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Cittadinanza sportiva: la svolta adesso è vicina

La proposta di legge dell’11 dicembre 2014 ha iniziato l’iter parlamentare lo scorso marzo: i bambini residenti dai dieci anni potranno godere dello “Ius Soli Sportivo”



Cittadinanza sportiva, svolta vicinissima © Unicef“Lo sport non professionale, sia a livello di base sia a livello agonistico, rappresenta un eccezionale strumento di integrazione sociale. La partecipazione alle attività sportive organizzate consente di condividere esperienze, aspettative, sentimenti e, quindi, favorisce l’acquisizione del senso di appartenenza ad una comunità, che rappresenta la base dei processi di integrazione. Ciò è tanto più vero se riferito all’attività sportiva praticata dai giovani e dai giovanissimi atleti, per i quali essa svolge anche un importante ruolo educativo”. Parole sacrosante. Parole che, finalmente, potrebbero definitivamente cambiare una delle questioni più spinose dello sport giovanile italiano. Perché le frasi riportate sono la premessa della proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati sulle Disposizioni per favorire l’integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l’ammissione nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali.

La gioia negata Pensare che serva una legge ad hoc per permettere ai bambini stranieri residenti in Italia di praticare sport è quasi paradossale. Ad oggi gli statuti delle maggiori federazioni sportive che rispondono al CONI impediscono il tesseramento di minori che non siano in possesso della cittadinanza sportiva nel momento del passaggio dall’attività di base a quella agonistica. In pratica un bambino straniero nato in Italia, cresciuto in Italia insieme a coetanei italiani, che frequenta le nostre scuole assimilandone cultura e abitudini, non può venire tesserato per nessuna società sportive partecipante ad attività federale. In parole povere a questi bambini viene negata la possibilità di giocare, di crescere insieme ai propri amici, di integrarsi attraverso lo strumento più importante per abbattere definitivamente barriere ormai insopportabili in una società civile.

Image titleLa speranza Qualcosa finalmente si sta muovendo, come abbiamo anticipato in apertura di articolo. Lo scorso 23 marzo è infatti iniziato ufficialmente l’iter parlamentare della proposta di legge numero 1949-a, nata da un’iniziativa di Bruno Molea, presidente dell’AICS e vicecapogruppo di Scelta Civica alla Camera dei Deputati, che con 442 voti favorevoli e 12 contrari (la Lega Nord ha votato no) ha appoggiato il ddl. Un primo passo fondamentale per eliminare definitivamente una situazione assolutamente discriminatoria e che è assolutamente incoerente con la “Dichiarazione dei diritti del Fanciullo”, il documento stilato dalle Nazioni Unite per tutelare la crescita dei minori. La speranza è che la burocrazia che in questo momento vieta a questi giovani di inseguire i propri sogni stavolta li aiuti in maniera concreta, permettendogli di essere equiparati ai loro amici e di praticare la disciplina che accende la loro passione. Si attende una risposta del genere anche dal Senato e le sensazioni sono positive.

L’articolo Il testo della proposta di legge prevede due commi: il primo che “i minori di anni diciotto che non siano cittadini italiani e che risultino residenti nel territorio italiano almeno dal compimento del decimo anno di età possano essere tesserati presso società sportive appartenenti alle federazioni nazionali o alle discipline associate o presso associazioni ed enti di promozione sportiva con le stesse procedure dei cittadini italiani”. Uno snellimento burocratico obbligarorio per arrivare ad una parificazione dei diritti sportivi. Il comma 2 dell’articolo unico chiede che “resti valido, dopo il compimento del diciottesimo anno di età, fino al completamento delle procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei soggetti che, ricorrendo i presupposti di cui alla legge 5 febbraio 1992, n.91, hanno presentato tale richiesta”. L’auspicio adesso è che questo testo, evidentemente in linea con lo sviluppo di una società moderna e civile, sia approvato nelle sedi opportune nel più breve tempo possibile.

Non solo il cortile Lo sport nasce nelle strade. Sono tantissimi i piccoli talenti che muovono i primi passi sportivi nel campetto della chiesa, nel cortile di casa, nelle zone pedonali dei quartieri di periferia. E’ lì che nascono i sogni, è lì che dopo un gol tra gli zaini imiti l’esultanza dei tuoi idoli, è lì che immagini gli spalti gremiti, i flash dei fotografi, le urla dei tifosi. E’ proprio in quel momento che nasce la voglia di provarci, di convincere i tuoi genitori ad iscriverti per cullare il tuo sogno. Allora facciamoli giocare. Facciamoli sognare.