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Categorie: Dilettanti - Promozione

Dal campo alla scrivania: Severino Capretti e il calcio

Intervista a 360 gradi al ds della Valle del Tevere:“Kabangu e Toscano le soddisfazioni professionali più belle. De Santis un presidente unico”. Sulla Serie A: “Calcio italiano malato, Mourinho aveva ragione”. E un desiderio: “In Eccellenza con la Valle del Tevere”



A finire sulle prime pagine, il più delle volte, sono i giocatori, gli allenatori, i presidenti e persino i tifosi. Dietro le quinte, però, c'è una figura che lavora a fari spenti, il cui ruolo è fondamentale nell'allestimento di una squadra che si appresta ad affrontare un qualsiasi tipo di campionato, dalla Terza Categoria alla Serie A. La figura in questione è quella del direttore sportivo.

Severino Capretti, ds della Valle del Tevere, quasi un decennio nel mondo del dilettantismo. Com'è stato il suo approccio al calcio?


Il mio approccio a livello dirigenziale è stato quando, terminata l'Under 21, mi resi conto che per qualità tecniche, e anche qualche acciacco, non potevo ambire a categorie importanti. Capretti e il difensore Di Loreto, Comunale di Capena, stagione 2010/11Iniziai così a collaborare con il presidente dello Stimigliano, a fare il dirigente accompagnatore, le liste la domenica, insomma le classiche cose che fanno i dirigenti. Poi l'anno dopo mi chiamò Franco Pastorelli, presidente onorario della Pro Calcio Sabina, e mi disse che c'era la possibilità di diventare il responsabile della Juniores Regionale. Accettai al volo, senza pensarci.

Prima della chiamata di Enzo De Santis alla Valle del Tevere, le avventure con Castelnuovese e Comunale di Capena.

Due esperienze importanti. Alla Castelnuovese arrivai nell'estate del 2008, andando a ricoprire il ruolo di direttore sportivo. Venni contattato dall'ex direttore generale Gianfranco Braccio e non esitai ad accettare, innanzitutto perché era la mia prima esperienza fuori zona, poi perché conoscevo bene Gianfranco, una persona esperta e ambiziosa. A Castelnuovo credo di aver lasciato un buon ricordo e allo stesso tempo io ho un ottimo ricordo della Castelnuovese, una società composta da bravissime persone, che puntava sui giovani. Facemmo un grandissimo campionato di Prima Categoria e fu proprio lì che conobbi Lorenzo Malatesta, un centrocampista che nel corso degli anni è stato uno dei miei fedelissimi, mi ha seguito un po' ovunque, anche qui alla Valle del Tevere nella stagione in cui vincemmo il campionato di Prima.

Capena invece?

Capena, beh... Subito dopo Castelnuovo, è un po' come passare dalla Lazio alla Roma. Arrivai a stagione in corso, a dicembre. La squadra non stava navigando in zone importanti di classifica, ma strada facendo, con l'aiuto della società, riuscimmo a raddrizzare la stagione con l'ingaggio di qualche nuovo giocatore, come Armagno e lo stesso Malatesta, centrando la qualificazione in Coppa Lazio.

Nel calcio dilettantistico, decisamente meno contaminato rispetto al professionismo, il più delle volte è il lato umano ad emergere e fare la differenza nei rapporti interpersonali. A lei è mai capitato di prendere una decisione in ambito professionale scegliendo il cuore, andando anche contro i suoi stessi interessi economici o quelli della società per cui lavorava?

Da parte mia ci saranno sempre decisioni con il cuore e mai a livello economico, perché secondo me il calcio sopratutto a questi livelli deve essere prima di tutto un divertimento. Il lato economico viene dopo. Non nascondo che, in un momento come questo, i soldi fanno gola a tutti, ma la scelta deve essere fatta a livello di cuore e di progetto. Perché se un direttore, un allenatore o un calciatore non sposa appieno il progetto non riuscirà mai a rendere al massimo per quella società. Il fattore economico fa parte del gioco, però bisogna anche essere intelligenti nel capire le reali possibilità di una società, a livello dilettantistico ma anche nel professionismo. Basti pensare a quello che sta succedendo in Serie A al Parma

Un presidente in estate affida al direttore sportivo Capretti l'incarico di ultimare la rosa con un paio di acquisti. Lei inizia a guardarsi  intorno e, secondo la sua esperienza e i suoi criteri, decide di optare per: il giocatore di talento, quello più navigato o la giovane promessa?

Ogni anno si impara sempre qualcosa e ogni categoria ha il suo tipo di mercato. La Prima Categoria, che conosco bene, è un campionato in cui devi basare il mercato soprattutto a livello umano, cercando ragazzi che hanno veramente voglia di vincere. Ragazzi che siano radicati al posto dove vai a lavorare, che possano portare alle partite i propri parenti e i propri amici. E' normale che più sali di categoria, più diventa difficile abbinare questi aspetti alle caratteristiche tecniche per poter competere a livelli superiori. Sicuramente il primo fattore che io guardo è quello umano, della persona che vado a prendere. Poi ovviamente non è che devo scegliere la persona giusta da far sposare a mia sorella. Mio cognato, ad esempio, è una bravissima persona, ma non gioca nella mia squadra. Le caratteristiche tecniche le valuto insieme all'allenatore

Una trattativa conclusa o un'intuizione di cui va orgoglioso?

Alessandro Ringegni, attualmente al Passo Corese in Prima CategoriaCe ne sono diverse. Provo a citarne qualcuna, in ordine di tempo. Quando ero alla Pro Calcio Sabina scoprii un giovane attaccante congolese, Francois Kabangu, che poi arrivò a giocare negli allievi nazionali della Fiorentina, compagno d'attacco di Ryder Matos; adesso gioca in Serie D. Una trattativa difficile e allo stesso tempo emozionante risale a due anni fa quando riuscii a portare qui alla Valle del Tevere Federico Tessicini, un ragazzo che fino a qualche tempo fa viaggiava a 15 – 20 gol a campionato. Classe '85, un attaccante vero, di quelli testa, cuore e professionalità. Ci lavorai molto, ma alla fine l'affare andò in porto. Un'altra trattativa importante è stata sicuramente quella di Gianluca Toscano la scorsa estate: aver portato qui il capocannoniere delle ultime due stagioni di Eccellenza, a livello personale è stata una grande soddisfazione.

Tanti colpi andati in porto, ma ci sarà stato sicuramente qualche giocatore che non ha ceduto alla sua corte...

Uno è sicuramente l'attuale mister della mia squadra (Stefano Scaricamazza, ndr). Ai tempi della Castelnuovese cercai di portarlo da noi l'ultimo giorno di mercato per fare il salto di qualità, ma all'epoca Stefano era un giocatore molto richiesto anche in Eccellenza e il mio tentativo sfumò. Un altro giocatore che ho corteggiato a lungo, senza successo, è il portiere “goleador” Alessandro Ringegni.

Torniamo al presente. Domenica c'è il big match contro il La Sabina capolista, una gara da dentro o fuori. Solitamente si affida a qualche gesto scaramantico in vista di partite di questo calibro?

Tanti anni fa lo facevo, sì. Poi andando avanti ho capito che la scaramanzia è la classica scusa a cui è facile aggrapparsi. Non ne ho bisogno.

La Valle del Tevere ha la rosa più attrezzata del campionato, con individualità importanti, frutto di uno sforzo economico non indifferente da parte della società durante la scorsa estate. Il vostro non essere primi significa che nel calcio ci sono altri fattori e altre variabili che incidono sui risultati, al di là del blasone e dei valori tecnici?

Assolutamente sì. Come dicevo prima, il fattore umano ed emozionale è importantissimo nel calcio. Forse i 10 punti di distacco che ci sono fin ora sono un po' tanti, ma se non siamo primi significa che anche noi qualcosina l'abbiamo sbagliata. Ci metto anche la sfortuna, perché da inizio anno non abbiamo mai avuto tutta la rosa a disposizione.

Ma comunque siete più attrezzati del La Sabina...

Non è vero che il La Sabina non ha giocatori importanti. La loro prima posizione in classifica, a mio avviso, non è così velleitaria. Hanno lavorato bene su diversi fattori, pur non avendo l'ampiezza della nostra rosa o il nome blasonato come potrebbe essere un De Francesco o un Toscano. Ma hanno comunque un attaccante che conosce bene la Pomozione come Prioteasa, un centrocampista fantastico come Viola e tanti altri giocatori di categoria. Il loro primato non è casuale.

Il campionato è ancora lungo, ma se alla fine non doveste centrare la promozione in Eccellenza giocatori come De Francesco e Toscano riusciranno a trovare gli stimoli per restare e riprovarci l'anno prossimo?

Innanzitutto è da vedere se il sottoscritto farà parte di questa società anche nella prossima stagione (sorride, ndr). Sicuramente parlerò con il presidente per capire gli obiettivi futuri del club. Per quanto riguarda le motivazioni dei giocatori, non dimentichiamo che siamo ancora in gioco per centrare il salto di categoria e se non sarà tramite il primo posto ci proveremo con i play off. Questo deve rimanere impresso nella nostra mente fino alla fine del campionato: guai a lasciarci andare a pensieri negativi. Enzo De SantisA fine stagione tireremo le somme e se non saremo saliti in Eccellenza metteremo a tavolino per capire dove si è sbagliato e come migliorarci. Con De Francesco e Toscano, o senza di loro. Tutti sono importanti, ma nessuno è indispensabile. Tranne il presidente.

Ci dica qualcosa del rapporto con il presidente De Santis.

Ci tengo a precisare che ho avuto ottimi rapporti con tutti i presidenti, ma Enzo De Santis è il mio presidente numero 1: perché ci ho vinto un campionato, perché lo conosco da tantissimo tempo, perché mi ha sempre dato molta fiducia, perché è una persona di cuore e dalle grandi qualità umane. Siamo legati da un rapporto di amicizia. Un presidente come lui non lo si trova facilmente in giro.

Facciamo qualche passo indietro. Qual'è stata l'emozione più grande vissuta in carriera?

Vincere il campionato di Prima Categoria con la Valle del Tevere, non tanto per la vittoria in sé, ma perché fu il trionfo di un gruppo. Dal presidente, all'allenatore, fino al custode del campo. Un gruppo unico, fatto di uomini veri. E questo, spesso, fa la differenza al di là dei valori tecnici.

Un episodio, invece, che non ricorda particolarmente con piacere?

A livello sportivo, la sconfitta di Cantalupo, al mio primo anno di Valle del Tevere. Loro erano una squadra che in carriera avevo sempre battuto e con cui si era creata una simpatica rivalità negli anni in cui ero a Castelnuovo e a Capena. Dopo quella vittoria si sono presi una bella rivincita nei miei confronti...

José Mourinho (foto: themister.it)Da addetto ai lavori del dilettantismo, che idea si è fatto nel corso del tempo del mondo del calcio professionistico, anche alla luce degli scandali di cui la Serie A è stata vittima, da Calciopoli ai recenti fatti di Parma?

Io da ragazzo seguivo la Serie A, essendo tifoso dell'Inter. Per vincere qualcosa, all'Inter è dovuto arrivare da lontano quello che per me è il numero 1 del calcio moderno, ovvero José Mourinho. Una persona vera a cui le critiche degli altri non interessano. Perché questo grande allenatore è rimasto in Italia solo due anni? Perché da noi fare calcio in modo pulito non è semplice, soprattutto per chi vuole vincere. E tutto quello che continua a succedere in Serie A conferma quello che Mourinho ha sempre detto. Io spero vivamente che non arrivi nel dilettantismo quello che c'è nel professionismo.

E come si fa?

La soluzione è puntare sui giovani, farli crescere in un ambiente pulito, aiutandoli a coltivare sogni reali: l'istruzione, il diploma, un posto di lavoro e la domenica andare a giocare al calcio per divertirsi. Questi ragazzi sono il futuro del nostro Paese, non solo a livello calcistico.

Quanto sono importanti i portali e la stampa locale che seguono la vostra realtà e tutti gli sport minori?

Ti dico una cosa: io non compro più i celebri quotidiani nazionali per leggere le notizie di Serie A. Per me è più interessante sapere quello che è successo a Capena, a Passo Corese o ad Anzio, piuttosto che alla Juventus, al Milan o all'Inter. I portali e le testate che seguono le realtà locali sono importantissimi, perché riescono a rendere partecipi tutti, da noi addetti ai lavori, fino ai ragazzi delle giovanili, ai seguaci e tutti gli appassionati che vengono costantemente aggiornati su ciò che accade nel mondo del dilettantismo e degli altri sport.

Allora vorrà aggiornare i nostri lettori sul prossimo colpo di mercato in canna...

Ti posso svelare solo il nome di battesimo. Ho dei contatti con un giocatore importante, che ho sempre stimato fin da quand'era giovanissimo. E' un classe '87, centrocampista di blasone. Si chiama Daniel...

Chiudiamo con una domanda sul futuro. Domani s'imbatte nel genio della lampada che le chiede di esprimere un solo desiderio...

E' semplice rispondere: arrivare in Eccellenza con la Valle del Tevere.