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Final Four Coppa Lazio - Lazio Calcetto, Fabrizio Ferretti: "Non abbiamo nulla da perdere"

Il tecnico biancoceleste si appresta a vivere le prime finali da allenatore: "Servirà una fase difensiva perfetta"



Fabrizio Ferretti, tecnico della Lazio CalcettoLa Lazio Calcetto si presenta alla Final Four di Coppa Lazio come outsider della manifestazione. La prima parte di stagione ha, infatti, portato una classifica non delle migliori per la rinnovata formazione del presidente D’Andrea. Nonostante l’anno di rivoluzione, il team biancoceleste ha però centrato ancora una volta l’atto finale della coppa. 

Dopo due Final Four da giocatore, Fabrizio Ferretti si appresta a vivere questa esperienza per la prima volta nelle vesti allenatore.


Mister, quali sono le sensazioni in casa Lazio Calcetto?

Direi buone. Sappiamo di essere la squadra, almeno sulla carta, meno favorita e di affrontare il Lido che, forse, è la formazione più attrezzata, visti anche gli ultimi movimenti di mercato. Molti dei nostri avversari li conosco, mentre sia Jabà che Fred fino a poche stagioni fa giocavano nel massimo campionato nazionale. Sarà un impegno proibitivo e più complicato rispetto a quello del campionato dove, giocando senza pensare al risultato, siamo riusciti a metterli in difficoltà. Non abbiamo nulla da perdere, a differenza della altre tre squadre, e cercheremo di raggiungere il miglior risultato possibile.


Che gara sarà quella contro il Lido di Ostia?

Rispetto al campionato, ci saranno due grosse novità, rappresentate dai loro due giocatori nuovi. Non sono teso per l’aspetto offensivo della mia squadra. Sotto porta ci siamo sempre comportati bene sia come realizzazione, che come manovra. L’aspetto che mi preoccupa è la fase difensiva. Dovremo essere perfetti nel gestire gli attacchi avversari, perché è in difesa che si deciderà la sfida di domani. Se non commetteremo errori, allora avremo qualche chance di battere il Lido, altrimenti loro saranno in grado di sfruttare tutte le nostre lacune.


A vostro favore ci sono le passate edizioni, dove l’outsider si è sempre comportata al meglio.

Raggiungere queste finali dà coraggio a qualsiasi squadra. Se si arriva all’appuntamento in condizioni mentali e fisiche ottimali, si può far bene anche senza i favori del pronostico. In questo periodo la differenza la fanno gli infortuni e le malattie. Questa è la forza di una competizione di questo tipo. Il campionato si gioca su 30 partite, la Final Four è una gara secca e chi vince va in finale. Chi sta meglio e chi gestisce meglio le situazioni del campo può fare la sua partita e andare avanti, anche senza i favori del pronostico.


Hai giocato due finali da giocatore, senza vincerle, e ora le vivrai per la prima volta da allenatore. Quali sono le differenze?

Si tratta sempre di sensazioni bellissime ed emozionanti, ma diverse tra loro. Da giocatore metti tutto te stesso nella gara e riesci a scaricare l’adrenalina, la tensione e lo stress giocando. Da allenatore te le porti dentro e le scarichi, nel bene o nel male, solamente a fine gara. Devo dire che mi piace moltissimo questo ruolo da allenatore, ma sono emozioni diverse, anche se sempre indirizzate nella stessa direzione.


Da allenatore potresti arrivare dove non sei arrivato da giocatore.

Vincere non è mai facile facile. Purtroppo nei dieci anni in cui ho indossato la maglia della Lazio Calcetto sono sempre arrivato vicino alla vittoria, sia in Coppa che in campionato, e spero di riuscire un giorno a coronare il sogno di portare un titolo a questa società. Un’affermazione in primis per il presidente, che in questi anni ha fatto tanto per la Lazio Calcetto e che meriterebbe un successo importante.