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Francesco Astiaso Garcia, quando l’Arte è a servizio dell’uomo

Reduce da una trionfale mostra nel centro storico della Capitale e già impegnato in nuove esposizioni, il giovane Artista italo-spagnolo racconta di sé e del proprio percorso.



"Sirena al chiaro di luna" di Francesco Astiaso GarciaRomano, trentunenne, figlio di padre spagnolo e madre italiana, ma più ancora figlio di numerose esperienze e viaggi che ne hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza, Francesco Astiaso Garcia è una delle migliori espressioni dell’Arte che in questi ultimi anni è venuto pian piano alla ribalta, non solo per la sua preparazione indubbia – che annovera un diploma presso l'Accademia delle Belle Arti di Roma, indirizzo pittura ed al contempo dei corsi di teoria della musica e di chitarra presso l'Accademia Romana di Musica – quanto per la sua immensa profondità interiore, da cui emerge un variopinto universo che trova il suo naturale sbocco in pittura, disegno, incisione e scultura, nonché fotografia, il tutto raccontato da diversi  eventi performativi in Italia e all'estero. Insomma, un giovane e già grande Artista, in costante movimento se pensiamo che, chiusa l’esperienza de “La Divina Somiglianza”lo scorso 31 maggio, è ora impegnato in “Sogno quindi sono. Il sogno come luogo di costruzione del sè” in programma fino al 31 ottobre 2015 presso il Granaio di Santa Prassede, sempre a Roma. A questa incantevole scoperta del nostro tempo Gazzetta Regionale ha avuto il piacere di approcciarsi con una breve ed piacevole intervista.

Da dove viene Francesco Astiaso Garcia e come si è sviluppata la sua Arte? “Per spiegarlo bisognerebbe mettere insieme una serie di particolari che per me sono importanti: anzitutto il bisogno di rappresentare ciò che mi colpisce. Poi c’è il fatto di essere nato in una famiglia cattolica e di avere preso i sacramenti, quindi l’essere cresciuto in quella dimensione, ma prima ancora c’è stato pure  l’iniziale desiderio di avvicinarmi a queste immagini misteriose di angeli e santi. Maturando prima e diventando genitore poi il discorso si è amplificato ulteriormente, grazie anche ai viaggi che ho fatto all’estero, come in India, Africa, Ameria Latina ad esempio. Il viaggio pertanto come una fonte di ispirazione e poi l’esperienza costante con Kiko Arguello, mio maestro non solo artisticamente ma pure come uomo di Fede: conoscendolo e lavorando con lui ho potuto apprezzare in lui i segni di una presenza divina che lo pervade. La sua genialità artistica e la sua vita spirituale quindi ne fanno un maestro col quale ho imparato ed attinto tantissimo. Ho potuto raccogliere da lui il senso vero dell’Arte, dove non deve essere la vita a servire l’arte ma l’Arte a servire la vita. L’Arte va intesa come a servizio dell’uomo, per trasmettere a quest’ultimo i valori che lo animano. Senza la dimensione del servizio, l’Arte finisce per essere un qualcosa che si vive con distacco e fa montare un narcisismo che rovina l’uomo e crea una vita da geni maledetti. L’Arte che invece fa crescere l’uomo rende, anche chi la fa, il destinatario di una missione di cui farsi ambasciatori”.

Quindi un percorso di cui le tue rassegne sono un racconto, come “La Divina Somiglianza” che hai tenuto fino allo scorso 31 maggio nella cornice meravigliosa del centro storico di Roma, a due passi da Piazza Navona… “Si, essa con tante altre mostre di pittura e opere realizzate un po’ dappertutto è espressione della mia ricerca pittorica che dura da trentun anni ed insieme a esperienze e viaggi cela tutto percorso accademico, tutto il senso dell’Arte nel mio quotidiano, in questi dieci anni in particolare: una divina somiglianza che vive nell’uomo e proietta quest’ultimo nell’eternità. Scoperta questa somiglianza, l’Arte stessa entra in gioco per rendere palese quella parte invisibile dell’animo umano facendosi allo stesso tempo portavoce di tradizione e modernità. E questo connubio è necessario. Anche perché come diceva Modigliani “la modernità è un gran mistero, accoppiata a ciò che fu, gravida di ciò che sarà”. Ma lo faccio anche a modo mio ‘a mi manera’ affinchè sia una vetrina che racconti di questo mio viaggio”. 

"Sant'Anna" di Francesco Astiaso GarciaQuali sono le opere che rappresentano maggiormente te ed il tuo percorso? Beh, ne potrei citare diverse: in particolare voglio citare la ‘Sirena al chiaro di luna’. Con questo volto di donna disegnato a matita ed unito ad un discorso di pittura informale e libera, dove un’onda del mare incontra il viso femminile senza che una cosa rovini l’altra, vi è qualcosa che riecheggia anche la fotografia del passato rivisitandola con un linguaggio moderno. Qui lascio allo spettatore immaginare un attimino di questa sirena che emerge dal fondo del mare per essere illuminata dalla luce riflessa dalla luna, il tutto attraverso una tecnica che mi permette di rappresentare qualcosa che altrimenti sarebbe difficile a rendersi in altre modalità. Altra opera rappresentativa è ‘Sant’Anna’: vista da una distanza ravvicinata, la grande opera di Leonardo che essa rivisita, si traduce in un volto che esprime l’immaterialità, molto evanescente e dunque affatto legato ad una materialità corporea, attraverso un gioco di luci e trasparenze che portano ad una luce ed una visione interiore. Allontanandoci invece, prevale una forma più strutturale e definita del volto e qui si può anche parlare del concetto della pittura e dell’Arte oggi, a partire dai grandi giganti dell’Arte del passato: ammirando la loro bellezza e scoprendo la nostra modesta statura otteniamo lo stimolo a spingerci sempre più verso orizzonti lontani. Una sintesi allora che richiama l’Arte del passato ma anche quella di oggi con la sua pittura libera e richiamante l’astrattismo. Posso ritenerla sul serio l’opera simbolo di questa ultima mostra”.