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I volti degli eroi recenti della polizia municipale nella mostra "Quella divisa macchiata di sangue"

E' possibile visitare la raccolta fotografica presso la sala "Liguori e Savarino" nella sede del sindacato O.S.Po.L in via Prospero Alpino 69



La locandina della mostra fotograficaRoma, via Prospero Alpino 69, sala “Liguori e Savarino” delsindacato O.S.Po.L. (Organizzazione Sindacale delle Polizie Locali). È qui che possiamo incontrare i volti di eroi recenti. Eroi in divisa, come spiega il titolo, che hanno perso la vita nelle più svariate circostanze, ma con un’unica costante: erano tutti in servizio. 20 storie che si avvicendano sui muri della sala, di fianco agli articoli dell’epoca che cercano di dare un senso a tragedie a volte inaccettabili. Nell’allestimento di Luca Grechi e Luana Vitale spiccano anche gli stessi Michele Liguori, simbolo della lotta alle eco-mafie nella Terra dei Fuochi (morto pochi mesi fa ad Acerra per due tumori), e Nicolò Savarino, vigile urbano (investito da un Suv a milano nel gennaio 2012). Ma ci sono anche drammi più lontani, alcuni dimenticati, come quello di Giuseppe Marino, vigile ucciso a Reggio Calabria nell’aprile 1993 per un semplice atto dimostrativo della ‘ndrangheta, che in quei giorni tentava di ristabilire il controllo sulla città. L’anteprima è stata disponibile per chi ha assistito alla conferenza stampa indetta dallo stesso sindacato, e da subito si capisce che la mostra viaggia sullo stesso binario di protesta. Le Polizie Locali infatti sono in lotta con l’amministrazione capitolina da diversi mesi, molte le istanze presentate ma fra tutte ricorre un filo conduttore: si chiede una sostanziale parificazione legislativa con la Polizia di Stato e gli altri corpi che nonrispondono direttamente al Comune. Secondo la sensibilità di chi scrive, infatti, la mostra offre due chiavi di lettura: da un lato ci troviamo davanti ad una dissertazione sul concetto di eroe, una parola fintroppo mistificata nella storia, e per lungo tempo “bandita” dal linguaggio comune per un’insistente bisogno di politically correct che l’ha svuotata del suo significato originale. Dall’altro lato, è evidente l’intento provocatorio di una mostra che vuole scuotere le coscienze espostare i riflettori non già sulle tragedie, ma sulle loro premesse esoprattutto conseguenze: le Polizie Locali negli anni ’90 sono state sbattute fuori dal cosiddetto Comparto Sicurezza, assistendo impotenti durante il governo Monti alla soppressione della causa di servizio, equo indennizzo e altri benefici (che le forze dell’ordine mantengono). Molte famiglie non sonostate adeguatamente assistite dopo i drammatici decessi, altre ancora sono state completamente abbandonate,  ancora più inutile diventa il parlare di esequie di stato, un lusso che una semplice “morte sul lavoro” di un “dipendente comunale” non può permettersi di chiedere. Una mostra spigolosa, fatta di dolore, dislivelli, e pieghe legislative che tutto chiedono, ma poco restituiscono.