Notizie

Con un grande applauso, Roma si riappropria della Fontana di Trevi

Ieri la simbolica reintroduzione dell'acqua nel celebre bacino monumentale, che per circa 17 mesi è stato interessato da un profondo intervento di pulizia e restauro, finanziato dalla casa di Moda Fendi



© Pagina Facebook "Trastevere App"

Bianca, eterea, inedita: sembra quasi nuova di zecca, quasi fatta di neve o di un materiale indefinito, oppure quasi assemblata per la prima volta, tanto è lo stupore che suscita al rivederla in tale, rinnovata veste. Appunto, quasi. Ed invece si tratta di uno dei monumenti più celebri della Città eterna, tornato alla pubblica fruizione dopo diciassette mesi di restauro: parliamo di Fontana di Trevi, lo specchio d'acqua più famoso della Capitale, che nel pomeriggio di ieri è stato definitivamente restituito ai romani ed ai turisti. Era la metà del 2014 quando la nota casa di Moda Fendi assunse l'onere di restaurare la fontana. Ben due milioni di euro vennero veicolati per ripulire l'intera superfice, sapientemente modellata in marmo travertino, attraverso un'operazione che permise alla fontana di continuare ad essere visitata dai turisti, mediante la realizzazione di una piattaforma che permetteva di verificare di persona ed in loco lo stato di avanzamento delle operazioni, nonchè la presenza di un piccolo bacino centrale per continuare il rito del lancio della moneta. Ingegnose soluzioni provvisorie che hanno permesso di recuperare superfici marmoree, rilievi, gradini, inferriate e perfino i lampioni antistanti, in un crescendo di ulteriore attenzione collettiva che ha montato una vera e propria attesa esplosa nell'applauso con cui nel tardo pomeriggio di ieri, 3 novembre, è stato salutato il ritorno dell'acqua all'interno della fontana, successivamente rischiarata da un nuovo impianto di illuminazione.

© Pagina Facebook "Trastevere App"


Genesi di un capolavoro. La storia del monumento attuale va a ricollegarsi alla presenza di una preesistente costruzione, nata come punto terminale del cosidetto "Acquedotto Vergine" e su cui intervenne addirittura Leon Battista Alberti, sostituendo le prime vasche con un unico specchio di forma rettangolare. Nel 1731, dopo circa un secolo e mezzo di dibattimenti e di passaggi di mano tra architetti e progettisti di passaggio per Roma, Papa Clemente XII pose l'attenzione sui progetti di Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga e Nicola Salvi, affidandoli ad una commissione di esperti: l'ultimo di costoro vinse il bando per il completamento del monumento, un pò perchè economicamente più accessibile ed un pò perchè legato alle influenze berniniane. Il tema prescelto fu quello di raccontare la storia del sito, avendo come particolare riferimento il mare ed i tritoni, in un gioco di finte scogliere e zampillii d'acqua completati da una straordinaria quinta architettonica, ricavata sulla facciata del palazzo retrostante, in cui si innesta la nicchia contenente l'imponente statua di Oceano.© Pagina Facebook "Trastevere App"

Costati quasi 18 mila scudi pontifici finanziati con la reitroduzione del gioco del lotto, i lavori si protrassero tra il 1732 ed il 1762. In verità si ebbe una prima inaugurazione della fontana nel 1735 ma in realtà i lavori non erano ancora compiuti, anzi continuarono per altri ventisette anni, rallentati dalla grandiosità del manufatto, dalle liti tra il progettista e Giovan Battista Maini (che realizzò un primo lotto dell'opera) e dall'avvicendarsi di altri scultori: alla fine, si conteranno almeno dieci di essi come effettivi realizzatori del monumento, tra i quali Pietro Bracci, che diede ad esso una reinterpretazione in chiave illuminista. Una volta terminato, Fontana di Trevi divenne così uno dei più importanti simboli della Roma papale e barocca, intorno a cui fiorirono episodi di costume romano, tradizioni e rituali: basti pensare alla presenza del cosidetto "asso di coppe" (un vaso di travertino che oscura parte della scenografia del bacino e che secondo la tradizione venne posizionato lì dal Salvi per fare dispetto al barbiere che lì di fronte criticava continuamente l'operato dello scultore) oppure il rito del lancio della monetina nell'acqua, che tutti i turisti compiono prima di lasciare la Capitale, come buon auspicio per un loro prossimo ritorno. Il XX secolo infine segna definitivamente l'entrata del monumento nella cultura di massa, con l'ambientazione della celebre scena del bagno nella fontana di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni ne "La Dolce Vita" oltre all'esilarante scena della vendita della fontana operata da Totò nel film "Tototruffa '62". Una risonanza mondiale dunque che perdura ancora oggi e di cui ogni giorno si può avere prova tangibile dall'osservazione del fiume umano di turisti che assiepa la piazzetta antistante. Una notorietà ed un'attrattiva a cui non ha saputo resistere nemmeno il Premier Matteo Renzi il quale, al termine delle celebrazioni per le Forze armate, stamane si è recato in visita al monumento, scambiando impressioni e selfie con i presenti
.