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Agente di calciatori: cosa è cambiato con la cancellazione dell'albo?

Abbiamo cercato di fare luce dopo l'abolizione dell'albo degli agenti Fifa, che ha creato uno scenario con dei contorni poco chiari



Image titleFigura dell'agente di calcio, questa sconosciuta. Con la deregulation voluta dalla FIFA ed attuata dalla FIGC è sparito il termine "agente" che è stato sostituito dal più generico "procuratore sportivo", ruolo che viene anche difficilmente inquadrato nelle normative UE riguardanti il lavoro. Cancellazione dell'albo, tetto massimo d'introiti, sparizione dell'esame d'abilitazione. Una serie lunga di modifiche che ai più, sia per disinteresse che per scarsa attenzione ad un elemento, comunque, cardine nel calcio moderno, hanno creato non poca confusione e generato molto malcontento, soprattutto tra chi non ha grandissime disponibilità economiche per tentare questa avventura lavorativa. Per cercare di sbrogliare la matassa, abbiamo contattato Francesco Casarola, dello studio legale Del Re, che si occupa proprio di questo. "Se prima la figura dell'agente creava un po' di confusione nel pubblico calcistico, ora ne avremo ancora di più - esordisce Casarola - La Fifa ha fatto una scelta, quella di non occuparsi più degli agenti, spostando la responsabilità sulle singole federazioni che hanno dovuto adottare dei regolamenti propri (in Italia il comunicato 190/A della FIGC contiene quelle nuove, ndr). Le principali modifiche riguardano l'accesso alla professione e, purtroppo, tutto verte su un aspetto, quello economico. Da oggi in poi potrà iscriversi chiunque, versando una quota di 500 euro in federazione, senza sostenere alcun esame abilitativo (e quindi spesso senza avere le necessarie competenze e conoscenze, siano queste giuridiche o linguistiche). L'iscrizione sarà ripetibile di anno in anno, basterà versare la quota. "Possono nascere così una moltitudine di problemi - prosegue Casarola -  perché, magari, c'è la possibilità di fondi più o meno "occulti". Potrebbe esserci il caso di qualcuno che ha la possibilità economica di finanziare l'iscrizione di qualcun altro avendo quindi la Mino Raiolacapacità di muoversi con più teste, pur essendo una persona sola..." I requisiti che potremmo definire morali vengono lasciati ad una autocertificazione che ogni richiedente rilascerà di proprio pugno. In pratica non bisognerà aver avuto noie fiscali e/o penali, ma i dubbi su un effettivo controllo della stessa possono comunque emergere. Infine, ciò che preoccupa di più i diretti interessati, è la nascita della nuova normativa. Conclude Casarola:"Nei paesi anglosassoni ci si è seduti intorno ad un tavolo e sono state stilate delle nuove regole. In Italia la FIGC ha recepito il messaggio della FIFA ed ha fatto tutto da sola..." Anche in Francia, a differenza dell'Italia, la legge è ancora in discussione al Senato. 


Calciopoli Durante lo scandalo che colpì il calcio italiano qualche estate fa, venne scoperchiato il pentolone della Gea, guidata da Luciano Moggi e suo figlio Alessandro. Un caso simile da qui in avanti non potrà più ripetersi, perché, come spiega sempre Casarola "Verrà vietato il conflitto di interessi, ossia ogni singolo agente non dovrà avere alcun rapporto con le società (art.7) e, soprattutto, non potrà partecipare a TPO (Third party ownership, ossia rapporti con terze parti). In pratica non si potrà far parte di fondi di investimento che detengono cartellini o parti di questo, come abbiamo visto ad esempio nel caso di Felipe Anderson".

Antonio Caliendo

Guadagni e reazioni Scendono bruscamente gli introiti per chi assisterà un calciatore. Questi non potranno superare il 3%. Nascono ovviamente poi dei dubbi sull'effettiva trasparenza di simili pagamenti, perché non viene indicato un organo preposto al controllo. In Italia abbiamo già registrato il malcontento di personaggi di spicco come Claudio Pasqualin (che insieme a Caliendo e Canovi ha praticamente creato la figura dell'agente nel 1989), mentre i grandi agenti non hanno replicato alla nuova normativa. Ad essere ovviamente più preoccupati sono quelli alle prime armi e che hanno minor possibilità economica. In tal senso si è già mosso qualcosa. La IAFA (Italian Association of Football Agents) è pronta a dare battaglia presentandosi alla Corte di Giustizia Europea, in attesa della risposta del Tar del Lazio su un ricorso già presentato.