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Call Center Acea: i 420 lavoratori non si arrendono. Sit-in sotto il Campidoglio

I dipendenti: “Se il bando non cambia andremo tutti a casa senza un lavoro. Siamo 420 con famiglie sulle spalle”



 I 420 lavoratori del call center Ecare Spa © GazzettaRegionaleI 420 lavoratori del call center Ecare Spa continuano a cercare risposte e soluzioni a quella che ad oggi appare una strada complicata nel futuro assetto dei servizi aggiuntivi Acea. Per questo un gruppo di loro ha manifestato sotto il Campidoglio per richiamare l’attenzione del Sindaco e delle istituzioni cittadine su di una situazione che ad oggi sembra irrisolvibile. La storia è nota. A partire dal 30 settembre i 420 lavoratori potrebbero – si troveranno ? – trovarsi disoccupati: questo perché martedì scade il termine per la presentazione delle risposte al bando organizzato da Acea per la gestione del servizio del call center, che secondo gli stessi dipendenti, non rispetta le garanzie necessarie ad assicurare loro un futuro. Questo principalmente per come è stato scritto lo stesso bando: “Non capiamo perché il bando bocciato nel 2013 venga riproposto negli stessi termini – dicono i lavoratori a “Gazzetta Regonale” – Il bando di gara per la riassegnazione del servizio è del tutto privo delle clausole di salvaguardia sociali minime. Mancano inoltre quei vincoli di territorialità che permettono agli utenti di sentirsi protetti: la maggioranza degli stessi durante le chiamate ci chiedono se noi operatori siamo sul territorio cittadino e laziale. Come se non bastasse è stato impostato un criterio di aggiudicazione al massimo ribasso. Ci si dimentica dell’importanza sociale dell’operatore del call center che molto spesso è il primo a dover venire incontro al cittadino impostando una rateizzazione di un debito”. 

“Appare inaccettabile che un’azienda come ACEA – dichiara il consigliere comunale Gemma Azuni - di cui i cittadini romani possiedono il 51%, si accodi alla pratica di crescente de-localizzazione all’estero delle imprese di customer care spinte dal combinato disposto di una preponderanza delle gare al massimo ribasso da parte dei committenti in cui l’unica discriminante è il prezzo. Auspico – conclude l’esponente di SEL - che proprio per questi motivi, e per le ricadute pesantissime sul piano occupazionale, si voglia sospendere il bando di gara per non compromettere la qualità del servizio offerto ai romani e salvaguardare i 420 lavoratrici lavoratori lì impiegati da otto anni”.

Una sospensione che appare difficile se non impossibile. Questo però non ferma i lavoratori di Ecare che hanno lanciato su Twitter e Facebook gli hashtag #salva420ecare e #iocimettolafaccia e che nella mattinata del 30 settembre saranno sotto la sede di Acea in piazzale Ostiense per cercare di cambiare il futuro loro e delle loro famiglie.