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Dalla Lira all'Euro: perché questa conversione ha danneggiato il nostro Paese

Ce lo spiega il dott. Pierluigi Sorti, docente universitario e fondatore del blog "lira-euro"



Image titleNell'Europa attanagliata dalla Troika, fra quei Paesi dove grava il giogo del debito pubblico, costretti a una politica di austerità, stanno prendendo piede correnti di pensiero anti-euro. L'uscita dalla moneta unica e il ritorno alla propria sovranità monetaria viene auspicato da vari movimenti politici, in Grecia come in Francia fino in Italia. La crescita degli euroscettici è data dal fatto che, a parer loro, la moneta unica ha generato una politica fiscale più restrittiva, con conseguente diminuzione della domanda aggregata e un aumento della disoccupazione. L'impossibilità di svalutare inoltre, stando appunto in un sistema di moneta unica, penalizza la competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali. Se l'uscita dalla moneta unica possa risolvere o meno queste criticità meriterebbe un discorso a se stante. Ciò che è necessario chiarire e mettere in luce è forse lo step precedente, ovvero il perché il passaggio dalla lira all'euro ha portato, in Italia, al prodursi di tali conseguenze. Lo facciamo insieme al dott. Pierluigi Sorti, docente esperto in contabilità analitica e marketing internazionale, più volte nominato professore ad incarico presso l'Università di Urbino e Roma Tor Vergata nella facoltà di Economia. Abbiamo scelto il dott. Sorti non casualmente. È di qualche settimana fa infatti, la nascita del suo blog dal nome "lira-euro" nel quale Sorti, attraverso i suoi studi, spiega come le difficoltà economiche del nostro Paese non dipendano dall'euro in se, quanto dai criteri di conversione utilizzati nel passaggio dalla moneta nazionale a quella europea. Quando i dodici Paesi dell'area euro abbiano dato vita alla moneta unica non è chiaro perché, ci spiega il professore,  è avvenuto quasi tacitamente, ma è facilmente ipotizzabile si sia trattato del dicembre 1998. Data alla quale, spiega Sorti, è riferibile il coefficiente monetario con il quale è stata effettuata la conversione. Tale coefficiente, secondo il professore, fu determinato sulla base dei listini di borsa italo tedeschi degli ultimissimi giorni del 1998. Giorni in cui, con grande probabilità, si determinò la conversione di tutte le monete, compresa la lira, sulla base del cambio col marco tedesco, il cui valore era quello di 990 lire. Considerato che il rapporto fra marco ed euro era stato già precedentemente fissato a 1 euro/ 1,95583 marchi, si arriva facilmente anche a quello fissato per il cambio lira-euro. Come? Molto semplicemente, come ci spiega il dott. Sorti, ovvero moltiplicando il valore del marco tedesco sull'euro per il valore della lira italiana sul marco, ovvero 1,95583x990= 1936,27; ottenendo perciò quello che sarebbe stato il cambio lira-euro. Un cambio quindi, sul quale ha avuto potere valutario il marco tedesco, come se il mercato italiano fosse commisurabile ad esso. Secondo il dott. Sorti l'errore sta esattamente nell'aver utilizzato valori di cambio determinati da semplici operazioni di import-export, nella fusione di 11 monete diverse, non potendo per questo, rappresentare il potere d'acquisto di ciascuna. Questo accordo di conversione, avvenuto come un vero e proprio patto leonino secondo quanto riferisce Sorti, concluso a fine 1998, ha avuto davanti a se tre anni prima che entrasse in vigore l'Euro nel Gennaio 2002. A chi debba essere attribuita la paternità del documento finale col quale si ufficializzò l'adesione dell'Italia a tale accordo, nonostante le approfondite ricerche portate avanti dal dott. Sorti, non ci è dato sapere. Secondo il professore questa lacuna è imputabile con molta probabilità, proprio a quel triennio di sospensione fra la stipula dell'accordo e l'entrata in vigore della moneta unica. Questi tre anni in cui tutto è rimasto sopito, in cui la lira ha continuato a circolare restando, di fatto, la nostra unica moneta, hanno fatto si che gli effetti di tale accordo, la scelta del valore del cambio, non facessero emergerne le conseguenze. La domanda che il dott. Sorti si pone e che lo porta a volerci vedere chiaro, intavolando un lavoro di studio minuzioso fino all'apertura del blog nel quale condividere pensieri e ricerche è la seguente: "Come poté accadere che, prima della sottoscrizione dell'atto di conversione, non sia stata sollevata nessuna obiezione dalla cospicua schiera di esperti sul cambio lira/marco risultante esclusivamente dai listini di mercato? Perché furono completamente trascurate le misure del flottante della lira di quella fine di dicembre 1998?" Solo rispondendo a questi quesiti si potrà giungere a comprendere la logica di un accordo che ha spogliato il nostro Paese della sua sovranità monetaria e della perdita di potere d'acquisto di cui siamo stati vittime tutti noi cittadini e lo siamo ancora. "Appare dunque evidente - scrive il professore - che una svalutazione siffatta della lira ha ingiustificatamente danneggiato (in misura assai considerevole anche se non quantificabile, perché non risulta la massa di lire in circolazione all'epoca) tutti coloro che hanno percepito e continuano a percepire somme già precedentemente calcolate in lire." Dunque, lo scopo del dottor Sorti e del suo blog è quello di diffondere temi ed interrogativi, nonché "denunciare le rovinose conseguenze di quella scelta tuttora perduranti sulla nostra economia; ed ipotizzare possibili nuovi scenari." Ipotizzare nuovi scenari, al netto di certe assunzioni, sembra doveroso. Ciò che sembra ancor più doveroso è comprendere che forse né l'un né l'altra scelta rispetto all'Euro possano colmare l'espropriazione di cui siamo stati vittime. Espropriazione della quale qualcuno, non a caso, si è avvantaggiato e per la quale avremmo il pieno diritto di chiedere il risarcimento. Forse non siamo davvero titolari di un debito cresciuto esponenzialmente proprio a causa di questa conversione. Queste e molte altre le riflessioni e gli approfondimenti che il dott. Sorti ci propone sul suo blog e che vale la pena di seguire per provare a comprendere meglio uno dei principali motivi della crisi che investe il nostro Paese.