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Categorie: Dilettanti - Promozione

Adolini fa ridere il Vi.Va. e piangere gli avversari

Parla la punta del team viterbese: "Una splendida società: organizzata e curata nei minimi dettagli. Siamo una grande famiglia"



Alessio AdoliniCerto è che tutto remava contro Alessio Adolini quando due mesi fa sbarcò per la prima volta al “Comunale” di Vignanello per firmare l’accordo che lo avrebbe legato al Vi.Va. calcio: doveva ancora scontare due giornate di squalifica del campionato precedente e una volta era stato per giunta killer proprio del Vi.Va. quando vestiva un’altra maglia. Quasi un nemico, insomma. Poi, tanto per non farsi mancare nulla, s’era presentato al ritiro estivo da infortunato, complice un pezzo di vetro che gli aveva tagliato la pianta del piede mentre era in vacanza in Grecia. Camminava e zoppicava. Che altro ci si sarebbe dovuto e potuto aspettare da un “delantero” che si presentava al nuovo staff con queste credenziali? Fortuna che nessuno crede alla sfortuna in casa Vi.Va., e soprattutto fortuna che il ventiquattrenne, nepesino di nascita e romano acquisito, ci ha messo poco a cambiare le carte in tavola. Al punto che poco prima di rifarsi vivo in campo (domenica scorsa contro il Santa Marinella, ndr) in una partitella in famiglia ha dato il fritto al punto che pareva Gullit, più come difensore che come punta, lesto a correre come un quattrocentista, a sventare gli attacchi avversari e a segnare due gol. 


Adolini sia schietto: lei si sente più attaccante o terzino fluidificante alla Torosidis?

"Per questioni familiari sono un attaccante puro. Mio nonno era un attaccante, mio padre che giocò con l’Astrea era attaccante, non posso tradire l’albero genealogico. Per emergenza sono stato impegnato sulla fascia, in particolare domenica – che la squadra era in dieci – ho dovuto curare di più la parte difensiva. Per questo alcuni amici mi hanno battezzato Torosidis. Ma questo non è un problema. Sono a disposizione del mister e della squadra, sempre pronto a sacrificarmi per il bene del gruppo. Farò ricredere i compagni cinici che mi chiamano “terzino”". 


Due mesi da tesserato del Vi.Va. calcio, quali sono le sue sensazioni?

"Il Vi.Va. è una splendida società: organizzata e curata nei minimi dettagli. Siamo una grande famiglia, ognuno ha le sue cariche e i propri ruoli, nulla viene lasciato al caso. Sono certo che passeremo un anno molto bello, mi sono sentito da subito parte integrante. E’ tutto più semplice quando tutti remiamo dalla stessa parte". 


A quanto dicono alcuni suoi compagni di squadra lei è la “scheggia impazzita” dello spogliatoio, ovviamente nel senso positivo del termine: quello che fa sorridere i compagni, quello con la battuta pronta e che imita il presidente… E’ sempre stato così, o ha trovato un ambiente particolare in questa società?

"Ho sempre avuto un carattere solare ma non è questo il punto. Lo spogliatoio per me è una chiesa – e con questo non voglio essere blasfemo – nel senso che deve esserci un alchimia importante fatta di fiducia, rispetto e divertimento. Quando ero io fuori quota i “grandi” erano molto duri, severi e apatici nei confronti dei più govani. A me piace pensare la squadra senza distinzioni di età, giovani e meno giovani devono essere un corpo unico. In campo serietà, sacrificio e impegno ma negli spogliatoi scherziamo e ridiamo, voglio dire il calcio dilettantistico è anche allegria". 


Un pronostico… a quando il primo gol? 

"Spero di trovare il mio primo gol già da domenica. Ho una voglia matta di rompere il record che detiene l’Atletico Ladispoli, che non perde in casa da due anni e qualche mese. Per me sarebbe una gioia immensa. Se questo accadrà tenetevi pronti sotto la tribuna perché verrò da voi… e urleremo come matti". 


Qui senza pronostici, dopo i massacranti giri del cimitero per “fare fiato” e gli “impossibili esercizi” che secondo lei prevederebbero anche il “salto nel cerchio di fuoco”, vorrei conoscere il suo pensiero sugli allenamenti diretti dal sergente di ferro Graziano Minella. Lei che idea si è fatto?

"Graziano Minella è un preparatore ottimo, un bravissima persona e molto preparato. La maschera del “sergente di ferro” deve indossarla obbligatoriamente per gestirci. La preparazione é stata durissima e anche la seduta di ieri è stata molto dura, ma sono certo che darà i suoi frutti. Con alcuni compagni lo scherniamo con pizzichi di cinismo: “Graziano quando ci fai correre sul serio? Per noi questi allenamenti sono un pochino leggeri”…". 


Image titleAdolini guardi al passato: qual è il momento della sua vita calcistica che ricorda con maggiore affetto?

"Il mio esordio a 17 anni in promozione con la squadra del mio paese, la Fortitudo Nepi, è decisamente un ricordo a cui sono molto legato. Ma debbo dire che ovunque sia andato ho lasciato un pezzettino di cuore; a Monterosi, squadra che vinse il campionato juniores, a Ronciglione e al Felgas Fabrica di Roma. Con il Felgas mi piace sempre rimembrare un partita: quella vinta contro il Vi.Va. Giocammo in dieci dal 15′ del primo tempo, finì tre a uno per noi e io segnai una doppietta. Forse mister Patrizi un pochino ancora mi maledice".


Credo invece che il momento più brutto fu quando lei – come recita il referto – afferrò il polso di un arbitro… E’ così? 

"Durante questi anni di calcio mi sono rotto due volte il setto nasale, ho avuto la frattura scomposta di ulna e radio e ho la bellezza di 25 punti di sutura sparsi sul mio corpo. Ma quel referto mi fece più male di tutti. Ho preso 4 giornate di squalifica per aver toccato il polso dell’arbitro. Ho finalmente scontato la squalifica e ora sono pronto a ricominciare. Detto con ironia… adesso ho paura anche a stringere la mano del direttore di gara, visto mai mi squalifica di nuovo…".