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Ancora un locale chiuso nel cuore del centro storico: sigilli anche per “Il Barroccio”

Il locale, posto in una delle zone più trafficate del centro storico e conosciutissimo dai turisti, non ha però chiuso i battenti: resta aperto e in attività grazie ad un’amministrazione giudiziaria controllata, nominata dal Tribunale



Image titleLa malavita organizzata non smette di alimentare la sua sete di affari e continua a mettere le mani sulla Capitale e sulle sue attività commerciali: a beccarsi i sigilli questa volta, a quattro mesi dalla chiusura de 'Il faciolaro' e 'La rotonda', è stato il locale “Il Barroccio”, nel corso di un blitz della Direzione investigativa antimafia, svoltasi ieri mattina nel centro storico della Capitale. Sotto sequestro preventivo anche il 60% delle quote della società Barroccio 2015 srl, insieme al suo intero patrimonio aziendale ed alla somma di 70 mila euro circa, depositati su conto corrente bancario. Il tutto per un valore di circa un milione di euro, da aggiungere agli altri dieci dei sequestri precedenti. Tutti e tre i locali, situati in zona Pantheon, posti l’uno dopo l’altro a breve distanza, sono  di proprietà dello stesso imprenditore Salvatore Lania, di 47 anni, di Seminara (RC), già noto alle Forze dell’Ordine dal tempo delle indagini che portarono al sequestro ed alla confisca di un altro luogo noto della città, il mitico "Caffè de Paris" di via Veneto, su cui emersero una serie di infiltrazioni nella capitale riconducibili alla cosca calabrese Alvaro di Sinopoli. L’ennesimo colpo al cuore insomma per una città ancora poco abituata a certe notizie. Tuttavia, in questo caso si conserverà una parvenza di normalità: il locale resta aperto infatti, sebbene adottando la misura dell'amministrazione giudiziaria controllata, nominata dal Tribunale, al pari degli altri due locali sequestrati in primavera sempre al Lania, in modo da evitare un blocco nei pagamenti del personale e dello stesso ciclo produttivo. Intanto la Coldiretti ha già lanciato un allarme attraverso un preoccupante rapporto, secondo cui si stima che sarebbero almeno cinquemila i locali che sul territorio nazionale sono entrati nell’orbita delle associazioni a delinquere, in maniera sempre più capillare, sia acquisendo che gestendo tali esercizi, così da riciclare il danaro venuto da attività illecite, per un volume di affari che si aggirerebbe attorno alla cifra astronomica di 15,4 miliardi di euro e che finisce per capovolgere la tendenza altrimenti recessiva, che l’economia nazionale sta vivendo in questi ultimi anni.