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Campidoglio: quella voglia di cambiare che (non) passa per le elezioni

Prova di stabilità per il PD romano che nella riunione di oggi deve scegliere la strada per il governo cittadino. E resta l’idea di un tandem Marino-Orfini



Image titleRiparte. O forse no. O forse sì. A raccontarla in questo modo la situazione della maggioranza capitolina non lascia intravedere spunti per un una legislatura serena. Perché in area Dem le vicende che legano il Sindaco alle varie correnti PD si sono dovute scontrare in questo anno e mezzo, con la gamma più completa di imprevisti politici e non. E allora ecco che l’incertezza torna a incombere sul Campidoglio come una nube nera che resta ferma, meglio fissa, sopra il palazzo del potere romano. Non fossero bastate le polemiche relative alle vicende personali del Primo Cittadino, fra multa gate e panda rossa, a caricare di tensione l’ala democratica romana si sono aggiunte le vicende legate a Mafia Capitale e Affittopoli. Ben inteso. La seconda vicenda non riguarda direttamente la squadra di Marino, con una storia che si sposta indietro negli anni senza trovare un punto di origine ben definito e delineato, secondo la pratica di un malcostume che resta tipicamente capitolino. Eppure, anche questa nuova piaga – siamo arrivati a 5, ne mancano altrettante per richiamare la biblica ira divina – ha contribuito a rendere la situazione ancora più instabile. Soprattutto perché l’inchiesta e gli arresti di Mafia Capitale, che avevano dato nuove energie al Sindaco, ora si stanno ritorcendo contro tutto il “Palazzo”. 


L’assemblea con Orfini e il possibile nuovo ticket. Di cicatrici, infatti, la vicenda Mafia Capitale ne ha lasciate, tante, e le ferite aperte sono ancora molto lontane dal chiudersi. In aula Giulio Cesare i consiglieri comunali raccontano di un clima teso, dal quale traspare soprattutto la paura di prendersi la responsabilità di firmare documenti e proposte che un domani potrebbero essere rivisti in chiave favoreggiamento. Anche perché nelle sale del Campidoglio si vedono continui capannelli eterogenei discutere della eventualità – confermata e smentita allo stesso tempo da Marino – di nuove iscrizioni nel registro degli indagati intitolato “Carminati-Buzzi”. Ed ecco che allora l’idea di fare per disfare, di pensare a nuove elezioni, sta prendendo piede anche tra i più conservatori degli esponenti PD capitolini. Un tema, questo, che trova, tuttavia, la ferma opposizione del Commissario del gruppo democratico Matteo Orfini: il Presidente Nazionale è atteso questo pomeriggio alla assemblea convocata dallo stesso in via Palermo 12, nella quale Orfini dovrebbe ribadire due punti. Uno: bisogna rinsaldare le fila del gruppo. Due: Marino arriva fino a fine mandato, poi si vedrà. Una doppia raccomandazione questa che trae il passo dalla idea – neanche troppo velata – di portare lo stesso Orfini sulla sedia di Vicesindaco ora occupata da Nieri. Il “ticket indivisibile” raccontato da Marino si scinderebbe quindi, per rilanciare la legislatura romana verso i restanti anni di governo del medico genovese. Orfini, però, smentisce - “Apro i giornali e mi scopro fondatore di nuove correnti. Apprezzo la fantasia, ma il mio obiettivo è che il Pd sia sempre più unito e forte”, un riferimento al piano nazionale, ma assicurano dal partito anche e soprattutto romano – e anzi assicura che presto anche Renzi si spenderà in prima persona per Marino, con una nuova stampella insperata e inattesa per il Sindaco. Sempre, però, che le alte 5 piaghe bibliche non abbiano a verificarsi.