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Carlo Tavecchio nuovo presidente FIGC al terzo scrutinio, tra lacrime e promesse

Il presidente LND ha sconfitto Demetrio Albertini con il 63,33% dei voti: "Sarò il presidente di tutti". Intanto il Novara è in B. Il 18 agosto il nome del nuovo ct della nazionale?



Carlo Tavecchio © ANSAE' stata la giornata degli scrutinii. Tre per l'esattezza. La giornata del siparietto tra De Laurentis e Lotito, dello show mediatico del neo presidente della Sampdoria Ferrero, dei dolori del giovane Agnelli, per dirla alla Goethe. E' stata la giornata delle conferme, del riscatto, delle speranze di ribaltone, della delusione degli sconfitti. Piaccia o no, però, è stata soprattutto la giornata di Carlo Tavecchio. E' lui, dopo tre votazioni, il nuovo presidente FIGC. L'uomo del rilancio, il nome dal quale ripartire, la speranza del calcio italiano.

Non è bastata una buccia di banana, non sono bastate le sorprese annunciate e mai comparse di Giovanni Malagò, né tantomeno il “documento dei nove” (già in mattinata diventato dei sette, ndr). Ha tenuto duro, forte dei numeri che lo davano vincente già in partenza. Le componenti tecniche, che avevano caldeggiato il nome di Albertini, non sono riuscite a creare lo spazio per il ribaltone. Avrebbero accettato anche una doppia rinuncia dei candidati, ma alla fine quel che rimane è la delusione dello sconfitto, ineccepibile dopo il verdetto, ma non senza una vena polemica: “Avrei rappresentato la svolta – ha dichiarato immediatamente dopo i risultati – Ha vinto ancora il corporativismo delle leghe”. Alla svolta la maggioranza non ha creduto. Non basta essere giovani o ex calciatori per convincere di rappresentare un cambiamento.

Sul palco centrale, invece, il nuovo presidente federale è scoppiato in lacrime. Abbiamo consciuto Carlo Tavecchio in questi anni per quanto ha saputo costruire nei dilettanti e mai ci saremmo aspettati una reazione del genere. Lui, sempre così enigmatico in volto, quasi da non lasciar trapelare nessuna emozione, ha liberato le tensioni accumulate tra un Opti Poba e le già citate “cambiali” rivelate dal numero uno del CONI. Ha ingoiato le dichiarazioni di Report rispolverate a tempo debito, oltre ad una Lega di Serie A spaccata in due. Ha pianto, prima di presentarsi sul palco e annunciare: “Sarò il presidente di tutti, soprattutto di coloro che oggi hanno espresso il proprio dissenso”.

Sarà lui a dover risollevare il nostro movimento. E da subito. Il ripescaggio del Novara in Serie B è solo il primo piccolo passo, ma sicuramente una grana in meno. Manca ancora un CT (Conte convocato, la scelta dovrebbe avvenire per il 18 agosto), mancano le riforme da tempo auspicate, manca la coesione della Lega di A necessaria per i cambiamenti più sensibili. E poi i vicepresidenti, tra le candidature naturali di Abodi e Beretta e le voglie federali di Claudio Lotito, il più attivo in questi giorni. Insomma, la strada è iniziata in salita, ma il neo presidente ha già iniziato a scalarla.

Ora, con le polemiche della tornata elettorale alle spalle, quello che ci auguriamo è di vedere lavorare per il calcio e non con il calcio. Il nostro giocattolo preferito, per decenni parafulmine dei reali problemi del paese, non luccica più come una volta. E non basta una spolverata, serve una rivoluzione e sarà Carlo Tavecchio a guidarla. Non sarà semplice, in tanti lo aspettano al varco: stampa, istituzioni e politica, per citarne qualcuno. “Ho tratto molti insegnamenti che certamente metterò a frutto in un'epoca in cui si dà peso più ad apparire che ad essere” ha concluso il nuovo presidente. Speriamo. Perché il calcio italiano deve essere, non apparire.