Notizie

"Anche se tutti, io no": un libro per la legalità e la giustizia

Presentato presso la Pontificia Università Gregoriana il testo autobiografico di Giovanni Ladiana: un racconto di impegno sociale, tra spiritualità e sete di Giustizia



Image titleIn un’aula “Carlo Morelli” abbondantemente stipata, è stato presentato presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma il nuovo libro di Giovanni Ladiana dal titolo emblematico: “Anche se tutti, io no”. Edito da Laterza, il libro vuole essere un racconto autobiografico che sintetizza il percorso umano e spirituale dell’autore, tenendo conto della necessità di svegliare un sentimento di legalità e Giustizia con particolare attenzione alle popolazioni oppresse dalla malavita organizzata nell'area di Reggio Calabria. Il testo è stato presentato ponendo un particolare accento su JSN, Jesuit Social Network Italia, rete nata nel 2004, che svolge attività di promozione sociale in trentanove realtà sparse in tutto il territorio nazionale, dove si lavora intorno a diversi livelli di persone in difficoltà, che vanno dagli emarginati agli immigrati. Un percorso arduo, in cui questo organismo della Compagnia di Gesù  non ha compiti di pura advocacy o di informazione generica, bensì di vicinanza ai poveri, mantenendo uno sguardo sempre fisso alla spiritualità. Il tutto all’insegna della formula “accompagnare, oltre che servire” fornendo un servizio di rilettura del contesto e ponendo in essere un germe di cambiamento individuale e collettivo, al contempo. In questa azione si inscrive anche “ReggioNonTace”, animata proprio da Giovanni Ladiana, che lavora in una realtà dalla quotidianità difficile, quale quella reggina: e poichè il cambiamento non può arrivare da fuori ma nasce dall’individuo, l'esperienza di “ReggioNonTace” è nata proprio dai cittadini di Reggio Calabria.

L'intervento del Procuratore di Roma. Giuseppe Pignatone, Procuratore capo della Repubblica di Roma, intervenendo alla presentazione del libro e citando diversi passi del testo, ha affermato che “La Giustizia di cui si parla in queste pagine non è solo data dalla legalità formale”, spaziando poi nei ricordi personali. “Giovanni l’ho conosciuto prima tra le pagine della 'Gazzetta del Sud’, non appena arrivato a Reggio – ha affermato Pignatone - era aprile 2009. Mi impressionai di fronte alle sue affermazioni contro la ‘ndrangheta, mi colpì il coraggio nel denunciare. Possono sembrare affermazioni banali se non dicessi pure che rimasi scioccato dal silenzio della popolazione reggina di fronte alla malavita, in aperto contrasto con Palermo, da cui arrivavo e dove si parlava di lotta alla Mafia ogni giorno. Ci conoscemmo quando avvenne lo scoppio della bomba della Procura di Reggio. Nacque ‘ReggioNonTace’ portando gradualmente per strada centinaia di persone. E significa tanto”. Il Procuratore ha proseguito “Dire no alla ‘ndrangheta nel cuore della Calabria era ed è scelta pericolosa. Ci vuole fegato per fare questo, farlo lì implica una consapevolezza in più. Africo è una ridente cittadina nei pressi: ci sono i posti di blocco degli ‘ndranghetisti che fanno posti di blocco per capire chi e perché viene ad Africo. Un primo colpo lo diede Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento quando, nel 1993, pronunciò le prime parole chiare di condanna, che rimasero impresse nella mente dei mafiosi. Ulteriore colpo lo ha dato Francesco”. Ed ancora “Giovanni, con questo libro, si pone il problema della posizione della Chiesa oggi nel Mezzogiorno, specialmente in quelle realtà maggiormente toccate dalla malavita organizzata. Ci vuole una rivoluzione culturale e Ladiana sta contribuendo in questa direzione”.

L'intervento di P. Gianfranco Matarazzo. A Pignattone ha fatto seguito l’intervento di Padre Gianfranco Matarazzo, Superiore dei Gesuiti d’Italia, il quale, ha affrontato l'argomento Giustizia in maniera molto forbita, affermando che la lotta alla criminalità è anche “la denuncia delle commistioni di sistema tra la parte criminale ed altri livelli della società. Bisogna combinare una serie di approcci – sentenzia Matarazzo – dove anche la tradizione religiosa di matrice popolare va verificata ed opportunamente riletta. Perché la malavita cerca sempre legittimazione”. Il Superiore ha poi concluso “Territori come questo, dove l’aumento di leucemie e tumori alla gola è pari al 500%, portano con sé una riserva di dignità e di desiderio di riscatto incredibile. Siamo davanti a molto di più di un libro, alla storia di una vita. Una storia di esistenza consegnata a Dio ed ai poveri”.

L'intervento di Giovanni Ladiana. Lo stesso autore del testo, Giovanni Ladiana, sacerdote gesuita, ha affermato che “Il tipo di relazione che si è creata con 'ReggioNonTace' in precedenza sarebbe stato impensabile. Prima cosa che ci tengo a dire è che se oggi non inizieremo a decidere di alzare muri, staremo facendo qualcosa di disumano, capace di distruggere ciò che dà dignità all'uomo. Dobbiamo decidere di recuperare le categorie di 'amico' e 'nemico' – continua Ladiana - bisogna parlare di 'nemico', quando si uccide la democrazia: se noi non torniamo a chiamarlo tale fino alla nausea, continueremo a parlare di assoluzioni. Non possono essere giustificati nè possiamo girarci dall'altra parte. Nè si può diventare preti senza fare i conti con queste cose.” Qui Ladiana si è rivolto una prima volta alle scolaresche presenti, rimaste nel frattempo attonite e quasi rapite dal racconto, in un silenzio irreale “Prima che si arrivi a considerare chiusa la realtà domandatevi se potete aspettare che la situazione diventi più grave. Se non volete aspettare, iniziamo a pensare come fare per evitare che si chiuda il cerchio anche qui. Questo riguarda anche i miei confratelli gesuiti”. Ed a proposito di essi ha aggiunto “Alla Compagnia di Gesù devo tutto e non lo dico per convenienza. Essa mi ha fatto mettere attenzione su cosa fare nei momenti difficili: fin che te lo domandi e basta, si finisce a ragionare per urgenze. Mentre con essa ho imparato invece a partire da cosa muove il mio cuore nelle cose che penso, scelgo e faccio”. Da qui l'ultimo monito ai giovani “Stiamo vivendo non in un momento di declino, come alcuni asseriscono, bensì un momento preziosissimo della storia in cui il troppo buio ci sta permettendo di capire cosa ci permetta di fare luce dentro di noi e quale sia il nostro carburante di riserva. A voi dico che noi adulti abbiamo una grossa responsabilità nei vostri confronti. Abbiamo rinunciato alla responsabilità e ciò ha segnato anche la vostra vita, mentre i vostri nonni hanno messo sotto i piedi la loro vita per amore nostro. Noi adulti abbiamo imparato a fregarcene di voi e tutti un giorno avrete il diritto di dire che con voi siamo stati ladri. Ma cose come la liberazione dal fascismo le hanno fatte una piccola percentuale di italiani, giovani: i loro genitori erano fascisti ma loro non ci stavano. Non siamo persone straordinarie ma è possibile essere uomini e donne fino alla fine della vita essendo persone normali. Il titolo del libro non è la frase di un uomo coraggioso ma la frase rivolta a Gesù da Pietro: poi sappiamo come è andata ma quando lui si è rialzato è andato avanti fino in fondo”.