Notizie

Eur Spa: a rischio il 50% del suo patrimonio immobiliare. Si muove "Fratelli d'Italia"

La copertura dell’aumento dei costi per la “Nuvola” di Fuksas potrebbero distruggere l’unicità di un quartiere. Il partito della Meloni lancia una petizione in difesa del patrimonio e dei lavoratori a rischio



Image title“Giù le mani dal patrimonio di Eur spa!” È partita ufficialmente ieri sera, presentata dall’on. Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, la campagna per la raccolta firme contro la dismissione di quella parte del patrimonio Eur che dovrebbe andare a risanare i debiti contratti per la costruzione della cosiddetta “Nuvola” di Fuksas. La realizzazione del Nuovo Centro Congressi viene originariamente affidata al Centro Congressi Italia Spa, con oneri a carico degli stessi aggiudicatari e parte, come previsto dalla legge, stanziati per Roma Capitale. Riscontrando un importante aumento di costi in fase di progettazione, Centro Congressi Italia Spa, rinuncia al progetto nel dicembre 2005. Nel 2006 il Comune di Roma vaglia la possibilità di realizzare la “Nuvola” attraverso l’appalto diretto dei lavori, con la possibilità di vendere l’albergo. L’arch. Fuksas, vincitore del concorso internazionale, realizza il progetto con un costo lavori pari a 277 milioni di euro più Iva e spese tecniche. In sostanza, la cifra complessiva stimata per tale realizzazione è quella di 391 milioni di euro.  Nel 2008 Eur Spa conferisce ad Eur Congressi Srl la realizzazione del Nuovo Centro Congressi, con un finanziamento trentennale pari a 396 milioni di euro, i fondi concessi dalla Legge per Roma Capitale, e l’anticipazione della cifra che si sarebbe realizzata dalla vendita dell’albergo. L’assenza di un contratto preliminare per la vendita dell’albergo impedisce l’erogazione del finanziamento.  Per questo Eur Spa si fa carico dei rischi dell’operazione, con quella che potrebbe essere definita una garanzia di seconda linea, ovvero un finanziamento “non recourse”, debito senza ricorso alla responsabilità patrimoniale del debitore, tenuto a rispondere soltanto nei limiti della garanzia. A fronte di questo e dell’aumento del costo del finanziamento, anche questo contratto viene meno. L’anno successivo, parliamo dell’estate 2010, è direttamente Eur Spa a sottoscrivere un contratto di finanziamento per 190 milioni di euro, nel quale i ricavi per la vendita dell’albergo non rappresentano più un rimborso al finanziamento, ma un introito necessario alla costruzione della “Nuvola”. L’onere a carico di Eur Spa diviene perciò, pari a 150 milioni, modificandosi di fatto, la posizione da garante verso le banche. A queste ultime infatti vengono concesse ipoteche anche sul patrimonio immobiliare storico e non dell’Eur, oltre che sui conti correnti e le quote di partecipazione. Fermo restando il problema della vendita dell’albergo, Eur Spa ottiene, nel luglio 2013, il sostegno dei soci per il completamento del Nuovo Centro Congressi, senza rischiare di minare alla continuità e alla stabilità finanziaria della stessa Spa. La legge di stabilità n.147 del 27 dicembre 2013 dispone di un’anticipazione di liquidità per Eur Spa, pari a 100 milioni di euro. Una serie di problematiche sull’applicazione di tali disposizioni, impedisce, di fatto, ad Eur Spa di accedere a questo credito. A risolvere questa difficoltà normativa il DL 66/2014, poi legge n.89 del 23 giugno 2014, grazie alla quale Eur Spa ha potuto fare richiesta di 37 milioni che sembravano sicuri insieme ai 133 milioni dell’aumento di capitale sociale messo in previsione dall’Assemblea dei soci. Nel dicembre 2014 però, le due assemblee dei soci aventi ad oggetto proprio l’aumento di capitale, avviano una procedura di concordato in bianco. Tutto questo perché essendo venuta meno anche l’erogazione dell’anticipazione, la società non ha potuto provvedere nemmeno al pagamento del pregresso nei confronti dell’appaltatore. Per questo, ad inizio 2015, il Presidente della Società ipotizza un piano ristrutturazione che prevederebbe la vendita del 50% del patrimonio immobiliare dell’Eur con un fatturato pari a 300 milioni di euro. Si tratterebbe di 5 dei migliori immobili del patrimonio che verrebbero acquistati da un fondo pubblico costituito e individuato dal Ministero Economia e Finanze, l’Invimit. Con la vendita di questi immobili si risanerebbero i debiti finora contratti dalla società, nonché il completamento della Nuvola. Immancabile in questo piano di risanamento la riduzione dell’organico aziendale, prevista nel 30% del personale. La contraddizione di questo piano di risanamento nasce dal fatto che si andrebbe a finanziare un fondo ministeriale, appunto Invimit, per acquisire un patrimonio già per il 90% di proprietà del Ministero Economia e Finanze, costringendo per giunta Eur Spa a ridurre di 20 milioni di euro il suo fatturato, che passerebbe dagli attuali 38 milioni a soli 18. Patrimonio che ha garantito finora le risorse necessarie al mantenimento dell’intero EUR e la cui dismissione non garantirebbe più all’ex ente, la copertura dei costi di gestione. Per questo il deputato FdI, Rampelli, ha iniziato una battaglia parlamentare, impegnando il Governo a risolvere le problematiche finanziare di Eur Spa, generate da decisioni estranee all’azienda, affinché di fatto non debbano ricadere sul personale dipendente . Le attuali criticità economiche della società infatti, sono attribuibili solo ed esclusivamente alla realizzazione della “Nuvola”, la cui paternità non appartiene a Eur Spa. Un’azienda che ha sempre chiuso in attivo i propri bilanci, mantenendo, conservando e valorizzando il patrimonio storico-artistico dell’Eur, merita di restare “un unicum - sostiene Rampelli - scongiurando la frammentazione che una gestione non unitaria comporterebbe.”  Lo Statuto ha modificato la legge dello Stato che prevedeva la sola valorizzazione del patrimonio immobiliare e non l’alienazione, decisa di recente da Eur. “La valorizzazione e la promozione non vanno di pari passo con la dismissione-prosegue Rampelli. L’assemblea dei soci non può cambiare una legge dello Stato, per questo FdI ha presentato ricorso al Tar.” La cessione di parte del patrimonio immobiliare dell’Eur, secondo Rampelli, avrebbe come unico scopo quello di reperire i fondi necessari al completamento della “Nuvola”, opera che non ha rispettato né il progetto originario col quale ha vinto il concorso, tantomeno i costi previsti aumentati proprio per non essere riuscito a rispettare il progetto originario, incrementando anche la parcella dello stesso Fuksas. Per questo FdI si rivolgerà alla Corte dei Conti per richiedere a Fuksas stesso, i danni per quanto esposto. “Se la Nuvola è costata più del previsto- sottolinea Rampelli- è chi ha voluto la stessa che deve pagare, non di certo l’Eur.” FdI non intende mollare una battaglia che l’intero coordinamento romano spiega non essere di una parte politica, ma di tutti coloro intenderanno difendere un patrimonio comune. Battaglia e raccolta firme per le quali il partito di Giorgia Meloni ha dato il via, nella speranza di riuscire a sensibilizzare cittadini e politici, nella difesa di un patrimonio che è parte integrante della storia e dell’architettura del nostro Paese.