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Diego Bartoli: "Al Savio gli stimoli che cercavo"

L'intervista al neo tecnico dei blues: un allenatore ambizioso e competente, un formatore che sa come far rendere al massimo i suoi ragazzi



Diego Bartoli nella sede del Savio © Gazzetta RegionalePer grandi sfide servono grandi nomi. In riferimento a questo, il binomio Diego Bartoli - Savio è assolutamente perfetto: i blues sono reduci dalla vittoria dello Scudetto e cercavano un tecnico che potesse accettare la pesante eredità di Eros Guglielmo; dall’altra parte il tecnico, dopo l’esperienza alla Roma, era in cerca di stimoli ed ambizioni nuove. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con mister Bartoli, un allenatore-formatore, che raccoglie la sfida e ci racconto quello che sarà il suo Savio.


Come è stato l’impatto col Savio? L’ambiente che hai trovato ha rispettato le tue aspettative?

“Le aspettative sono state assolutamente confermate. Mi aspettavo di trovare una società organizzata, competente, snella e così è stato. Ho trovato un ambiente dove ci sono le persone giuste al posto giusto, consapevoli della loro forza, della loro organizzazione e dei loro obiettivi”.


Per quanto riguarda la squadra, invece, hai già avuto un contatto? Che impressione ti sei fatto del collettivo dei classe ’01?

“Abbiamo iniziato a lavorare il 17: ci prepareremo in sede fino all’inizio del campionato, che sarà il 20 Settembre. Prima del 17 non avevo mai incontrato il gruppo, ne avevo sentito parlare ma non l’avevo visto giocare lo scorso anno, non lo conoscevo. E’ un buon gruppo, c’è anche qualche elemento nuovo, infatti in questo momento ho 29-30 giocatori, numero che ovviamente andrà ridotto. Ho trovato un gruppo di ragazzi educato e predisposto al lavoro, quindi per questi pochi giorni passati insieme le impressioni sono positive”.


Come organizzerai il lavoro durante la preparazione, ti focalizzerai su un aspetto in particolare?

“Fermo restando che questo è un momento in cui si ricomincia a lavorare un po’ su tutto, quindi aspetto fisico, tattico e tecnico, avranno la loro valenza, quello che voglio fare è sicuramente iniziare a conoscere i ragazzi dal punto di vista personale. Uno degli aspetti importanti sarà quello delle relazioni, ci sarà conoscenza tra me e loro e conoscenza anche degli obiettivi da raggiungere e dei concetti da applicare in campo. Voglio far si che possano sentire propri determinati concetti e princìpi, in modo tale da farli valere poi in campo. Vorrei sensibilizzarli a quello che poi sarà il nostro modo di giocare”.


Bartoli, qui lla RomaPer far maturare nel modo più completo possibile i ragazzi, sarà necessario trasferirgli il bagaglio di conoscenze che hai acquisito in esperienze formative ed importanti, come quelle alla Lodigiani e alla Roma.

“Esattamente. L’obiettivo è quello di completarli, in una fase della crescita importante. Sono ragazzi del 2001, che stanno entrando nell’adolescenza piena, molto ricettivi ad ogni tipo di cambiamento e stimolo. Cercherò di sfruttare questa situazione, sia dal punto di vista dei fattori calcistici che da quello degli aspetti umani, per far sì che scendano in campo dei ragazzi consapevoli di quello che devono fare, ma soprattutto di quello che sono”.


Da cosa deriva questo tuo atteggiamento, quasi da educatore più che da allenatore?

“Fuori dal campo di calcio lavoro come insegnante, quindi tale atteggiamento è frutto proprio delle mie credenze. Sono studiosi più importanti di me a livello psico-pedagogico a dire che se un utente sta bene ed apprende bene, poi rende di più. Quindi instaurare una buona empatia con il gruppo è il segreto per poter poi accorciare i tempi di apprendimento”.


Restando sul tema della crescita dei ragazzi, quali sono i valori a cui ti ispiri, e a cui farai ispirare i tuoi giocatori, sia in campo che fuori?

“Come dicevo, i valori ed i concetti con cui ho parlato con i ragazzi sono i seguenti: comportamenti, dentro e fuori dal campo; impegno, totale in tutto quello che si fa, dallo studio al calcio a qualunque altro aspetto; altruismo, fiducia e la giusta dose di ambizione. Queste sono le parole chiave che ho usato con i ragazzi e che ci porteremo dietro tutto l’anno”.


Parlando di ambizione, lasciare la Roma per venire al Savio è sicuramente una sfida stimolante.

“Assolutamente. Lasciare la Roma è stato un passo importante, che ritengo funzionale alla mia crescita. In questo momento ho bisogno di stimoli di diverso tipo, che non erano quelli legati all’Attività di Base, di cui mi occupavo con il club giallorosso. Il Savio racchiude tutto questo, ovvero un ambiente con tutti gli stimoli che cercavo, una squadra con delle responsabilità importanti e molti occhi addosso, dato che giocherà con lo Scudetto cucito sul petto. Quindi per rispetto nei confronti del sudore e dell’impegno che i ragazzi dello scorso anno hanno messo per raggiungere questi successi, dovremo fare il massimo. E questo era quello che volevo in questo momento, le pressioni e gli stimoli che cercavo”.


Savio classe '01Prendendo spunto dalle tue parole, l’eredità di Eros Guglielmo è pesante: era quello che cercavi, ma i ragazzi secondo te sapranno affrontare tutto ciò nel modo giusto?

“Non so come lo affronteranno. Io gli ho detto come vorrei che lo facessero, ho chiesto loro di essere consapevoli di giocare per una società Campione d’Italia e quindi di essere responsabilizzati da questo, che è un fattore che deve solo alzare il loro livello di concentrazione, impegno ed altruismo e tutti gli altri valori di cui parlavo prima. In più c’è anche l’altra faccia della medaglia, ovvero che c’è più visibilità: questi ragazzi fanno calcio perché coltivano un sogno, giustamente, e più c’è visibilità, più è accattivante coltivarlo”.


Vi cimenterete nel campionato Giovanissimi Elite, una competizione di alto livello, ma che conosci bene.

“Si, è un campionato che conosco e che mi piace per la fascia d’età dei ragazzi che lo svolgono. Questo proprio perché è una fascia d’età molto ricettiva, che si presta ai miglioramenti quotidiani in virtù del lavoro che viene fatto e che quindi dà molta soddisfazione. In più c’è anche la competitività del campionato, nel quale militano squadre blasonate ed attrezzate, un aspetto che alza ancor di più l’asticella”.


Infine, ringraziandoti per la disponibilità, chiudo chiedendoti quale obiettivo si pone il Savio di Bartoli?

“L’obiettivo è quello di fare meglio possibile, facendo prima crescere tutti i ragazzi del gruppo in maniera esponenziale rispetto al gruppo di partenza. Se riusciremo a fare questo, come penso e credo, arriveranno allora anche i risultati. Non voglio fare proclami: lavoriamo giorno dopo giorno, partita dopo partita, consapevoli del nostro ruolo e senza sottrarci alle nostre responsabilità”.