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Da Buenos Aires a Borisov: la storia di Soleri, la nuova stella della Roma

Dai primi calci in Argentina all'esordio in Champions con la maglia giallorossa, ecco chi è il classe '97 che sta bruciando le tappe. Il suo tecnico al Futbolclub Marco Mei: "Giocava da intermedio, l'ho avanzato per sfruttare al meglio le sue qualità".



Champions League, Soleri in azione contro il Bate Borisov ©Facebook As RomaChissà cosa avrà pensato Edoardo Soleri quando Garcia gli ha comunicato che sarebbe entrato. Così. In fretta e in furia, inaspettatamente, senza neanche dargli il tempo di emozionarsi. Un colpo di testa, una palla difesa e toccata sulla sinistra per Lucas Digne. Poi il triplice fischio che ha sancito la prima, inaspettata, sconfitta in Champions League della Roma contro il Bate Borisov. Soleri si sarà svegliato stamattina in quel di Minsk e si sarà reso conto cosa è successo ieri sera, rimettendo apposto tutti i tasselli lentamente, gli stupendi postumi di una meravigliosa sbornia. Sarà andato a ritroso con i pensieri, ripercorrendo velocemente il percorso dei suoi invidiabili ma intensi18 anni: Buenos Aires, San Paolo, Via del Baiardo, Trigoria e il sublime freddo della Bielorussia.

Da Buenos Aires a Borisov
Soleri nasce nella Capitale nel 1997, ma si trasferisce per questioni lavorative familiari, in Argentina, a Buenos Aires. Qui già da piccolo inizia ad amare il pallone, viene iscritto ad una scuola calcio ma nel 2001 si cambia ancora residenza: si vola in Brasile, a San Paolo. Il piccolo Soleri inizia qui a diventare un giocatore nel Jockey Club, fino al 2005 quando poi ritorna in Italia. Destinazione Futbolclub. Gioca sei anni in via del Baiardo nei quali comincia a farsi notare da tutti gli addetti ai lavori. Inizia a centrocampo con i Fascia B Elite, con i Giovanissimi di Marco Mei diventa trequartista, abbinando una grande prestanza fisica ad un'ottima capacità tecnica, caratteristiche che gli permettono di attestarsi tra i migliori giocatori della categoria. Anche negli Allievi Fascia B Regionali, Soleri cresce settimana dopo settimana e non passa inosservato agli occhi di Bruno Conti che si innamora subito di lui. Presto detto: il calciatore sbarca a Trigoria nel 2012 e diventa, dopo qualche mese, inamovibile negli Allievi Nazionali di Roberto Muzzi che lo piazza in attacco insieme all'altro gigante Aimone Calì. È però con l'ingresso in Primavera che arriva la definitiva consacrazione: una crescita tecnica e soprattutto mentale, che costringe Alberto De Rossi ad inserirlo nello stretto giro dei titolari, nonostante la presenza di nomi importanti come Vestenicky e Sanabria. Con la partenza in estate dei due stranieri, adesso Soleri ha deciso di prendersi sulle spalle la Roma. È lui l'unico che riesce ad abbinare continuità, qualità tecnica palla al piede e cattiveria sotto porta. Un elemento imprescindibile nella rosa di De Rossi e in tutto il panorama Under 18 nazionale. La tripletta all'esordio contro l'Empoli è stato solo il biglietto da visita per presentarsi nel mondo dei grandi. Quel mondo che proprio ieri sera ha fatto la sua conoscenza. Quella corsa riconoscibile, capelli al vento nel freddo bielorusso. Dalla panchina all'area di rigore per aiutare, nell'incoscienza dei suoi diciotto anni, la sua Roma: solo l'ultima breve e intensa tappa di un viaggio già pieno di emozioni da raccontare.

Soleri in azione nella Youth League contro il Barcellona ©Laura Del GobboParla Marco Mei, il tecnico della provvidenza Ieri anche lui era davanti alla televisione ad assistere alla partita. Marco Mei è di fede biancoceleste ma ieri si è ritrovato a fare il tifo per Soleri. Non un tecnico qualunque per il centravanti della Primavera giallorossa, è infatti stato lui ai tempi del Futbolclub a reinventarlo trequartista, portando in risalto le sue qualità tecniche vicino alla porta: “Ieri mia moglie credeva fossi impazzito – esordisce l'allenatore ora alla Romulea – Appena ha toccato il primo pallone ho iniziato a fare il tifo per lui, nonostanti io sia della Lazio. È stata una grande emozione vederlo esordire in un'occasione del genere: la cosa meravigliosa è che lui non cambia mai. Sole, freddo o vento, lui ha sempre quella stupenda espressione positiva ed incosciente. Proprio questa è la sua forza: è sempre stato un ragazzo maturo e innamorato follemente del calcio. Appena vede un pallone rimbalzare sul campo, non c'è contesto che tenga. Questa sua abilità può permettergli di fare una grande carriera: lo sento ancora tutti i giorni e posso assicurarvi che non si è montato la testa. Un esempio? Quest'estate al Futbolclub abbiamo organizzato un pranzo con tutto il mio vecchio gruppo dei giovanissimi: lui è stato il primo ad arrivare”. Se Soleri ora si sta distinguendo come centravanti il merito è proprio dell'allenatore: “Ho iniziato ad allenarlo quando è entrato a far parte dei Giovanissimi Elite. L'anno prima faceva l'intermedio ma vedevo in lui grandi capacità tecniche che lì sulla mediana non venivano sfruttate. È diventato un signor trequartista ed è stato decisivo nella vittoria del Beppe Viola. Quando è andato alla Roma, ha avuto problemi inizialmente: ha accusato il salto nel professionismo dal punto di vista atletico, ma a metà stagione si è impuntato, ha cambiato rotta e Roberto Muzzi non ha potuto non notarlo, schierandolo poi sempre titolare al centro dell'attacco. È con lui che è cresciuto definitivamente” Conclude Mei: “Un consiglio? Rimanere se stesso, farsi sempre trasportare da questa sua serena incoscienza e di fare sempre un metro in più rispetto a quello che ha compiuto il giorno prima”