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Alla scoperta dell'Ardita, la squadra aggredita a Magliano

Viaggio nel club giallonero, protagonista involontario dell'aggressione subìta la scorsa settimana



Un'immagine scattata ieri in tribuna foto©GazzettaRegionaleIl calcio è sempre stato sport popolare, fin dalle sue origini. Calcio giocato da lavoratori per lavoratori, da popolo per il popolo, in contesti più o meno ricchi, quella sfera ha sempre contagiato e spesso modificato il carattere di milioni di persone. Poi hai ncontrato i soldi, binomio felice ma che ha finito per modificare la concezione stessa per il quale il calcio è stato concepito: passione ed aggregazione sono state sostituite, molto spesso, da bilanci ed interessi. Nel2011 qualcuno ha deciso di far tornare in auge quel che era l'essenza del pallone e di rimetterlo strettamente in contatto con i propri sostenitori, facendoli sostanza della società stessa. E' il caso dell'Ardita, inizialmente nata come Ardita San Paolo, non più ormai confinata al solo territorio sito aRoma Sud. 

E' un pomeriggio di novembre primaverile e al campo Usai si respira aria di festa, come sempre quando scendono in campo i gialloneri. In questa partita, in particolar modo, l'affluenza di pubblico è ancora maggiore rispetto alle altre, in seguito al vile attacco armato subito la scorsa settimana a Magliano Romano, sul quale si è già discusso molto. Abbiamo incontrato il cuore del tifo dell'Ardita, quel tifo che è anche dirigenza e allo stesso tempo squadra. Un loro rappresentante parla in toni entusiastici ma allo stesso tempo razionali del progetto Ardita, un progetto che è ancora in fase di sviluppo: “Si voleva dare un'idea di calcio diverso, prima abbiamo iniziato tra amici, tra amatori, fino a capire che per scardinare le regole ormai fisse in questo sport dovevamo attuare un azionariato popolare, in modo tale da poter coinvolgere tutti e in maniera attiva. La nostra dirigenza, che ciclicamente cambia, viene eletta dai tesserati stessi durante un'assemblea. L'Ardita San Paolo che era, ora è diventata semplicemente l'Ardita, avendo visto che la nostra squadra veniva seguita non solo da ragazzi di San Paolo ma da persone provenienti da tutta Roma, e anche oltre. Il nostro vuole essere un modello di calcio seguito da tutti, indipendentemente dalla zona geografica”. L'Ardita ha scelto il giallo e il nero come colori sociali “perché in Italia non c'è nessuna squadra con questi colori. C'è il Dortmund in Germania, che ha una bella tifoseria, ma non c'è alcun collegamento tra questo e la nostra scelta”.

Ma l'Ardita è anche, ovviamente, quella che va in campo ogni domenica, con l'obiettivo di arrivare quantomeno ai playoff. E' questo il pensiero di mister Lupo, che aggiunge: “In campionato quest'anno siamo partiti per far bene, cercando di migliorare il sesto posto dello scorso torneo e, magari, riuscire a portare questi ragazzi nella categoria superiore, pur sempre ragionando partita per partita”.

Il capitano in una società del genere è probabilmente molto di più di un classico capitano di una squadra di Terza Categoria. Lo si capisce dalle parole che escono dalla bocca di Matteo Coppi, portante al braccio la fascia che rappresenta molte persone. Il centrocampista va oltre il calcio giocato, approfondendo a livello tecnico quello che nel progetto è di primaria importanza: “Vogliamo cercare di istituire anche una formazione giovanile, col fine di far arrivare l'aggregazione che si è venuta a creare sugli spalti anche oltre la rete che li divide dal campo, consentendo ai più giovani di poter crescere e maturare all'interno di una realtà come la nostra, in cui i tifosi hanno anche in mano la gestione del club. Per ora c'è stato un processo inverso, ovvero che molt iragazzi che giocavano con noi sono passati in tribuna a sostenere l'Ardita”. Poche parole su quello che è avvenuto la scorsa settimana, a rimarcare ulteriormente il concetto espresso dai ragazzi sulle gradinate tramite lo striscione con su scritto “Lo Sport popolare non si tocca”, frase coincisa ed emblematica e che riporta senza troppe vie di fuga ai fatti di Magliano Romano. Lupo e Coppi preferiscono, giustamente, guardare avanti e non pensare più a quanto accaduto, con il Mister giallonero ancora esterrefatto per quanto visto domenica scorsa: “Non ho mai visto nulla del genere, io che ho girato tantissimi campi della regione Lazio. Avevo paura che quello che è successo si poteva ripercuotere negativamente sui ragazzi, magari con un'eccessiva voglia di portare a casa la partita, dovuta anche alla massiccia presenza degli splendidi tifosi in tribuna. Per fortuna sono rimasti con i piedi per terra e hanno portato a casa tre punti per niente facili da conquistare”.

Piegate le bandiere e gli striscioni, si sente ancora cantare in tribuna e forse ancor più nello spogliatoio. L'Ardita è più che mai viva, il progetto è florido e, da non sottovalutare, la classifica è ottima. 

C'era una volta il Calcio, c'era oggi l'Ardita.