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Categorie: Dilettanti - Nazionali

“Dirty Soccer”: un mondo fatto di minacce, ricatti, estorsioni

​Di Lauro, intercettato su Juve Stabia – Lupa Roma dice di Di Nicola:“Se non passa la partita che gli ha detto, l'ammazzano… gli ha fatto giocare la Juve Stabia...”



La Procura di Catanzaro ©procura.catanzaro.itAssume sempre più i contorni di una classica operazione giudiziaria legata alla criminalità organizzata quella portata avanti dal Pm Elio Romano e dalla Procura di Catanzaro: nelle oltre 1200 pagine che compongono gli atti firmati dal magistrato calabrese, appaiono infatti tutti quegli elementi tipici della malavita che era riuscita a costruire all’interno del sistema calcio, una vera e propria rete di guadagni che incrociava le proprie strade con analoghi fenomeni coesistenti all’estero. Il tutto per quel sistema di combinazioni vincenti proposto dalle agenzie di scommessa che grazie ad un moltiplicatore più elevato e all’apparenza – ma solo in questo caso - più difficile da centrare, garantiva maggiori e sicure entrate al gruppo criminale. Un gruppo criminale che - lo si apprende dalle pagine del fermo emesso - non faceva mancare a chi non si fosse piegato ai propri piani, intimidazioni, estorsioni, minacce di morte.


“Se non passa la partita, lo ammazzano”. E’ il caso della partita fra Juve Stabia e Lupa Roma del 1 novembre dello scorso anno. Una partita che, secondo quando scrivono gli inquirenti, è fra le 28 gare del sistema di combine organizzato dai gruppi criminali. In questo caso le pressioni arrivano dalla parte straniera dell’intreccio, come riferito in una telefonata da Fabio Di Lauro, ex calciatore, fra i 50 sottoposti a fermo: negli atti firmati dal Pm Romano si legge come, lo stesso, parlando al cellulare “rendeva partecipe l’amico Ciardi (magazziniere del Sant’Arcangelo, squadra militante nella Lega Pro, protagonista delle combine coinvolgenti la sua squadra, ndr), dell’apprensione che lo aveva colto appurando dai “compari” stranieri che Di Nicola aveva venduto loro la vittoria della Juve Stabia nella partita che avrebbe disputato contro la Lupa Roma, quello stesso giorno, 1 novembre 2014. Di Lauro temeva, niente meno, che se gli stranieri avessero perso la scommessa sulla quale, a detta di Di Lauro, avevano investito 30/40 mila euro, avrebbero reagito ammazzando il complice Di Nicola “...se non passa la partita che gli ha detto, l'ammazzano...omissis...gli ha fatto giocare la Juve Stabia...”. Tutto questo – si legge ancora negli atti - il Di Lauro lo aveva appreso dalla viva voce dei complici stranieri, con i quali si era intrattenuto fino a poco prima”.


Minacce, ricatti, intimidazioni. Una circostanza, questa, che rende chiara la pericolosità dei soggetti stranieri che partecipavano alle manipolazioni dei risultati. E il timore di Di Lauro, trovava forza e applicazione “in ragione del rapporto di stretta conoscenza che questi intratteneva con gli stranieri” perché “evidentemente li sapeva capaci di azioni violente”. Non solo. Perché non sempre le partite terminavano con il risultato programmato: è il caso di Aversa Normanna – Barletta, match nel quale i fratelli maltesi Ferrugia, insieme ad un non meglio identificato “scommettitore cinese” perdono 52 mila euro. Una scommessa, questa, che era stato garantita quale alterata da Felice Bellini, responsabile marketing del Vigor Lamezia, “il quale aveva quale complice ed attore principale nella realizzazione della predetta frode sportiva, l’allenatore del Barletta Ninni Corda. Al fine di far recuperare detta cifra ai complici maltesi – proseguono gli inquirenti - molto adirati nei confronti del mister della squadra Pugliese, Felice Bellini si affannava nell’organizzare di una nuova combine che, nella circostanza, gli avrebbe ceduto gratuitamente.  Intanto, il tentativo di Felice Bellini di far scendere a compromessi Robert Farrugia non otteneva però gli effetti sperati. Il maltese infatti, trascorso un solo giorno dall’ultimo contatto, telefonava al Bellini e, preso atto che l’unica soluzione al problema, proposta dal complice calabrese, era accettare le condizioni dettate dallo stesso, con tono decisamente agguerrito minacciava di recarsi in Italia con l’intento di uccidere coloro i quali avessero messo in pericolo, con il loro comportamento, la vita di un suo fratello”.


Robert: no no no no non con te... non con te, io vengo con i miei uomini lì...

Felice BELLINI: e va beh ma no... 

Robert: e ti faccio vedere questo qua chi è questo figlio di puttana!

Felice BELLINI: ma scusa un attimo, ma perché fai così non ho capito fai solo casini così...

Robert: (inc.) fai così? Ma... senti, tu lo capisci che i cinesi vogliono uccidere mio fratello?

Felice BELLINI: ma non uccide nessuno a tuo fratello quelli vogliono recuperare tutto...

Robert: eh ia... 

Felice BELLINI: come vogliamo recuperare tutti i soldi... 

Robert: si si si si... 

Felice BELLINI: che ammazzano tuo fratello che fanno che... scusa un attimo lo ammazzano e non recuperano niente, che lo vogliono a tuo fratello là... poi voglio dire scusa no se io io ho una ho... devo recuperare 100 mila euro... 102 per l'esattezza, che qui abbiamo perso tutti ( bestemmia ) no?! Voglio dire ehm... è andata male voglio dire che io ammazzo un uomo che faccio?! Recupero che recupero la minchia?! 

Robert: eh io... non ammazzo uno... 

Felice BELLINI: e va beh che ne ammazzi tre o ne ammazzi quattro che... può darsi pure che ammazzano te poi pure eh! no è che siamo tutti (inc.) 

Robert: non c'è problema, quando quando qualcuno tocca a mio fratello... io ti uccido... fermo così...

Felice BELLINI: a chi uccidi a me?! 

Robert: eh... te che cosa fai... ah... tu stai con me... eh!

Felice BELLINI: no... allora ascolta Robert con me devi parlare in un certo modo che io non sono un burattino qua... 

Robert: no io lo so senti io, il problema non è io e tu eh...