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Certosa, Ferrari: "Sarà il tempo a dirci chi siamo"

Il tecnico traccia una panoramica sul precampionato “Segnali positivi” e sulla stagione vicina “Serve consapevolezza”



Sarà interessante quest’anno vedere il Certosa di mister Ferrari. La squadra dei 2002 è stata costruita quasi totalmente da zero: solo due elementi, infatti, sono cresciuti in Via di Centocelle. La principale preoccupazione dunque per l’allenatore viola non può esser altro che il poco tempo a disposizione per far conoscere i ragazzi, per instaurare quel feeling necessario a definire un gruppo come squadra. Ma se da un lato le tempistiche si sono rivelate tiranne, è da tenere a mente che le prime risposte fornite dal collettivo sono state positive, quantomeno promettenti. Ci si riferisce chiaramente al precampionato che Ferrari analizza con lucidità e concretezza: “Nella prima amichevole in montagna contro il Pratola Peligna abbiamo giocato bene e, nonostante gli avversari avessero un gruppo misto con anche 2001 fisicamente più piazzati, abbiamo vinto 5-0. Devo dire che in quella partita i ragazzi avevano fatto una bella impressione a chi li vedeva per la prima volta. Poi, domenica (20 settembre, ndr.) abbiamo giocato con l’Urbetevere. Non so se il loro gruppo fosse completo o meno, però la mia squadra ha retto con personalità, seppur soffrendo: abbiamo perso subendo due goal a dieci minuti dalla fine. Il pomeriggio dello stesso giorno, nonostante la stanchezza siamo riusciti a vincere 1-0 contro il San Paolo Ostiense. Saldo positivo, ci portiamo dietro ricordi di vittorie.” Al conteggio vanno aggiunti poi gli esiti delle due amichevoli più recenti che, nel complesso, mantengono il bilancio del precampionato in verde: vittoria per 3-0 ai danni del Pro Roma e una sconfitta per 1-0 contro i Vigili I 2002 del CertosaUrbani. Ma quali peculiarità ha questo Certosa? Prova a spiegarcelo il mister con la dovuta cautela di chi sa di trovarsi di fronte a un opera grezza e ancora priva di forma. Il suo valore sarà svelato solo con il tempo: “Sono ragazzi non particolarmente alti devo dire, ma tutti dotati di tecnica, quanto basta per competere. Una caratteristica? Sul campo diventano grintosi, li vedi lottare al meglio delle proprie possibilità. Dobbiamo lavorare per affinare le conclusioni in porta: andiamo bene in potenza, ma dobbiamo migliorare la mira.” Quando non ci si conosce sul campo, c’è anche  il rischio di non trovarsi: “La circolazione della palla? Per ora la trovano secondo modelli insiti già in loro. Che poi questa sia ottimizzata nei confronti del compagno vicino, naturalmente, è una situazione che avviene solo tra quei pochi che giocavano insieme.” A poca distanza dalla partenza in campionato, i timori di mister Ferrari sono chiaramente legati al salto nel buio: “Io penso soprattutto che l’handicap maggiore sia la squadra nuova. Se l’anno scorso i tre quarti del team avessero giocato insieme al Certosa, sarebbe stato più facile ambientarsi. Mi sarebbe piaciuto che i ragazzi, con i giusti tempi, avessero svolto più partite prima dell’inizio della stagione. Ora come ora non hanno piena consapevolezza, sono un po’ all’oscuro delle proprie capacità, in cosa sono più bravi e in cosa meno. Tuttavia la volontà è forte: vogliamo salvarci."