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Florenzi, non è un caso: quella volta al Viareggio...

Il capolavoro di ieri sera contro il Barcellona è solo l'ultima delle sue prodezze: già quattro anni fa l'allora capitano della Primavera giallorossa stupì tutti con la sua prima magia



Alessandro Florenzi, capitano della Primavera della Roma nella stagione 2010/2011 ©Alberto FornasariIeri sera un lampo ha squarciato il cielo d’Europa. Ben visibile da ogni punto, da ogni paese del mondo e che ha illuminato a giorno il firmamento della Champions. Come in un film, il colpo di scena che non ti aspetti, messo in atto da un comprimario di lusso che ha deciso di indossare l’armatura da campione. Il ragazzo di Vitinia che ha fermato gli alieni e li ha costretti a risalire sull’astronave, solo con un punto in tasca, si chiama Alessandro Florenzi. Tanta corsa, tanta umiltà ma un superpotere: quello di mettere a segno solo gol spettacolari. Il razzo di ieri che ha bloccato il Barcellona, la rovesciata contro il Genoa, il bolide sempre contro i liguri l’anno successivo dopo settanta metri di corsa, l’arcobaleno disegnato la scorsa stagione a Sassuolo. Prodezze che valgono il prezzo del biglietto ma che sono soprattutto frutto del lavoro, della professionalità, del sacrificio e di una sana follia, doti che già contraddistinguono la seppur breve carriera del “Floro”. Intuizioni che il terzino giallorosso ha sempre avuto, anche quando faceva il trequartista con la fascia di capitano sul braccio. Quand’era Primavera. 24 febbraio 2011, girone eliminatorio del Torneo di Viareggio: all’Ocres Moca di Villalba di Guidonia c’è Roma-Taranto, una delle classiche passeggiate della squadra di De Rossi in quel periodo. I giallorossi passano in vantaggio proprio grazie al ragazzo di Vitinia, il gol però è brutto: tiro da fuori e deviazione di un difensore che spiazza il portiere. Antei e Caprari piazzano l’uno-due che chiude il match ma al sessantaseiesimo Florenzi emette il primo vagito da supereroe della sua carriera: la Roma batte corto un corner, il ragazzo di Vitinia tocca per Caprari che gli restituisce subito la sfera. Il capitano non ci pensa su due volte: troppo scontato per lui crossarla in area o appoggiarsi al terzino. Impatto di collo pieno, da posizione impossibile, più vicino alla bandierina che al limite dell’area. La parabola disegnata sfiora il paranormale, fatto sta che il pallone si impenna e scende improvvisamente, insaccandosi sotto l’incrocio dall’altra parte. Anche quella sera, a Villalba, il cielo s’illuminò. Erano solo le prove generali, prima di ieri, prima della chiusura del cerchio perfetto, prima del colpo di prestigio finale che ha messo paura anche agli alieni.