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Categorie: Dilettanti - Serie D

Aprilia, parla Caruso: "Valiamo la categoria"

Il portiere delle rondinelle rivela la sua soddisfazione per la stagione che si sta concludendo e pone uno sguardo al futuro



Giuseppe Caruso. Foto di Giorgio RicciAncora voci dallo spogliatoio dell’Aprilia: stavolta abbiamo sentito il portiere Giuseppe Caruso, uno dei pochi reduci dalla scorsa annata in Seconda Divisione. Appunto per questo gli abbiamo chiesto di paragonare i due spogliatoi, quello della scorsa stagione e quello attuale: «Lo scorso anno il gruppo era formato da molti giocatori arrivati in prestito, mentre quest’anno la gran parte della rosa è formata da giocatori provenienti da questa stessa città o dai dintorni. Ha inciso anche il fatto che, nella squadra attuale, tra i “senatori” ed i più giovani non ci sia un grande scarto a livello di età». Lo stesso Caruso, pur essendo classe ’92, in questa stagione è passato al ruolo di “anziano” dello spogliatoio, sia per gli anni di militanza nell’Aprilia sia per l’aspetto anagrafico: «Sono stato in squadra in tutti i tre anni in cui siamo stati in Seconda Divisione, ma questa è stata la prima stagione in cui ho avuto la possibilità di ricoprire il ruolo di titolare. Lo aspettavo da un po’ questo salto, anche se per meriti degli altri compagni e, probabilmente, per qualche mio errore non è arrivato negli anni del professionismo. Comunque – continua il portiere – nelle trenta partite che ho giocato da titolare credo di aver dato il mio contributo alla salvezza di quella che possiamo definire la squadra più giovane d’Italia. Essere diventato una figura di riferimento all’interno dello spogliatoio mi ha fatto piacere: sono stato sempre disponibile, come gli altri “grandi” della squadra, a dare consigli ai più giovani. Anche se ne sono serviti pochi, perché i giovani che abbiamo noi sono davvero forti e nessuno può vantarsi di avere dei ragazzi così bravi. Che magari sono stati fortunati a trovarsi in una Serie D che impone l’utilizzo degli under, ma che hanno comunque dimostrato di poter affrontare questa categoria».
Il progetto dei giovani che l’Aprilia ha iniziato quest’anno dai più era considerato un azzardo senza possibilità di riuscita. Invece si è rivelato vincente e, se il gruppo dovesse essere riconfermato in blocco, potrebbe «ambire a posizioni migliori di classifica. Forse non i play-off – concedeCaruso – perché li entra in ballo anche il discorso economico e forse non saremo ancora in grado di sostenere al cento per cento il confronto con altre squadre importanti. Ma anche quello che abbiamo visto a Budoni, in cui abbiamo fatto una testa così ai nostri avversari che si sono anche complimentati, ci fa essere convinti che potremo fare ancora meglio, anche grazie all’ottimo lavoro dello staff tecnico». Come il capitano Montella ieri, anche Caruso è rimasto deluso dal poco seguito di pubblico che la squadra ha avuto in questa stagione: «Fare calcio ad Aprilia è complicato, perché anche nel campionato professionistico di tifosi ce n’erano pochi, a meno che non arrivasse una squadra blasonata. Però va sottolineato come un gruppo di ragazzi ci sia rimasto sempre accanto, perché sentivano che il gruppo proveniente dalle giovanili dell’Aprilia era legato alla maglia e rappresentava al meglio anche la città. Però è triste che Aprilia, con più di 75 mila abitanti, non riesca a riempire uno stadio da mille posti. Con il Selargius raggiungevamo la salvezza matematica, ma c’erano solo un centinaio di persone. C’è da dire che in Serie D, a parte le grandi piazze, non è che ci sia molto attaccamento alle squadre, però mi aspettavo qualcosa di meglio dai nostri tifosi».