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Domenica prossima a Veroli la presentazione dell'opera "Latium Vetus et Adiectum"

Scritto da Daniele Baldassarre e pubblicato in due volumi, il libro che racconta delle costruzioni a blocchi poligonali del Lazio antico verrà presentato dall'autore presso la Galleria della Catena di Veroli



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"Le grandi costruzioni in blocchi poligonali di calcare rappresentano senza dubbio uno dei tratti più caratteristici del Lazio antico: dominano i panorami urbani, segnano i fianchi di colline solitarie, emergono dalla vegetazione a riaffermare la loro presenza determinante, lontana eco di una straordinaria capacità di plasmare e dominare il paesaggio. Sopravvissute a millenni di distruzioni, spesso uniche superstiti delle epoche in cui furono realizzate, da secoli esercitano il loro fascino, severo e discreto a un tempo, su appassionati e studiosi. Oggetto di discussioni infinite da parte di archeologi, topografi e architetti [...] le mura poligonali mancano troppo spesso di una documentazione adeguata [...]. E mancava, fino a ora, un occhio che sapesse valorizzarne l’imponenza straordinaria, la solidità strutturale e la consistenza materiale, così come la suggestione dei giochi di luce e l’impatto visivo nei contesti urbani e in quelli naturali; oggi quell’occhio c’è. Daniele Baldassarre, architetto, fotografo e grande appassionato delle antichità delle sue terre, ci propone ora l’opera in due volumi illustrati sulle mura poligonali del Lazio antico." E' la lusinghiera recensione che Eugenio Polito dell'Università di Cassino dà su "Latium Vetus et Adiectum", un libro di 856 pagine scritto da Daniele Baldassarre che verrà presentato ufficialmente domenica prossima, 15 novembre alle ore 17, presso la Galleria della Catena di Veroli, in Ciociaria. L'opera, stampata in due volumi ed in mille esemplari firmati, numerati e dedicati ad personam racconta, per la prima volta ai lettori, realtà antiche più o meno note ma in definitiva del tutto sconosciute ai più, oltre a presentare circa diciotto centri del frusinate caratterizzati dalla presenza di cinte urbane ed acropoli; particolare attenzione inoltre viene prestata alla diffusione di queste costruzioni, costituite da mura poligonali, nel Lazio meridionale al di fuori degli ambiti urbani. Le maggiori sorprese che esso contiene vanno a riguardare la zona relativa a Fiuggi, Trivigliano, Piglio-Serrone e Anagni, del tutto inedita, oltre alle più note realtà di Alatri, Arpino, Ferentino, Segni, Veroli. Correda il tutto la piantina delle aree interessate, che per la precisione è presente nel risguardo finale del secondo volume e rende maggiormente capillare l'intero lavoro.