisce in maniera devastante, lo si è visto bene anche nella finale del torneo”.

Lei ha vinto il Memorial Porcelli due volte di fila. Facendo un parallelo tra la rosa di quest’anno e quella dell’anno scorso, quali pregi e difetti avevano volendole comparare?
“La Rappresentativa dell’anno scorso era un po’ più tecnica, una squadra bella a vedersi, con dei gesti tecnici più maturi. Quella attuale è una Rappresentativa più cattiva agonisticamente, che non concede nulla all’avversario. I giocatori marcano strettamente gli attaccanti avversari, ed ogni partita è preparata con attenzione: quando non abbiamo la palla siamo tutti difensori, in fase di possesso invece si lavora a zona con gli inserimenti veloci in verticale”.

Quella dei Giovanissimi è la nostra categoria, lo dimostrano gli scudetti vinti ed i successi in altre manifestazioni. Dato il bacino ampio e di alta qualità che il Lazio mette a disposizione, c’è un po’ l’obbligo di vincere?
“Si parte sempre con l’obiettivo di vincere, ma per farlo bisogna lavorare bene, cercare dei ragazzi che sappiano giocare in un certo modo. C’è comunque una differenza notevole tra le selezioni che facciamo noi e quelle di altre Rappresentative: per fare un esempio quella del Friuli dell’anno scorso, che poi ha vinto il Torneo Delle Regioni, ha portato giocatori provenienti da poche squadre diverse, e quindi c’era una certa amalgama. Poi però di quella rosa pochi elementi passano al professionismo”.

Il CR Lazio invece impone di portare solo due ragazzi per società, una scelta che condivide?
“Certamente, è un discorso che condivido, altrimenti si farebbe una squadra con ragazzi provenienti da due società. Il Lazio ha già vinto con questo metodo, e operare altrimenti non avrebbe senso”.

Rappresentatica CR Lazio ©Alessandro PretiRiguardo al Torneo Delle Regioni, quello dell’anno scorso non è andato bene. Cosa è mancato?
“In fase di preparazione abbiamo battuto tante squadre, anche professionistiche, poi ci sono stati degli incidenti di percorso. Partimmo presto dal comitato e ad Arezzo si ruppe il pullmann: arrivammo poi a Brescia stravolti, ed il giorno dopo dovevamo giocare alle 9 e quindi la squadra dormì poco e perse 6-0 con il Friuli, una stranezza per una formazione che non prende quasi mai gol (in due Memorial Porcelli 27 gol fatti ed 1 subito, ndr). La squadra poi reagì nelle partite successive, entrando come migliore seconda ai quarti di finale, per uscire infine ai calci di rigore. Ho delle remore per quanto riguarda le convocazioni, ma più di due a squadra non potevo portarne. Rimango innamorato di quella Rappresentativa e mi sto innamorando di questa, perché vedo dei ragazzi seri”.

L’obiettivo di quest’anno è quindi riscattarsi e giocare il prossimo Torneo Delle Regioni per vincere?
“Certo, non giochiamo mica per partecipare. De Coubertin mi piace, ma quando alla fine gioco ed esco ai calci di rigore, ci rimango male (ride, ndr). Quando si lavora con i bambini, a livello di Scuola Calcio, l’importante è il divertimento e la cultura dello sport; ad altri livelli invece si pensa ad altro, rimarcando la sconfitta se necessario ma con il solo fine del miglioramento, sennò si passa all’anticalcio”.

Infine, ringraziandola per la disponibilità, quale consiglio si sente di dare a questi giovani atleti?
“Prima ho parlato dell’amore per il gioco del calcio, ora il consiglio che do è di essere umili, con la consapevolezza che non ci si diverte solamente, perché i risultati che si ottengono sono frutto del lavoro, del sacrificio e degli insegnamenti seguiti. I giovani atleti devono essere bravi a curare il proprio aspetto mentale e tecnico, per farsi trovare pronti al grande salto: non importa il risultato della squadra in cui si gioca, se uno è pronto può fare da solo passi avanti, giocare sotto età e quant’altro. I giocatori non devono avere paura a venire in Rappresentativa: quello che dico sempre ai ragazzi è di sprigionare le loro potenzialità, poi il tecnico deve solo correggere, senza rimproverare”.