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“Associazione di stampo mafioso”. A Roma 37 arresti e oltre 100 iscritti nel registro degli indagati.

Fra i colpiti dal provvedimento di custodia cautelare, Massimo Carminati, nell'operazione chiamata "Mondo di Mezzo". Indagato Gianni Alemanno, si dimette Daniele Ozzimo.



L'ex sindaco di Roma, Gianni AlemannoProbabilmente neanche Dedalo sarebbe stato in grado di elaborare un intreccio come quello scoperto, in un’indagine durata oltre due anni, dal gruppo dei Ros di Roma. Un intreccio che coinvolge, politica, imprenditori, colletti bianchi e criminalità. Una criminalità che prende per la prima volta nero su bianco a Roma, il nome di mafia, quando la Procura capitolina attesta che i 37 arrestati e gli oltre 100 indagati coinvolti nell’operazione “Mondo di Mezzo”, sono accusati fra gli altri capi, “di associazione di stampo mafioso”. Secondo le indagini si sarebbe creata a Roma una struttura parallela e contigua a quella delle Istituzioni che grazie ad un elaborato “sistema corruttivo” sarebbe stata in grado di influenzare l’assegnazione di appalti e gare pubbliche riguardanti la città. Le accuse vengono quindi raccolte nel terzo comma dell’articolo 416bis, riguardante l’associazione mafiosa che recita come “l’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri…”.

L'ex Nar, Massimo CarminatiIl Nero. Fra i nomi che emergono dalle liste degli arrestati spicca quello di Massimo Carminati, ex terrorista Nar, coinvolto a vario titolo nelle vicende degli anni di piombo fino ad arrivare all’arresto odierno. Per capire chi sia Massimo Carminati però basta fare un nome, o meglio chiamare alla memoria una immagine, quella del Nero di Romanzo Criminale: ecco, il Nero, che nel film ha il volto di Scamarcio, è lui, Carminati. Nato a Milano nel 1958, cresce a Roma all’interno dell’area di destra che fa riferimento prima all’MSI e poi ad Avanguardia Nazionale: dalla militanza politica, Carminati si sposta poi all’interno dei Nuclei Armati Rivoluzionari dove rincontra Valerio Fioravanti già compagno di scuola. Con i NAR Carminati acquista il profilo criminale che lo conduce, in seguito alla rapina Chase Manhattan Bank, fra le file della Banda della Magliana. E se a Roma “non se move foglia che la Banda della Magliana non voglia” è anche grazie alle azioni del Nero, che secondo quanto riportato da Abbatino e Sordi si sarebbe occupato di riciclaggio, violenze e operazioni di omicidio. Nonostante le accuse, Carminati è riuscito a vario titolo a risultare sempre estraneo ai fatti a lui imputati, almeno fino al 27 febbraio 1998 quando venne condannato a 10 anni di reclusione al termine del processo iniziato con l’operazione “Colosseo” che riaprì i fascicoli sulla Banda della Magliana e su vent’anni di attività criminale. 

Politica coinvolta. L’operazione “Mondo di Mezzo” non ha risparmiato il mondo della politica che secondo quanto rilevato dalle forze dell’ordine sarebbe coinvolta direttamente nel sistema criminale messo in piedi e gestito dai diversi arrestati di oggi. Dalle liste degli indagati spunta il nome di Gianni Alemanno già Sindaco della Capitale che dal suo profilo Facebook precisa: “Dimostrerò la mia totale estraneità e ne uscirò a testa alta. Chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza. Dimostrerò la mia totale estraneità ad ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne uscirò a testa alta. Sono sicuro che il lavoro della magistratura, dopo queste fasi iniziali, si concluderà con un pieno proscioglimento nei miei confronti”. Nelle carte della magistratura si legge intanto che “può essere affermato con certezza che vi erano dinamiche relazionali precise, che si intensificavano progressivamente, tra Alemanno, Sindaco di Roma, e il suo entourage politico e amministrativo, da un lato, e il gruppo criminale che ruotava intorno a Buzzi e Carminati, dall’altro. Dinamiche relazionali che avevano ad oggetto specifici aspetti di gestione della cosa pubblica e che certamente non possono inquadrarsi nella fisiologia di rapporti tra amministrazione comunale e stakeholders”. Non solo ambienti legati alla destra. Le indagini coordinate dai Pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli, e Giuseppe Cascini hanno portato alla perquisizione degli uffici del Consigliere Regionale Eugenio Patanè. Ma l’effetto più immediato è quello che ha coinvolto l’ex Assessore alle politiche abitative e alla casa, Daniele Ozzimo e l’ex Presidente dell’Assemblea Capitolina, Mirko Coratti. Ex. Perché saputo di essere stati iscritti nel registro degli indagati i due hanno hanno rassegnato le dimissioni: 

Daniele Ozzimo, ex assessore alle politiche abitative

“Rimetto per senso di responsabilità – scrive Ozzimo in una nota - e serietà il mio mandato da assessore nelle mani del sindaco. Appresa la notizia di un'indagine in corso nei miei confronti, nell'ambito della maxi inchiesta, pur essendo totalmente estraneo allo spaccato inquietante che emerge dagli arresti effettuati stamattina, rimetto per senso di responsabilità e serietà il mio mandato da assessore nelle mani del Sindaco non volendo in nessun modo arrecare danno all'amministrazione della città. Ho fiducia nella magistratura – continua Ozzimo - e sono certo che le inchieste che sono in corso dimostreranno la mia totale estraneità. Una scelta sofferta perché orgoglioso del lavoro portato avanti in questi mesi ma credo doverosa nei confronti della mia città”. Sulla stessa linea anche Mirko Coratti che si dice “totalmente estraneo a quanto emerge in queste ore dalle indagini”.


Indagini ancora in corso. L’operazione ha avuto il supporto del Gico della Guardia di Finanza che ha eseguito un decreto di sequestro di beni, riconducibili agli indagati, per un totale di 200 milioni di euro. Secondo gli inquirenti molto resta ancora da scoprire e parte della difficoltà delle indagini è dovuta alle schede telefoniche che secondo quanto riporta l’ordinanza di custodia cautelare Carminati era solito distribuire per avere delle conversazioni protette dalle intercettazioni. Una vicenda che finisce per coinvolgere anche il rimpasto della giunta capitolina previsto per i prossimi giorni da Ignazio Marino: se nelle intenzioni del Sindaco questo doveva essere un “mini rimpasto” con la sola sostituzione del dimissionario Pancalli – per lui pronto il ruolo al vertice del “Comitato Roma 2024” – il Primo Cittadino ora si trova a dover riorganizzare le caselle vacanti in seguito alle dimissioni di Ozzimo – per la cui scelta ha espresso “profondo apprezzamento” – e di Coratti, con il non facile compito di mantenere intatti gli equilibri interni.