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Ex segretario Pd al VI Municipio: "Partito romano in mano alle cordate politiche"

Intervista esclusiva con Andrea Sgrulletti, dimessosi lo scorso anno in seguito alle primarie municipali



Andrea Sgrulletti, ex segretario Pd al VI Municipio foto©GazzettaRegionaleEx segretario del Pd VI Municipio, Andrea Sgrulletti si è dimesso lo scorso anno in seguito alle primarie municipali che il candidato da lui appoggiato, Fabrizio Cremonesi, ha perso contro Marco Scipioni, uomo forte del deputato Pd Umberto Marroni sul territorio e attuale Presidente del Municipio delle Torri. Furono primarie molto contestate, militanti e dirigenti del partito ‘assediarono’ la federazione romana (come titolano i quotidiani dell’epoca) portando varie testimonianze di voti di scambio. Sgrulletti, come altri militanti e dirigenti del Pd, denuncia da tempo la presenza di vere e proprie cordate di potere all’interno del partito romano: e quelle che erano voci isolate e sottovalutate, con l’inchiesta ‘Mondo di Mezzo’ sono diventate prevalenti. Tanto che Matteo Renzi è intervenuto in prima persona, ha commissariato il partito e ha nominato Orfini con l’obiettivo di rifondarlo. 


Parliamo delle primarie dello scorso anno e delle tue dimissioni

“Il VI Municipio è stato l’unico a Roma in cui il dato dei votanti alle primarie per il Presidente del Municipio ha abbondantemente superato il numero dei votanti alle primarie per il premier. Un dato così anomalo che già avrebbe potuto suggerire alle commissioni di garanzia maggiore rigore nel valutare quello che è accaduto. Tra l’altro in quei giorni denunciammo tutta una serie di eventi palesi nella condotta delle ore del voto. Persone fuori dal seggio che davano i due euro a chi doveva votare, l'insistenza con cui gli elettori chiedevano di avere una ricevuta e affermavano di doverla portare a chi poi avrebbe rimborsato una piccola somma, piccole regalie, pacchi di pasta. Il tutto in un contesto sociale come quello del VI Municipio, che purtroppo si espone a queste pratiche. Io mi dimisi quando le primarie diedero esito favorevole a Marco Scipioni.”


Avete portato prove al segretario romano Miccoli e alla Federazione?

“Portammo tutta una serie di testimonianze scritte e anche una testimonianza audio. Non sono prove di tipo giudiziario, ma quando porti alle autorità politiche della Federazione, al segretario, al comitato del candidato sindaco e alla commissione di garanzia delle primarie elementi evidenti, testimonianze scritte, anche un audio in cui si palesava il malcostume di pacchi di pasta e aiuti alimentari in cambio di voti, cos’altro devi portare? Ci risposero che non era uno strumento probatorio definitivo, che avrebbe potuto essere stato autoprodotto. Ma questo vuol dire che i partiti non hanno anticorpi, perché se devi avere un impianto probatorio aspetti la magistratura”.


Tesseramenti gonfiati, personaggi con disponibilità enormi di denaro mentre i circoli facevano la fame. Negli ultimi anni non sono mancate le denunce, anche in altri municipi.

“Ci sono cordate politiche che in tutta la città spendono tantissimi soldi per affiggere manifesti, fare cene, organizzare assemblee pubbliche dove portano gente col pullman e poi la riaccompagnano. Allestiscono call center da cui, sulla base di precedenti elenchi di elezioni primarie che, non si sa perché, sono a disposizione di alcuni e non di altri, chiamano l’elettore per chiedergli, a nome del Pd, di votare tizio e caio. Così anche l'elettore che non conosce questi meccanismi pensa sia stato il Pd a chiamarlo, e non il comitato di tizio o di caio. La vicenda del VI è stata clamorosa secondo me anche per proporzioni, però il problema politico delle cordate che si sono impossessate di una capacità di condizionare il Pd così profondamente è un problema che investe tutto il partito roma".


Quali cordate si sono prestate più di altre a queste pratiche?

“Facciamo prima a dire chi si è sottratto. Tra i motivi per cui sono molto ammirato dalla azione politica di Morassut negli ultimi anni c'è il fatto che lui ha rifiutato e denunciato questo meccanismo. Attirandosi anche qualche rimprovero, perché quando denunci una dinamica interna in un partito puoi anche dire la verità però ti si imputa che quella verità è scomoda e danneggia il partito”.


Perché tutti si sono voltati di fronte a questa realtà denunciata più volte da più militanti del partito?

“Perché molto spesso queste cordate politiche interne hanno ciascuna una cosa da farsi perdonare. Se tiri fuori una questione che riguarda il tiburtino, e magari è anche giusto tirarla fuori, questa si compensa con un'altra situazione analoga che c'è all'aurelio e che può essere nell'interesse di un'altra cordata politica. Tutto questo ha reso le commissioni di garanzia di fatto dei luoghi di compensazione fra cordate”. 


Così si pensa di preservare il partito in pratica.

“E secondo me si sbaglia, e poi si arriva a questa situazione, che è fuori controllo”.


Perché queste vicende sono tornate d’attualità con Mafia Capitale? Come si collegano?

“L’inchiesta ha scoperchiato un aspetto politico: c'era un sistema tentacolare che si impossessava di risorse pubbliche della città di Roma, in qualche caso per arricchimento personale, in molti altri casi per alimentare un circuito politico di ritorno. C'era un rapporto fra soggetti erogatori di servizi e amministrazione fatto per alimentare le vicende politiche e le campagne elettorali di alcune cordate. La questione riguarda strutturalmente il centrodestra romano, è nata con la vicenda politica del centrodestra romano, pero' è altrettanto evidente che ci sono state parti del Pd che sono finite nello  stesso meccanismo, ne fanno parte, sono avvolte da questi tentacoli. Perché per mantenere le cordate di potere c'è bisogno di denaro, e ce n’è bisogno anche durante l'amministrazione Alemanno”. 


E quindi il Pd non faceva opposizione?

“Il gruppo del Pd, a parte qualche consigliere, ai tempi ha fatto una opposizione largamente consociativa. Lo dissi nel 2010, all'epoca eravamo in pochi a dirlo, oggi lo dicono tutti, ne ha parlato pure il Commissario”.


Marino dovrebbe restare al suo posto?

“Marino appare come elemento di forte discontinuità, gli stessi soggetti protagonisti di questa vicenda sembrano aver subito nocumento dalla sua elezione. Allo stato delle cose troverei insensato lo scioglimento del comune. Secondo me anche il degrado della città non è stato casuale, ho idea che sia stato indotto per mettere in difficoltà l'amministrazione. Altra cosa è il giudizio politico, alcune scelte del sindaco e alcuni elementi della squadra possono essere discussi”. 


Orfini è l’uomo giusto per commissariare il partito o Renzi avrebbe fatto meglio a scegliere qualcuno che non venisse dal Pd romano?

“Secondo me ha fatto bene a mettere un romano che conosce la situazione. Inoltre Orfini non è stato scalfito da vicende interne al partito romano, e secondo me ha cominciato bene, prendendo posizioni radicali. Sono però dell'idea che il periodo di commissariamento non debba durare tanto”.


Cosa deve fare Orfini?

“Deve controllare con grande rigore  il tesseramento e lo stato di salute delle nostre giunte e consigli municipali. Perché è nei municipi che ci sono gli elementi base di quella filiera politica di cui parlavo. C'è un lavoro radicale da fare per allontanare tutte quelle forze che stanno nel Pd come un caldo ventre dove farsi gli affari propri, tutte quelle forze che stanno nel partito per curare interessi personali e di gruppo. Questo va accompagnato da un'operazione politica: andrebbe fatto un congresso diverso. Non l’elezione di un gruppo dirigente sulla base di liste bloccate, ma un congresso su elementi di contenuto, di tesi politiche, un congresso che impegni i circoli veri in una discussione sui contenuti. A Roma non discutiamo di politica da troppo tempo”.