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Arrigo Sacchi a tutto tondo: "Dico addio alla Figc, colpa dello stress. Il calcio italiano deve ripartire dal merito"

Dall'intero movimento al lavoro svolto come coordinatore delle nazionali giovanili, passando per il Mondiale in Brasile e le squadre B: l'ex ct è un fiume in piena



Arrigo Sacchi ©GazzettaRegionaleArrigo Sacchi saluta la Figc. Al termine del suo contratto, firmato quattro anni fa, l’ex ct ha deciso di dire basta e continuare a seguire il calcio da spettatore, nonostante la volontà della Federazione di rinnovare il rapporto di lavoro. L’Arrigo Sacchi che saluta la Figc è un fiume in piena che esce fuori dagli schemi di una conferenza stampa sul bilancio del lavoro svolto, anzi il tema centrale della discussione è un altro: il calcio italiano e la necessità di rinnovamento. Il tecnico di Fusignano detta le linee guida per tornare ad essere una delle massime potenze mondiali nello sport più amato:“Io vado via, purtroppo lo stress sta vincendo. Ma amo il calcio, sono riconoscente a questa disciplina. Vorrei tanto che ci fosse un calcio più divertente, più leale, più corretto, più onesto, meno violento, con stadi aggiornati e non carceri a cielo aperto come adesso. Vorrei che sicommentasse la partita e non sempre e solo il risultato finale. – l’affondo di Arrigo Sacchi - Il gioco del calcio deve essere divertente. La Federazione deve fare chiarezza. Perché se si parte con dei compromessi, tutte le conseguenze saranno compromesse. Abbiamo bisogno di aggiornarci: non disconosciamo il passato, ma cerchiamo di modernizzarci. Per far questo abbiamo bisogno delle società, ma finché avranno bilanci in rosso non avranno pazienza. Dobbiamo riconoscere il merito, che è un valore. E’ una selezione democratica. Non possiamo dire “questo è giovane allora non può giocare”. Se cominciamo adessere più leali, credo che questo paese possa risorgere, non solo nel calcio ma anche negli altri aspetti.”


Quattro anni dilavoro con le nazionali giovanili. “I nostri obiettivi erano due – spiega l’ex commissario tecnico -. Trasformare i giocatori in campioni e in persone educate. Giocatori che non tradissero la Nazionale, i compagni e l’allenatore. Ragazzi che giocassero al massimo delle loro potenzialità. Siamo vicecampioni con l’Under 21, abbiamo eliminato in semifinale l’Olanda, che all’epoca aveva cinque giocatori che sono arrivati terzi al mondiale in Brasile. Quando abbiamo giocato con l’Olanda noi avevamo pochi ragazzi che militavano in Serie A, loro avevano calciatori già con esperienze maturate in campionato e in coppe internazionali. Abbiamo voluto confrontarci contro realtà dove i giovani possono crescere. Abbiamo lavorato molto, voglio ringraziare il dott. Viscidi che anche in questo ultimo periodo ha preso in mano alcune nazionali. Abbiamo cercato di dare una mentalità e una dimensione internazionali. Ringrazio il presidente Abete, Albertini, la Federazione che insieme ci hanno consentito, in una nazione che non crede nei giovani, di investire nei giovani. Un giocatore cresce se è protagonista. La fantasia aumenta, l’autostima e la sicurezza crescono. Serve un calcio propositivo, che abbia in mano il pallino del gioco. Come fai a crescere se il pallone lo hanno gli altri?”    


Sacchi e Valentini ©GazzettaRegionale

Crisi d’identità. “Da noi perché non possono giocare? – continua Arrigo Sacchi - Per due motivi: le società in generale hanno bilanci economici in rosso e il nostro calcio èdifensivo, che non prevede l’utilizzo dei giovani ma di giocatori esperti. Bisogna mettere al centro del progetto quello che nel cinema si chiama trama, nella musica è lo spartito e nel calcio si chiama gioco. Se la trama è scadente anche l’attore più bravo non figurerà e il film non farà successo. Nel calcio è la stessa cosa. Noi abbiamo cercato di praticare questo sport e gli allenamenti che più permettono di creare autostima, sicurezza, crescita. Che tipo di calcio? Il possesso del gioco. Abbiamo provato a dare una linea di gioco, quella espressione di cui hanno fatto scuola prima l’Olanda e l’Ajax, poi il Liverpool, poi il Milan, il Barcellona e il Bayern Monaco. I concetti sono gli stessi, ma evoluti e aggiornati nel tempo. Questo era il calcio che abbiamo cercato di insegnare. C’è stata collaborazione tra i club, ma purtroppo le strutture e il tipo di gioco espresso dalle società non sempre hanno permesso lo sviluppo di un calcio totale e collettivo.” 


Rispetto delle regole. La critica di Arrigo Sacchi non finisce qui.“Le certezze sui giovani sono due: chi non rischia è chi non ha idee. Chi nonconosce non si evolve e vive nel passato. Noi abbiamo bisogno dei giovani. L’Italia è sempre stata una delle protagoniste di questo sport, perché deve essere una delle ultime ad investire? In Europa hanno obbligato i club a sviluppare l’academy. La Spagna ha vinto grazie ad un sistema, trionfando anche nell’Under 17-19-21. La Nazionale Maggiore ha dato protocolli di lavoro per tutte  le altre rappresentative. Ricordate: nessuna individualità può avere la potenza di una squadra. Dobbiamo lavorare per uscire dall’immobilismo. In questo la Federazione potrebbe fare molto di più. Bisogna avere società sane, così da allontanare chi si avvicina al calcio con intenzioni non buone. Se faremo rispettare le regole non piangeremo come stiamo facendo adesso.“ ©GazzettaRegionale

Il Mondiale in Brasile. “Pensare che la Nazionale potesse vincere era frutto dell’amore per questi colori. Perché non c’era nessun motivo, nessun risultato che avesse autorizzato tale pensiero. Sarebbe stato un miracolo, che però non si è verificato. La Germania ha vinto il Mondiale senza neanche un supercampione. Il Mondiale, che è una competizione difficilissima, ha insegnato che vince chi ha un gruppo formidabile, generoso, disposto a dare tutto. Cosa fa la differenza e trasforma tutto però… è il gioco. Puoi avere i più grandi del mondo, ma senza le prime due caratteristiche si va a casa.” L’ex ct poi lancia una frecciata anche alla stampa, troppo spesso condizionata dai risultati più che dalla prestazione: “Vi faccio un esempio: ad Usa ’94 stavamo perdendo contro la Nigeria, riuscimmo a pareggiare senza Zola espulso e Mussi infortunato. Baggio mi aveva chiesto di uscire. Pareggiamo grazie ad una vera azione di gioco e nei supplementari vincemmo. Cosa fecero parte dei giornalisti che avevano già scritto il pezzo? Strapparono l’articolo. Ma se quello era ciò che avevano visto, allora era giusto scriverlo.”


Squadre B. “Le seconde squadre come le intendono le società non servono a nulla. Servono se sono una proiezione, perché il salto dal campionato Primavera alla Serie A è troppo grande. Deve essere l’epilogo del percorso dei giovani. L’idea di dare soldi per far giocare i ragazzi è un’idea che disconosce il merito. Inganna il giocatore e la società. Devono giocare i ragazzi meritevoli, servono a questo i maestri. Nell’ultimo anno, per esempio, Zeman non ha lavorato e sono stato  molto triste, perché le squadre di Zeman producono sempre 4-5 giocatori buoni per le nazionali.”