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Edy Reja parla a Gazzetta... E trova subito panchina!

Mercoledì scorso abbiamo incontrato l'ex allenatore della Lazio durante Italia - Georgia a Genzano. Oggi l'ufficialità del suo ingaggio all'Atalanta



Edy Reja, nuovo tecnico dell'AtalantaRiproponiamo l'articolo del nostro Riccardo Manai sull'incontro con Edy Reja in occasione dell'ultima amichevole dell'Under 19 di Edoardo Pane. 

Arrivo a Genzano sotto la pioggia e, mentre gli altoparlanti snocciolano i nomi dei ventidue in campo, saltello tra una pozzanghera e l’altra in attesa di ricevere la lista delle due squadre. Dopo una prima sbirciata ai nomi, finalmente riesco a prendere posto. Accendo il computer, sistemo il blocco degli appunti e mi preparo a godermi gli azzurrini di Pane. Sin qui tutto normale, cronaca del solito pomeriggio di calcio presto interrotto da una domanda: “Scusa ragazzo, è libero questo posto?”. Accanto a me si siederà così un signore, cappotto ben abbottonato e berretto in testa. La gara comincia e vedo il mio insolito vicino che prende nota, appunta minuziosamente schieramenti e movimenti dei giocatori. La Georgia spinge, gioca bene e, tra la sorpresa generale, comincia un primo scambio di opinioni: “Mica male questa Georgia, un paio son giocatori veri” è stato il mio primo commento. Lui si gira, annuisce e mi risponde: “Anche più di qualcuno, un peccato che sia difficile andare a seguirli in Georgia”. I minuti passano e lui mi fa: “Occhio al dieci, l’undici e poi i due difensori centrali, guarda quel quattro com’è bravo”. Incredibile ma vero, di lì a qualche minuto il dieci batte un calcio d’angolo e, nemmeno a dirlo, il quattro insacca di testa il vantaggio dei crociati biancorossi. Chiamatela fortuna, o come volete, ma da lì in avanti comincio a prestare maggiore attenzione alle parole di quello che ormai capisco essere qualcosa in più di un semplice appassionato. Sbirciando tra il cappello e il bavero intravedo così ben presto un profilo conosciuto, quello di Edy Reja. Presentarmi o fare finta di nulla, per un momento non so cosa fare. Faccio così la scelta che mi è parsa più naturale, ovvero quella di godermi una partita vicino ad uno che di calcio ne ha masticato parecchio. Comincia il secondo tempo, l’Italia pareggia e, dopo avermi rivolto un pio di domande sui cambi, subito scherzosamente mi riprende: “Guarda, Calabria e Troiani si sono scambiati di posizione. Questa te l’eri persa eh?” Io sorrido e mi godo i suoi commenti: “Questa Georgia è più squadra, guarda non buttano mai via la palla”, oppure, guardando qualcuno che entra non proprio carico in partita: “Questo oggi non ha propria voglia di giocare”. I minuti volano e così, tra una battuta e l’altra, prima che me ne renda conto arriva il triplice fischio. Lui si alza, mi saluta e io, a questo punto, getto la maschera con un: “Be’ mister ora però un paio di battute su questa Nazionale me le lascia vero?”. Lui mi sorride compiaciuto e, dopo un po’ di resistenza e una pacca sulla spalla, non si tira indietro: “Meglio la Georgia, l’Italia più scolastica ma abbiamo visto due formazioni che hanno comunque cercato di giocare, il pareggio ci stava. Due squadre con diversi buoni giocatori e molto probabilmente la Georgia in pochi se la sarebbero aspettati così. Comunque – chiude poi Reja – l’Italia non ha assolutamente demeritato anzi ha fatto una buona gara”. E se lo dice uno che in carriera ha quasi novecento panchine, direi che ci possiamo stare.