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Categorie: Dilettanti - Eccellenza

Chi punta sulla Coppa? Una riforma per tornare a vincere

Risultati roboanti, big che scendono in campo con le seconde linee ed eliminazioni illustri: ha senso mantenere questa formula nel massimo campionato regionale?



La Coppa Italia di EccellenzaChi punta sulla Coppa? In pochi, a quanto pare... E non è certo questo il primo anno. Triste vedere certi risultati roboanti, o certe squadre (spesso formazioni che ambiscono al salto di categoria), che schierano le seconde linee e vanno incontro a eliminazioni anticipate o figure barbine. Eppure è una competizione che, seppur difficile, può portarti in Interregionale con meno impegni rispetto ad un campionato. Il rovescio della medaglia, ovviamente, è che basta sbagliare una partita per compromettere tutto il percorso. Il quesito che poniamo quest'oggi è: perché non trovare una formula più accattivante? Analizzando le ultime edizioni, vediamo che in finale sempre più spesso arrivano delle outsider (Vis Artena la scorsa stagione, battuta dall'Albalonga, o l'Empolitana Giovenzano, che si è tolta anche la soddisfazione di vincere il trofeo piegando la corazzata Viterbese). Questo perchè spesso anche le big tendono a snobbare la Coppa, soprattutto nei primi turni. Risultato? La competizione inizia ad interessare solo dai quarti in poi, quando spesso molte delle formazioni più quotate sono già fuori. Non è un caso se siamo riusciti ad imporci nella fase nazionale solo due volte (con il Civitavecchia nel 1992/1993 e con il Ladispoli nel 2002/2003). “La Coppa? E' solo un peso. Ci costringe a delle trasferte infrasettimanali quando molti giocatori hanno problemi lavorativi, ed è difficile avere una rosa abbastanza ampia da sostenere tre impegni settimanali. E se anche vinco la fase regionale, cosa ottengo?” questa la motivazione che vi sentirete dare se chiederete spiegazioni sul perché una squadra ha preferito optare per un largo turn over. Oltre al titolo, ad oggi il Cr Lazio offre al club vincitore della fase regionale un contributo di 3500 euro per la prima trasferta della fase nazionale (spesso contro avversarie sarde). Un “premio” che evidentemente non la rende appetibile... Cosa fare? O mettere in palio un riconoscimento più sostanzioso che possa ravvivare l'interesse delle società, o studiare un cambiamento: il Comitato e i club del massimo campionato regionale dovrebbero mettersi a tavolino. Una soluzione potrebbe essere l'ingresso successivo (ai quarti?) delle squadre meglio classificate nel campionato precedente. Forse non risolverebbe del tutto il problema, ma potrebbe permettere a formazioni quotate di disputare meno impegni e quindi avere maggiore considerazione della competizione. Andare avanti così ha poco senso: cerchiamo per una volta di distinguerci per innovazione e lungimiranza. Ne guadagnerà tutto il sistema e, forse, torneremo anche a vincere la fase nazionale della Coppa Italia.