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Antimafia Capitale, Marino nella Capitale: "La presenza delle persone in questa piazza testimonia che Roma è una città antinazista, antifascista e antimafia"

Il Sindaco non parla e risponde con un sorriso alle contestazioni. Orfini, organizzatore dell'evento: "Quello dei Casamonica è stato uno sfregio alla città"



La presenza delle persone inquesta piazza testimonia che Roma è una città antinazista, antifascista e antimafia. Così come  in passato abbiamo cacciato nazisti e fascisti dalla città, cacceremo anche la mafia". Il Sindaco di Roma Ignazio Marino torna nella Capitale nel giorno in cui la città si scuote dall’ultimo torpore che la aveva colpita non più di due settimane fa, con il funerale show dei Casamonica. Come era stato annunciato, non sono mancate le contestazioni per il medico dem che però – come suo stile– non si è scomposto, stringendo mani, ma soprattutto rispondendo alle critiche con il sorriso anche quando le parole superavano quelle della semplice contestazione. 
Il Sindaco di Roma, Ignazio Marino (C) Gazzetta Regionale
#Antimafiacapitale. Nella piazza, oltre alle proteste di alcuni, c'era anche e soprattutto la speranza di una “Roma che non si rassegna perché sa che qualcosa si può fare”, come detto nel suo intervento dal palco dal Presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo. Così mentre veniva allontanato dai carabinieri un manifestante che portava un cartello con scritto “contro la mafia, non i Casamonica”, Roma continuava a cercare il suo riscatto. Un riscatto che oggi è stato dato dalla cornice di qualche migliaio di persone che hanno riempito Piazza Don Bosco restituendola al quartiere, o meglio – come precisano alcuni abitanti dello stesso – “firmando ancora una volta che Roma è una città aperta, ma non alle mafie”. 

La risposta della società civile.
Nessun intervento dal palco di politici - come preannunciato - così a dare testimonianza di cosa significhi in concreto la lotta alle mafie, è stato l'intervento di Federica Angeli, giornalista di Repubblica costretta alla scorta dopo le sue denunce contro i clan di Ostia. “Ero in ferie - racconta - quando c'è stato il funerale. Mi sono cadute le braccia. Mi sono sentita sola perché ho detto "dove sono tutti?" Poi quando mi hanno invitato qui sul palco, io ho accettato perché voglio che ascoltino e capiscano tutti, perchè ... bisogna provare a combattere queste persone, altrimenti non si cambia niente. Il mio non è un gesto eroico: è questa la normalità. La scelta è quella di stare dalla parte giusta”.