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Categorie: Dilettanti - Eccellenza

Fabrizio Centra si racconta: "Restare fuori è dura. Mi manca uno come Paolo Testa"

L'ex allenatore del Serpentara spera in una nuova occasione e dedica un pensiero speciale all'indimenticato tecnico del Tor di Quinto: "Avrebbe fatto ancora tanto bene al nostro calcio"



Fabrizio Centra (foto Facebook)Dei diversi tecnici di livello ancora senza squadra, non può non colpire il nome di Fabrizio Centra, uno che ha dimostrato a suon di risultati di essere un allenatore di spessore sia nel settore giovanile che alla guida di prime squadre quali Semprevisa e Vis Artena. La scorsa stagione l'esperienza sfortunata con il Serpentara in Promozione, chiusa con una separazione che ancora brucia. Dopo la parentesi con D’Antoni in panchina, la squadra è stata ereditata da Fabio Lucidi, che ha centrato il salto di categoria. In estate Centra ha ricevuto qualche proposta, ma alla fine le parti non si sono incontrate. In questa intervista il tecnico si racconta, in attesa di una squadra che voglia puntare su di lui.  

Nonostante i risultati ottenuti in carriera, sei ancora ai box a stagione iniziata. Ti manca la panchina? 

“Certamente sì. C’è il rammarico di essere rimasto fermo e ho una voglia matta di rientrare, è dura per uno come me restare senza calcio. Ci sono stati dei contatti in estate, ma le trattative non sono andate in porto. Sono pronto a rientrare, più voglioso di prima: spero che qualcuno vorrà darmi fiducia. La categoria non è un problema, più o meno ho allenato ovunque e penso di aver dimostrato qualcosa”. 


Nella scorsa stagione si è interrotto bruscamente il tuo rapporto con il Serpentara. 

“Sono rimasto spiazzato dalla loro scelta, che ritengo anche oggi un po’ frettolosa. Alla fine la squadra che avevo costruito è arrivata in Eccellenza, bisognava solo dare tempo alla rosa di crescere di condizione e mentalità. A dire il vero, forse proprio il valore di certi calciatori mi ha portato a sottovalutare qualche situazione. Con i presidenti Falanesca e Ferro, comunque, il rapporto è rimasto ottimo e capita ancora di sentirci”.

Ad Artena hai scritto pagine importanti, ti piacerebbe tornare un giorno? 

“Il mio cuore è ancora lì, ho vissuto anni bellissimi sia con la Juniores che con la prima squadra e penso di aver regalato a mia volta delle belle soddisfazioni. Tornare? Mai dire mai… Nel mio percorso di crescita è stato importante anche allenare il settore giovanile del Colleferro, un’esperienza splendida”.

Il nostro calcio vive un momento di crisi che rischia di diventare irreversibile. Che cambiamenti proporresti?

“Penso che si debba rivalutare correttamente il settore giovanile dando maggiore formazione ai ragazzi, altrimenti non riusciremo mai ad andare lontano. Le squadre di provincia saranno sempre penalizzate rispetto alle romane: se s’investe sui vivai come è stato fatto ad Artena si può crescere”.

Aboliresti l’obbligo degli under nelle prime squadre? 

"Non lo toglierei, ma lo ridurrei. Il giovane bravo in qualsiasi caso emerge e viene utilizzato in prima squadra, questa è la verità, con o senza la regola".

Hai seguito qualche partita di queste prime due giornate d’Eccellenza? 

“Ieri ho visto il Colleferro e devo dire che ha costruito una squadra eccezionale, la superiorità con il Città di Minturnomarina è stata evidente. La scorsa settimana, invece, ho assistito a Vis Artena – Semprevisa, che hanno giocato alla pari: la formazione di Liberti mi ha fatto un’impressione migliore, ma è anche vero che ai rossoverdi mancavano diversi giocatori importanti. Come sorpresa di queste prime due giornate, invece, dico il Lariano".

Fai parte della schiera, sempre più numerosa, di tecnici importanti che restano fuori ad inizio campionato.

“Avendo lavorato con i giovani in una certa maniera, mi fa strano essere rimasto senza panchina, visto che anche nei dilettanti gli under in ciascuna rosa devono essere tanti. Il motivo per cui tecnici del calibro di Leone e Ferazzoli sono rimasti fuori, così come Manrico Berti nella scorsa stagione, va chiesto ad altri. Hanno vinto tanto, eppure non basta…".  

Quali sono i ricordi più belli legati alla tua carriera? 

"Quando penso al mio passato il pensiero va subito a Paolo Testa: una persona straordinaria che avrebbe fatto ancora tanto bene al nostro sport. Quando andavo a giocare a Tor di Quinto contro le sue squadre si respirava calcio. L’intervista insieme a lui prima della finale Allievi Elite resta un ricordo indelebile. Poi di momenti felici ne ho tanti: ad esempio il campionato d’Eccellenza con l’Artena, dove ho incontrato persone fantastiche". 

Che rapporto hai mantenuto con i calciatori che hai allenato? 

"Sono rimasto legato a quasi tutti i giocatori che ho avuto il privilegio di guidare. Penso a Cristian Ranalli, un ragazzo eccezionale, così come Carnevali, Morelli, Trinchera e Padovani. Persone rispettose dei ruoli e splendide, ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa. Mi chiedo poi come sia possibile che uno come Roberto Romagnoli non abbia fatto categorie professionistiche: ha delle qualità incredibili, nettamente superiori alla media e meriterebbe palcoscenici più importanti dell’Eccellenza".