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Certosa di Trisulti, l’attesa è finalmente terminata: trecentomila euro in arrivo

Dopo tante promesse, speranze incrollabili e cocenti delusioni, sembra essere arrivato il momento propizio per un iniziale progetto di recupero del celebre complesso monastico ciociaro.



Image titleEra l’anno 1873 quando il neonato Stato italiano inscrivera la Certosa di Trisulti tra i maggiori monumenti di interesse nazionale: chissà se già in quella data qualcuno aveva messo in cantiere delle opere a salvaguardia del noto complesso monastico situato nel cuore della Ciociaria, a metà strada tra Roma e Napoli. Di certo c’è che negli ultimi decenni il peso degli anni per Trisulti si è fatto insopportabile. Oggi, dopo una recente visita del Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, sembra essere arrivato il momento dei fatti, in quanto si sta discutendo dell’opportunità di un finanziamento misto che permetta subito di partire con una serie di lavori divenuti oramai improcastinabili. 

Un po’ di storia. Sita nel comune di Collepardo, in provincia di Frosinone, la Certosa di Trisulti venne fondata da San Domenico di Sora intorno all’anno 996, per poi essere riedificata nel 1204, grazie all’interessamento dei conti di Segni e del papa dell’epoca, Innocenzo III. Fu in tale occasione che il complesso venne affidato ai certosini e venne consacrata la chiesa abbaziale di San Bartolomeo. Ampliato e modificato nel corso dei secoli, esso deve la sua veste attuale al periodo barocco. Meravigliosa visione, per chi lo scorge tra i boschi di Selva d’Ecio, Trisulti conserva ancora una prestigiosa biblioteca di circa trentaseimila volumi. Dal 1947 la sua presenza monastica è mutata, passando dai certosini ai cistercensi di Casamari. Con l’avanzare dell’epoca contemporanea però, si è come creato un alone di oblio intorno al monastero al punto da portare all’istituzione di una apposita associazione, “Amici della Certosa di Trisulti”, fatta dai cittadini proprio allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica al recupero ed alla salvaguardia di un bene comune assolutamente unico nel suo genere, mediante numerose sortite sulla stampa e sui media nazionali, nonché una serie di eventi e manifestazioni a carattere culturale volte alla conoscenza del luogo e delle sue peculiarità.  

La visita di Zingaretti. Dunque un millennio di storia, che non poteva passare senza lasciar traccia, mediante infiltrazioni e danneggiamenti che portano l’apparato decorativo e la stessa struttura a cedere giorno dopo giorno. Propizia pertanto è stata la visita dello scorso 29 giugno da parte del presidente Zingaretti accompagnato dal presidente di Unindustria Lazio Maurizio Stirpe e dalla soprintendente Anna Ciavardini. Quest’ultima ha deciso di introdurre gli ospiti proprio all’interno delle aree maggiormente disastrate della Certosa dove, tra soffitti semi crollati e infiltrazioni di acqua, si è finalmente concretizzata una promessa concreta, ovvero lo stanziamento di circa trecentomila euro, di cui i primi duecentomila offerti da una cordata di imprenditori della regione, mentre la restante parte messa a disposizione dalla regione Lazio, cui far seguire un piano di rilancio turistico, con tanto di sito web, in collaborazione con gli “Amici della Certosa”, il Fai (Fondo Ambiente Italiano) ed “Aboca” (l’azienda di prodotti naturali per la salute), tutti enti già coinvolti nel progetto  denominato “I Luoghi del Cuore”. "Salveremo la Certosa di Trisulti con un investimento – ha assicurato Zingaretti - che permetterà di mettere in sicurezza la struttura e di recuperare le superfici pittoriche presenti”. Il governatore ha poi concluso che si tratta di "una delle meraviglie della nostra regione. Quando ci si trova in luoghi come questo abbiamo la conferma che il messaggio di rilancio di questi luoghi magici è giusto". Una mobilitazione senz’altro notevole e meritoria che però, non va dimenticato, resta comunque una prima goccia nel mare magnum degli interventi di cui il complesso necessita, quantificati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in circa tre milioni di euro e che andrebbero anche a investire la famosissima farmacia dei monaci, raro esempio settecentesco legato alla tradizione erboristica e monastica.