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Damiano Tommasi:"Norme assurde, pagano i giocatori"

La nostra intervista al presidente dell'Assocalciatori in merito al vincolo sportivo nel calcio ed in particolare nei dilettanti



Il caso Forcina ha fatto scalpore, ma purtroppo non si tratta di un qualcosa di isolato. Se ne è parlato tanto forse, solo per il fatto che lo stesso giocatore (non certo definibile famoso, ma ben conosciuto nel dilettantismo laziale) ha deciso di esporre mediaticamente la sua rigida posizione riguardo le “pretese economiche” avanzate dal Presidente dell’Albalonga Camerini. In estrema sintesi, Mirko Forcina è un giocatore vincolato all’Albalonga (club che milita in Serie D da quest’anno) fino ai 25 anni. Il Fiumicino Calcio (Promozione) gli offre un posto in squadra e un lavoro. Lui nato nel 1992 e con un figlio messo al mondo da poco, ma soprattutto con un futuro tutto da scrivere e con tante incertezze, opta per il ridimensionamento della sua carriera da calciatore dando la priorità a lavoro e famiglia. Ma il Presidente dell’Albalonga, come spiegato, si oppone e “impugnando” il vincolo blocca il tutto. Decisione shock di Mirko Forcina: “Smetto di giocare!”  Il suo clamore, si diceva, fa da controaltare a un’infinità di casi non conosciuti dall’opinione pubblica e che assumono contorni ancora più gravi. Chi, stando dentro al calcio, può dire di non aver mai sentito neanche una volta parlare di società che chiedono soldi ai genitori in cambio dello svincolo? Parliamo di Giovanili, non di ragazzi che quantomeno un rimborso-spese lo portano a casa per calcare il terreno da gioco. La realtà è che il vincolo, a livello europeo previsto solo in Italia e Grecia, con questa regolamentazione è solo un danno per gli sportivi. Non c’è la pretesa che si arrivi all’abolizione, ma l’auspicio, la necessità, è di rivedere la normativa che lo disciplina, evidentemente inadeguata. 


Damiano TommasiNe abbiamo parlato con colui che i giocatori li rappresenta, il presidente dell’Assocalciatori, nonchè stella del calcio italiano fino a pochi anni fa, Damiano Tommasi

Presidente, come commenta la storia di Mirko Forcina? “La commento dicendo che si tratta di una delle tante storie in linea con le norme assurde che ancora vigono. E’ il risultato di una dirigenza sportiva che, soprattutto nel mondo del dilettantismo, non si vuole prendere le responsabilità di risolvere i problemi. Tutto questo ovviamente va a discapito di chi ama questo sport e lo vuole praticare”. 


Lei, nelle vesti di Presidente dell’AIC, si è schierato apertamente contro il vincolo, quantomeno nei termini in cui attualmente viene disciplinato dalla normativa. Abolirlo o modificarlo però, per vari addetti ai lavori e per alcuni club, vorrebbe dire togliere tutela a chi ha speso per formare i giovani che, a quel punto, non monetizzando ci rimetterebbe. “Ma in realtà le società che dicono queste cose si stanno autodenunciando, consapevoli di non rispettare il regolamento. I club sanno che chiedere soldi per svincolare un calciatore o cederlo a titolo di prestito oneroso, soprattutto nel dilettantismo, non è regolare. Il giocatore che firma a 16 anni il vincolo fino ai 25 si lega a un club senza poter scegliere da solo, essendo a tutti gli effetti i genitori i soggetti che appongono la firma. Il risultato è che un giovane, raggiunta la maggiore età, una certa maturità e “l’indipendenza giuridica”, non può decidere per se stesso. Senza dimenticare una cosa.” Prego. “Il discorso sulla formazione dei ragazzi nel dilettantismo... Quasi tutte le società sono dotate di Scuola Calcio, e gli iscritti pagano, in molte si continua a pagare anche nell’agonismo, poi ci sono i kit. In questo mondo, dai giornalisti ai dirigenti, passando per allenatori, genitori e quanto altro, tutti conosciamo adolescenti che giocano a calcio, tutti conosciamo questa storia.” 


Intanto l’articolo 108 delle NOIF sta raggiungendo una certa fama... “La possibilità del 108 è diventata l’emblema della creazione di procedure non regolari, che permette di monetizzare nonostante le norme dicano altro. Le società che pensano che la loro sostenibilità sia legata al vincolo commettono un grave errore. Nel calcio, come in tanti altri ambiti, la realtà è che determinati problemi non si vogliono risolvere...” 


Il risultato? “Che i calciatori si disamorano e calano drasticamente gli iscritti, basti pensare che in alcune regioni non si riesce a fare la Terza Categoria per la mancanza di club disposti a partecipare. Allo stesso tempo non è un caso che crescano i movimenti non federali del Calcio a 5 e del Calcio a 8, dove ci si può dedicare esclusivamente alla passione e al divertimento”. 


Ma se non è regolare e tutti lo sanno, perché la Lega Nazionale Dilettanti non interviene? “Sono denunce che si conoscono, ma di certo non scopriamo l’acqua calda andando ad analizzare il livello della dirigenza del calcio dilettantistico italiano. Molto semplicemente non è un movimento sportivo ma un business, un piccolo professionismo fatto con esoneri, calciomercato e così via...” 


Nelle grandi Federazioni di Calcio europeo il vincolo lo troviamo solo In Italia e in Grecia. Come si spiega questo? Mirko Forcina“Non saprei. So che quando Tavecchio ricopriva il ruolo di Presidente della LND parlava di accordi sullo svincolo al raggiungimento della maggiore età”. 


E’ possibile ora sperare che, con riguardo al vincolo, si crei una regolamentazione alternativa che impedisca nuovi casi alla Forcina per intenderci? “Ripeto, il Presidente Tavecchio aveva fatto questa promessa della rivisitazione del vincolo con il mio predecessore alla presidenza AIC Sergio Campana e di recente è arrivato anche l’imput del Ministro dello Sport Graziano Del Rio. Lui intanto è diventato Presidente FIGC pertanto ci auguriamo che possa riprendere con maggior forza e potere questo discorso, ma sembra che sia l’ultimo dei problemi. Se non si vede il problema, non si risolve.” 


Secondo lei quindi il problema non viene focalizzato nella giusta maniera? “Non ci si rende conto che il giocatore può arrivare a vincolarsi fino ai 25 anni tramite i genitori, ritrovandosi a 18 senza poter essere padrone delle sue scelte per altri 7 anni. Dispiace che al di là di accordi politici e impegni vari, non vengano prese mai in considerazione la logica e la normalità. Poi sbandierano le riforme...” 


Image titleIl danno è solo per gli appassionati. “Tanti ragazzi ma anche tante ragazze, perché la situazione del Femminile è altrettanto delicata, preferiscono smettere di giocare nel momento in cui non c’è più interesse a pagare in cambio della possibilità di far parte di una società. Piuttosto preferiscono cambiare sport o appoggiarsi ad enti di promozione dove il vincolo non esiste e possono pensare solo a divertirsi.” 


Commissariamento della Federcalcio, qualcuno lo auspica dopo i gravi di corruzione emersi, lei come la vede? “Non so di chi sia l’auspicio, non il mio. Senza dubbio la nostra Federazione non è tra le eccellenze, si dovrebbe fare quadrato e soprattutto avere una leadership diversa. I fatti dicono che abbiamo due Leghe (Lega Pro e LND, ndr) che godono della maggioranza dei voti e oggi non hanno un Presidente. Una è commissariata, l’altra è tenuta da un reggente.”

Che fare? “Bisogna prima di tutto prenderne atto perché il Calcio italiano ha bisogno di una governance e di rappresentatività. Ci sono cose che non si riescono a fare in Federazione, forse perché non vogliono comportarsi da Federazione”.