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Due arresti e quattordici feriti nello scontro tra abitanti e Polizia, a Casale di San Nicola

La situazione è precipitata dopo la decisione di trasferire un gruppo di migranti nella ex scuola Socrate; ora la situazione è sotto controllo ma la Questura prosegue accertamenti sul posto.



Image titleViolente imprecazioni e lancio di bottiglie all’indirizzo del pullman carico di immigrati diretto Casale di San Nicola: questo il clima che si sta vivendo nella località a nord di Roma dove la protesta popolare contro il fenomeno migranti ha raggiunto l’esasperazione totale. 
Il fatto. Tutto è iniziato all’improvviso, violento ed incontrollabile, in seguito alla decisione di ospitare un gruppo di profughi all’interno della ex scuola Socrate: di fronte ad una eventualità del genere, i residenti del popoloso quartiere hanno perso le staffe rispondendo drasticamente, attraverso la creazione di un blocco stradale e producendosi in presidi ed atti di dimostrazione. Lo stesso prefetto Gabrielli, dichiarando che in breve tempo sarebbe stato rimosso il tutto, ha ribadito che non si sarebbero fatti passi indietro. E così è stato:  la Polizia si è mossa tempestivamente, rimuovendo il blocco e ricevendo come risposta l’esplosione di un’esasperazione inaudita. Residenti e supporter di CasaPound sono arrivati così allo scontro fisico contro le Forze dell’Ordine, che hanno sedato gli animi a suon di manganelli. Al termine di una sassaiola in cui la gente si è abbandonata al lancio di ombrelloni e sedie e sono stati bruciati diversi cassonetti, sono risultati circa quattordici i feriti che si sono contati tra le file della Polizia, oltre che quindici identificazioni tra i cittadini, una denuncia e due arresti. A quanto si apprende dalla Questura, accertamenti direttamente in loco stanno proseguendo anche in queste ore. 
I precedenti. Non è l’unico evento ad essere accaduto nella Capitale, nell’ambito dell’emergenza migranti: tutti ricordano le proteste dei cittadini di Tor Sapienza che portarono, a cavallo tra il novembre 2014 ed il marzo 2015 ad accendere i riflettori su un’altra zona di Roma letteralmente abbandonata a sé stessa e stipata di profughi che non di rado avevano già dato saggio di episodi di criminalità più o meno gravi. In più, risale poco più a un giorno fa la protesta nel quartiere di Quinto di Treviso dopo la decisione da parte della prefettura di trasferire un centinaio di immigrati in appartamenti sfitti: una decisione che anche in tale situazione ha fatto inferocire un gruppo di cittadini che sono entrati in un alloggio per i richiedenti asilo dal quale hanno asportato televisori e mobili, successivamente bruciati. Dunque un’atmosfera irrespirabile, tale per cui era nell’aria che potesse accadere qualcosa di molto simile altrove. Ed alla fine è successo, proprio nella Capitale, proprio in quella Roma tanto toccata dal fenomeno migranti e che sempre più spesso sta dando segnali inequivocabili di insofferenza di fronte a tale e tanto disagio generale.