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Accademia Calcio Roma, parla Ortenzi: "Via il vincolo tra i dilettanti e le professioniste si comportino lealmente: così salveremo i nostro talenti"

Il dg del club analizza il momento del calcio italiano e si prepara alla nuova stagione dopo le soddisfazioni di quella appena conclusa: "Vogliamo l'Elite con Allievi e Giovanissimi. Il mercato? Qualcuno mi ha fatto arrabbiare"



Attilio OrtenziE' pronto Attilio Ortenzi. Pronto ad una nuova stagione con l'Accademia Calcio Roma. Il direttore generale ancora deve partire per le ferie, giusto il tempo di chiudere gli ultimi affari di mercato e poi via, qualche giorno con la famiglia utile per ricaricarsi e tuffarsi in quella che possiamo definire la prima stagione "integrale" della nuova società. Un anno fa, infatti, la trattativa per i titoli del Settebagni avevano prolungato i tempi di attesa per la formazione delle squadre. Nonostante la partenza in ritardo, con l'anno zero sono arrivate le finali della Juniores Elite e il ripescaggio (manca solo l'ufficialità) con gli Allievi Fascia B nel massimo campionato. Stavolta, il sodalizio di Roma Nord, comincerà dalla stessa linea di partenza delle concorrenti. Cosa dobbiamo aspettarci ce lo spiega il dg.

Partiamo dalla fine: una stagione ricca di soddisfazioni.

"Considerando che noi abbiamo iniziato quando gli altri erano già pronti la definirei fantastica. A cominciare dalla Juniores. Abbiamo indovinato l'allenatore, Ronconi, che è riuscito a trasmettere quella tenacia che serviva per compiere un passo del genere, ma allo stesso tempo siamo stati fortunati con gli infortuni. Senza dimenticare che qualche realtà con blasone maggiore al nostro ha attraversato un anno ballerino".

Ora bisogna confermare quanto di buono fatto.

"In generale si, se si parla della Juniores andiamoci piano, è stata un'annata eccezionale e ripetersi sarà difficile. Per quanto riguarda le altre, facendo gli scongiuri, gli Allievi Fascia B che dovrebbero essere ripescati andranno valutati secondo il campionato che affronteranno. E' un gruppo costruito per vincere nei Regionali, per non sfigurare nell'Elite".

Ancora c'è incertezza?

"Ufficialmente si e la cosa mi sembra assurda. Come si fa a dire ad una società solamente a fine luglio se giocherà in Serie A o Serie B? Cambia completamente il mercato, che ormai è praticamente chiuso. Difficile costruire così, anche perché come faccio a garantire l'Elite? Se la Roma ci ripensa e non si iscrive ai Nazionali Lega Pro? Il calcio è imprevedibile, su questo penso siamo tutti d'accorso".

Comunque vada, avete investito molto sul parco allenatori. Un messaggio eloquente.

"Ad inizio stagione uno deve fare un programma e un progetto. Se il programma prevede di insegnare i giovani a giocare a calcio, allora servono allenatori di livello. Papotto non devo certo presentarvelo io, per lui parlano i risultati. Moro è incredibile sia dal punto di vista umano che tecnico e poi c'è Maffei: le sue squadre giocano un grande calcio. Infine Celani, una conferma, giovane ma come modo di intendere il calcio sugli stessi livelli degli altri. Per i Giovanissimi Fascia B, invece, abbiamo puntato su Maurizio Di Claudio, che viene dalla scuola calcio. Credo in lui, è molto preparato. Infine abbiamo tre gruppi nei Provinciali. I 2001 li farà Clemente, tecnico che conosco bene. Nei 2002 uno Andrea Marini proveniente addiruttura dai Giovanissimi Elite, che ha dimostrato grande umiltà pur di lavorare con noi ha accettando questa panchina. Poi c'è Luciano Del Croce, ex Giovanissimi Spes Montesacro, preparatissimo anche lui".

Come si convince un ragazzo a scegliere l'Accademia piuttosto che una squadra iscritta in Elite?

"Come si fa a convincere i genitori, vorrete dire, purtroppo sono loro il grande problema del calcio giovanile. Non posso farci niente quando incontro questi padri, sono folli. Non pensano alla formazione del ragazzo, ma alla borsa che portano in spalla, perché in tanti, alla fine, fanno solo quello e buttano un anno. Questa stagione abbiamo mandato un giovane a La Spezia, due a Livorno, tanti ragazzi sono costantemente visionati dai professionisti senza che io chiami nessuno. Non capiscono che se sei bravo, alla fine arrivi ad avere na possibilità, non conta che strada fai". 

In questo modo si perdono tanti talenti per strada.

"Tantissimi, passare un anno in panchina senza giocare incide anche mentalmente e molti smettono. Senza pensare all'esasperazione della vittoria. Per vincere un titolo trova più spazio uno con il fisico di Tyson e con due ferri da stiro al posto dei piedi, che un ragazzo valido tecnicamente così, quando il fisico non conta più, andiamo a cercare all'estero calciatori con determinate caratteristiche e facciamo queste figure ai Mondiali".

Una tendenza da invertire.

"E' la prima cosa che dovrà fare il nuovo presidente federale. Dopo l'eliminazione ho dato uno sguardo alle rose di Serie A e B: oltre 700 stranieri nei nostri due campionati maggiori. Ora, a parte i soliti noti, ve ne viene in mente uno che fa la differenza? A me no. Oltre 700 posti in meno per i nostri talenti. Poi la Nazionale va male...".

Altra tematica da affrontare subito è quella legata al vincolo.

"Lo abolirei, tra dilettati lo abolirei, lo dico senza peli sulla lingua. Come io ho il diritto di scegliere se un giovane, a fine anno, viene o meno confermato, anche il calciatore deve poter muoversi con libertà. Serve, però, stabilire un regolamento che garantisca i premi di preparazione da parte dei professionisti. Si devono fissare i parametri e rispettarli, in modo da dare ossigeno alle realtà dilettantistiche".

E non sempre è semplice.

"E' una questione di correttezza. Con la lealtà tutto sarebbe più semplice. Ci sono società che ti chiedono un giocatore, come è successo con Biondi alla Roma, ti fanno firmare un contratto dove dichiarano che al primo anno di settore giovanile viene riconosciuto il premio. Ce ne sono altre, come la Lazio, che durante un'amichevole dei 2003 chiedono direttamente ai bambini se gli piacerebbe giocare con loro e si fanno indicare i genitori, chiedendogli di farsi dare la liberatoria. E badate bene che quello che sto dicendo va contro la mia fede sportiva. Neache nei dilettanti si vedono certe cose".

Il calciomercato giovanile è comunque esasperato anche a queste latitudini.

"Si, ma non nella scuola calcio. Tra noi poveracci c'è un patto di non belligeranza sull'attività di base, perché sappiamo che rappresenta un introito fondamentale per l'attività. Poi sull'agonistica è diverso, lì la situazione è più concorrenziale. Ogni tanto ti fanno arrabbiare, altre volte sei te che fai arrabbiare gli altri".

C'è qualcuno che questa estate ti ha fatto arrabbiare?

"Qualcuno sì, una società mi ha strappato tre ragazzi molto forti della stessa annata. Un grosso danno. Però ci sta, stavolta sono stato incudine, ma fa parte del gioco. Certo quando sei martello la soddisfazione è maggiore".

I sogni di Ortenzi per la nuova stagione?

"Prima di tutto di passare un altro anno sereno dal punto di vista degli infortuni e senza situazioni disciplinari particolari. Poi ci sono gli obiettivi, che non nascondo perché noi lavoriamo anche per quelli, inutile negarlo. Vogliamo conquistare l'Elite con le due categorie più importanti, Allievi e Giovanissimi. Lo dico chiaramente, non come qualche collega che li dichiara solamente a giochi fatti, nascondendosi dietro le solite frasi fatte".

Chiaro, come sempre. In attesa della nuova partenza. E stavolta Ortenzi parte alla pari con gli altri.