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Gli attentati di Parigi nel racconto di una studentessa della "Sapienza"

Dalila, da pochi giorni nella Capitale francese, ieri sera sarebbe dovuta essere nei pressi del Bataclan, ma una fortuita casualità le ha permesso di scampare al terrore



Il Bataclan di Parigi, uno dei luoghi colpiti dai terroristi

La guerra sotto casa è un'esperienza che non è legata solamente a chi vive in presa diretta l'apocalisse di un attentato terroristico: la guerra sotto casa la puoi vivere anche stando in Italia, a Roma, rimanendo in costante contatto con chi è ad un passo dai luoghi che hanno visto generarsi l'ennesima manifestazione del terrore fondamentalista. Nel corso della giornata di oggi ho sentito più volte telefonicamente una collega, che per uno strano caso della vita si è ritrovata a vivere gli attentati di Parigi a pochi giorni dal suo trasferimento in Francia. Dalila è una studentessa di origine partenopea che ha vissuto gli anni della propria formazione nella Città eterna, cui è rimasta legatissima, per poi decidere di completare gli studi all'estero. Una scelta che lei ha ponderato consapevolmente... eppure mai si sarebbe sognata di dover fare i conti, così presto, così repentinamente, con l'immane tragedia di un attacco al cuore dell'Occidente. "Pur vivendo a Parigi da pochissimi giorni - racconta Dalila - ho avuto la fortuna di ritrovarmi a casa mentre fuori scoppiava l'inferno. Perciò non ho assistito ai fatti. Ma il teatro del massacro è poco distante dalla mia facolta', dove ieri avrei dovuto seguire un convegno; all'ultimo momento, per stare maggiormente al caldo e per non ritardare troppo il mio rientro, ho deciso di rincasare ed approfittarne per studiare un pò." Ed è stata la sua salvezza. "Su facebook - continua Dalila - ho visto i primi post della notizia da pagine di giornali francesi. Inizialmente parlavano di fucilate per strada. Non ho capito la gravita' dei fatti fino al controllo della terza fonte e dei post anche sulle pagine fb dei giornali italiani. Inoltre, in una periferia come questa, dove le ambulanze di norma sono molto frequenti, mi sono ritrovata ad ascoltare continui passaggi di automezzi a sirene spiegate ed a vedere immagini di un centro blindato da militari, gendarmi e forze speciali." Li insomma, la tragica realizzazione che a pochi passi da sè si stava verificando un autentico 11 settembre, di marca europea. "Sono ospite da amici nella periferia nord di Parigi, la zona dove c'è lo stadio, che comunque è molto distante da qui, dato che a Parigi, come in ogni grande città, le distanze si moltiplicano. Questi amici, che lavoravano nei pressi del centro, mi hanno raccontato del rumore degli spari provenienti dal ristorante... e da li, di gente che scappava ovunque, di un'area successivamente bloccata dalla quale non si poteva uscire nè entrare. La mia stessa amica, ha dovuto camminare molto per poi trovare un taxi disponibile e tornare qui. E non è rincasata prima delle tre e mezzo del mattino!" Scenari tragici dunque, dove nonostante tutto si è venuto palesando, nel corso delle ore della notte una fortissima solidarietà da parte dei cittadini parigini "In tutto questo inferno è stato consolante vedere il rincorrersi di hashtag in rete dove gli abitanti dell'area prossima al Bataclan offrivano ospitalità a quelli che non riuscivano ad uscire da quella zona e rientrare a casa. Anche i tassisti, che si sono ritrovati a soccorrere gente scioccata che entrava piangendo nelle loro vetture, hanno lavorato gratuitamente." Dalila però non è rimasta turbata di fronte alla fredda fermezza con cui il Presidente francese Hollande e le autorità locali hanno affrontato gli attentati "Non mi stupisco. Parigi è una città cuturalmente frastagliata, frutto anche di un passato coloniale che ha ulteriormente elevato il livello di accettazione e coesistenza tra diverse realtà sociali. Ma è pure una città che all'improvviso ti sfugge di mano e c'è naturalmente, nei francesi, il bisogno di essere freddi per poterla gestire. Ma in fondo, hanno la consapevolezza e forse il timore di vivere in una città pericolosa." Qui la conversazione si avvia alla chiusura. Dalila intanto è più sollevata perchè di fronte a lei, malgrado le frontiere siano chiuse ed il livello di guardia altissimo, la vita della Capitale francese sembra aver ripreso la sua quotidianità: metro aperte, gente in strada. Ma come i francesi, anche in Dalila permane un pesante stravolgimento emotivo per quanto accaduto. E confessa "Domani avrei dovuto trasferirmi nei pressi della mia facoltà: ho trovato una stanza da quelle parti, ma non so se ci andrò. Me ne andrò a Messa e poi deciderò sul da farsi. Eviterò la metro perchè è meglio, ma fondamentalmente sono tranquilla, non ho paura. Sento la violenza che ha ferito questa città ma bisogna restare calmi: non possiamo piegarci. Dobbiamo resistere e tornare alla nostra vita."