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Alla scoperta di... San Bonaventura al Palatino

In occasione di “Open House Roma 2015”, viaggio inedito all'interno di uno tra i più straordinari complessi monastici capitolini



La veduta da San Bonaventura al palatino ©GazzettaRegionaleTra le tante ed altisonanti mete che sono state prescelte per la celebrazione dell'edizione 2015 di “Open House Roma”, ha spiccato particolarmente il complesso francescano di San Bonaventura al Palatino. Gazzetta Regionale ha colto l'occasione di questa eccezionale apertura al pubblico per visitarne gli ambienti e creare un racconto dell'umile essenzialità e della disarmante, semplicissima bellezza di questo monumento. 


San Bonaventura al PalatinoCenni storici. L'edificio rientra nel più ampio complesso della cosidetta “Vigna Barberini”, antica sede dell'Elagabalium, monumento di età severiniana, smantellato nel V sec. D.C.; successivamente adibita a luogo di sepoltura e di coltura, in tal veste quest'area divenne possedimento dei Barberini, storica famiglia nobile romana, la quale volle destinarne una porzione per l'edificazione di un monastero francescano. La sua costruzione, in posizione dominante sul colle del Palatino, venne promossa da Bonaventura da Barcellona, poi beatificato nel 1906. Questo religioso francescano, di origine iberica ma successivamente vissuto in Italia fino alla morte, promosse una “riformella francescana”, impegnandosi nell'edificazione di piccole “Case di ritiro”. Bonaventura contò sull'appoggio dei cardinali Cesare Facchinetti e appunto Francesco Barberini, al quale si deve il “ritiro” sulla cima del colle Palatino (intitolato a San Bonaventura da Bagnoregio, successore di San Francesco d'Assisi), edificato a partire dal 1675 sui resti di una cisterna romana. Restaurato a più riprese, ricevette un primo riassetto negli anni 1839-40, grazie alla munificenza di Carlo e Alessandro Torlonia. Nei decenni successivi, ampiamente ridotto nella struttura a causa delle massicce campagne di scavo con le quali si è inteso riportare alla luce le vestigia romane ancora presenti nell'area del colle, il convento oggi conserva ancora intatta la sua serafica aura di fascino, al punto da non sembrare una costruzione ubicata a ridosso del rutilante centro storico capitolino. 


L'interno di San Bonaventura ©GazzettaRegionaleLa visita. Tenutosi nelle giornate di sabato 9 e domenica 10 maggio, l'ingresso al complesso monastico ha avuto come prima location il meraviglioso giardino interno: ricco di piante rampicanti e coronato da una fontana, questo luogo, oltre ad ospitare una serie di attività agresti da parte dei monaci, gode di una visuale senza pari sul Colosseo e sull'area della prospiciente collina del Celio, in un trionfo di elementi architettonici, ruderi di antica data, costruzioni barocche e cupole. La seconda parte del piccolo tour invece ha contemplato una visita alla torre soprastante il convento, mediante un veloce transito negli angusti e spartani ambienti interni, punteggiati qua e là da piccole testimonianze artistiche, a tema sacro. All'interno della torre, i frati francescani danno vita a opere d'Arte contemporanea, evidentemente ispirati dal panorama mozzafiato che si stende intorno a loro e che abbraccia tutta Roma, andando a spaziare dai Fori imperiali al Quirinale, passando per San Giovanni e poi dalla parte opposta fin giù, a scorgere in lontananza il “Cupolone” della Basilica vaticana. A chiusura del percorso, ha completato la visita una sosta individuale nella piccola e decorosissima chiesa conventuale, all'interno della quale troneggia la pala dell'Immacolata e i tre ordini Francescani, di F. Micheli da Camerino (antecedente alla proclamazione del Dogma, avvenuta nel 1854); qui riposano inoltre le spoglie del Beato Bonaventura da Barcellona, nonché di San Leonardo da Porto Maurizio, quasi in una condizione di sospensione temporale, oltre che di pacifico silenzio. Anche quest'anno dunque “Open House Roma” ha superato sé stessa, dimostrando come l'insieme di esperienze adunate in questa manifestazione permettano di fare da ideale chiave di accesso a spazi inediti, antichi e moderni, alcuni dei quali addirittura in costruzione (come l'ormai famosa “Nuvola” di Fuksas), ma tutti in grado di ossigenare la mente di ciascuno, arricchendola di conoscenza e di rinnovata passione per la Cultura.