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Edoardo Ferrario, ministro della comicità: l’intervista a 360°

Serve una riforma della risata: ecco il programma del partito dei comici fra web, nuovi linguaggi e uno sguardo all’estero



Edoardo FerrarioEdoardo Ferrario, classe 1987, è uno di noi. Giovane comico (ma anche autore e attore) dai natali romani, negli ultimi anni si è ritagliato un ruolo ben preciso insieme ad altri colleghi di successo come The Jackal e The Pills, Frank Matano e tanti altri: sono i rottamatori della comicità, i Martin Lutero che stanno distruggendo un credo stantio, lontano dai gusti di un popolo sempre più affamato di novità. Questo partito, di cui Ferrario è uno dei capofila fin dalle sue prime piccole esibizioni del 2008, ha la propria versione de “le 95 tesi”, ma semplificata: stravolgere gli argomenti trattati, confezionandoli in un linguaggio completamente originale e veicolandoli con mezzi nuovi, più potenti. 

È con internet, infatti, che Edoardo è riuscito a trovare la giusta consacrazione. La web serie “Esami”, con 32000 iscritti al canale Youtube e 3,7 milioni di visualizzazioni, ha dato uno slancio inaspettato alla sua produzione e regalato tante soddisfazioni fra cui il premio Miglior Web Serie al Taormina Film Festival 2014 e anche il titolo di Miglior Serie Italiana al Roma Web Fest. Riconoscimenti importanti per i quali è d’obbligo un ringraziamento anche ai tanti ospiti che hanno arricchito le puntate: da Luigi di Capua (The Pills) a Caterina Guzzanti, da Stefano Fresi al finalone con Pietro Sermonti, passando anche per i bravi colleghi di Ferrario del Cocktail Comedy Club a Roma, Francesco de Carlo e Saverio Raimondo.

Tanto web, certo, ma prendendo anche tutto quello che “passa il convento” (a inizio intervista capirete il perchè): fra le partecipazioni radio-televisive di Ferrario si annoverano “Un, due, tre, stella!” di Sabina Guzzanti, “La prova dell’Otto” con Caterina Guzzanti, “#StaiSerena” in compagnia della mitica Dandini e anche una piccola collaborazione con Neri Marcorè in “Neri Poppins”. Fra pochi giorni esce il suo terzo nuovissimo spettacolo, ne parlo col diretto interessato nella simpatica chiacchierata che segue.


Presenterai il nuovo spettacolo in prima assoluta al Piper il 18 dicembre, insieme agli highlights di “Temi Caldi”. Dacci qualche anticipazione sennò chiudo qui l’intervista e bella pe’ tutti.

Per quanto riguarda le anticipazioni, ci saranno dei pezzi nuovi che parleranno di cose che come al solito mi colpiscono molto: ci saranno dei frati trappisti che fanno la birra artigianale, ci sarà anche il sempre troppo poco considerato zio di Bob Dylan.


Quindi sono vere tutte le assurdità annunciate sull’evento Facebook?!

Si assolutamente! Certo, poi se ti dico subito tutto quello che faccio ti derubo della magia.


Fra le tante cose preparate, non sono riuscito a trovare il nome del nuovo spettacolo 

Sai qual è il problema? È un po’ difficile parlare di nuovo e vecchio spettacolo. Non è che l’anno scorso io abbia fatto un tour di 200 date, ho fatto delle serate a Roma che per fortuna sono andate bene, mi dispiacerebbe dover sacrificare completamente dei pezzi che ho scritto e che invece si possono ritoccare, aggiungendo nuovi elementi. E poi diciamolo… non è che mi senta un artista consumato! Quindi ci saranno dei pezzi nuovi che formeranno il nuovo spettacolo ma anche dei pezzi di repertorio di “Temi Caldi”. La serata si chiamerà “Edoardo Ferrario Live” perché è un evento un po’ speciale, il titolo del nuovo spettacolo ancora ha da venì.


Parliamo di “Esami”: un successo assoluto, milioni di visualizzazioni, raffiche di premi e tante comparse di spicco. Forse il tuo vero trampolino di lancio, a dispetto delle precedenti apparizioni televisive.

Decisamente. Mi ha dato molta più visibilità della televisione, e non certo perché io abbia partecipato a programmi poco seguiti. Anzi, mi ritengo molto fortunato ad aver preso parte a format sperimentali e fatti da due comiche bravissime, che stimavo ancora prima di collaborare con loro, Sabina e Caterina Guzzanti. Mi hanno dato carta bianca in un contesto che già mi piaceva. Semplicemente, “Esami” è un’idea molto buona per il web, ed ha avuto una grande diffusione proprio grazie al fatto che ne fruivano gli universitari, ragazzi sempre attivi su Youtube e Facebook rispetto alla condivisione dei video.


Una piccola critica benevola che mi hanno suggerito: manca la facoltà di psicologia. Avrai sicuramente pensato a una seconda stagione.

Eh… premesso il mio grande rimpianto per aver escluso alcuni corsi di studio, abbiamo girato tutte e 10 le puntate insieme, al tempo non avevamo idea di dove la serie sarebbe andata. Quindi non potevamo immaginare questo risultato. Non escludo di produrre altro in futuro, non lo faccio adesso semplicemente perché è molto complesso girare: eravamo vincolati al DAMS di Roma Tre, dove abbiamo girato. Tenere in ostaggio a lungo termine un pezzo d’università con tutti i permessi non è facilissimo. Quello che farò sicuramente sono degli spin-off di alcuni personaggi.


Punterei dei soldi sull’assistente di economia di Roma nord.

Ovviamente! Poi ci sarà lo studente di architettura sventurato, molto probabilmente anche i tre studentelli (tre coattoni, ndr) di giurisprudenza, anche se mi piacerebbe approfondirli tutti.


Ferrario e Pietro Sermonti, puntata finale di "Esami"Fra il teatro, i palchi dei locali capitolini, la televisione e il web qual è stata l’esperienza più importante?

Bè la mia è una carriera ancora piuttosto breve, ma sicuramente è stato il web, per la visibilità che mi ha fornito. Detto questo, amo la comicità declinata su ogni mezzo, quindi non posso dire di preferire l’uno o l’altro. Ho avuto la fortuna di affacciarmi su ognuna di queste realtà, e le ho amate tutte quante. Cambia però il modo di scrivere: in radio il pubblico non ti vede, quindi la scrittura punta molto sulla parola e sul ritmo; se sei sul web ti puoi permettere una libertà che non avresti mai in televisione. Insomma la stessa idea comica si può declinare su format diversi: ad esempio Er Pips l’ho proposto in tutte le salse con le dovute modifiche, e spaziare da un mezzo all’altro è una delle cose che amo di più.


La scena comica italiana è complessa: non c’è mai stata libertà, ed emergere senza attenersi a certi canoni del grande pubblico è quasi impossibile.

Mi dispiace che in televisione abbia imperato un modello che io adesso trovo molto stanco. Ripetitivo, incentrato sui tormentoni: è come se si fosse appiattita la comicità. Quello che mi fa piacere invece è che il pubblico adesso sia affamato di nuovi contenuti e di originalità, prova ne è il successo delle web serie. Anche il fatto che mi esibisco dal vivo con Francesco De Carlo e Saverio Raimondi, i miei due colleghi dell’Oppio Caffè: proponendo una comicità più originale e personale, il pubblico apprezza moltissimo. Significa che ci si può permettere di osare e di proporre contenuti nuovi.


Negli ultimi anni si può notare un certo risveglio “suburbano” che si manifesta nei locali e piccoli teatri, e anche in qualche canale youtube. Qualcosa sta cambiando?

Internet ha avuto l’enorme vantaggio di poter ampliare i gusti del pubblico e di averli elevati in un certo senso, perché attraverso la fruizione della comicità anglosassone e quindi di un linguaggio più moderno e originale il pubblico ha sostanzialmente scoperto qualcosa che prima c’era negato in televisione. È stupendo che il pubblico abbia scoperto, ad esempio, gli stand up comedian inglesi ed americani: per me ad esempio era inconcepibile parlare con qualche comico, come accadeva tempo fa, e citando Bill Hicks sentirmi rispondere “ah no, non lo conosco, non sono bravo in inglese”. È come se un regista italiano dicesse “non ho mai visto Kubrick perché non capisco la lingua”.


Parliamo dei titani della comicità: parlami delle tue fonti d’ispirazione.

Se dobbiamo parlare di titani, io amo sempre citare Carlo Verdone, i Guzzanti (in particolare Corrado), Antonio Albanese mi piace tantissimo, idem per Antonio Rezza.


Quando si parla di stand up comedy, non si può non citare gli Stati Uniti, l’Inghiliterra, l’Australia. Terre libere dove la comicità assume connotazioni grottesche, che ignorano completamente il concetto di tabù.

Qui s’intavola un discorso di censura che mi annoia molto (ridacchia, ndr). Quando qualcuno mi viene a dire cose come ”sai, in Italia nun se po’ di che i preti o pijano ar….” subito mi domando che bisogno ci sia di dire una cosa del genere. Se questo è il tuo unico materiale e ti senti censurato per questo, forse ti meriti la censura! È chiaro che molto dipende da quello che tu proponi: la censura uno se la deve “permettere”, prima di sentirti censurato devi proporre qualcosa. Sull’estero invece ne faccio più un discorso di originalità dei contenuti: a me dispiace molto di più sapere che in una serata ci sono tre monologhi su lui che la domenica sta a casa, poi arriva la suocera, e poi tutti all’Ikea e parte il pezzo sul traffico nel raccordo. Questo mi turba molto più della censura.


Quali nomi consiglieresti al pubblico italiano per farsi una cultura sul settore?

Comincio col dirti che all’Oppio Caffè facciamo delle serate open mic con esordienti, comici giovani che magari si esibiscono per la prima volta. Ho sentito tanto materiale interessante, e parlando con questi ragazzi ho notato come si cominci a condividere gli stessi riferimenti: si può parlare tranquillamente di Bill Hicks, di George Carlin, di Chris Rock, e finalmente! A parte quelli già citati, c’è Doug Stanhope. Mi piace moltissimo anche Stewart Lee, che è un comico inglese sofisticatissimo, mi fa impazzire perché è davvero unico, una destrutturazione del monologo che gli ha da tempo regalato il titolo di “comico più amato dai comici”.


Ferrario interpreta il prof. Amedeo La Potta (Foto © Roberto Greco Fotografia)Ah, tu che mi parli di volgarità gratuite poi citi Stanhope, una delle malelingue più taglienti della scena statunitense!

Però lui lo può fare dai! Ha uno stile talmente originale che si può permettere di dire certe cose, perché se mi fai piegare in due dalle risate poi hai ragione tu. Naturalmente sta all’intelligenza del pubblico interpretare il personaggio.


I tuoi obiettivi dichiarati per il 2015? Un one man show come quello proposto da Valsecchi per Taodue Film è una proposta che non si può rifiutare.

Ah vedo che hai studiato, mi fa piacere! Ho fatto delle interviste stupende dove mentre rispondevo si sentiva in sottofondo “ahò ma questo chi è?”. Detto questo, la proposta di Valsecchi è condivisa e mi entusiasma. Sono già a lavoro su quell’idea, la sto scrivendo e saranno degli sketch completamente nuovi che vedremo a breve. Più avanti c’è in programma anche un tour nelle università, ma sicuramente inizierò con delle serate nelle città universitarie.


Un vulcano.

Eeeh, tocca lavorà.