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"Idee e proposte per ripensare la RAI": abbassare il canone e arricchire l'offerta

Al seminario hanno partecipato anche l'ex dirigente Rai, Francesco Devescovi e Piero De Chiara, dirigente di Telecom Italia



CQual è il ruolo del servizio pubblico? Qual è il legame tra la Rai e l’informazione? Vale ancora la pena di parlare di giornalismo di servizio pubblico? Queste le domande e i temi trattati al IV seminario sulla “Pallacorda” di idee e proposte per ripensare la Rai che si è tenuto ieri presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza. Interessanti questioni sono state poste, tra gli altri, da Francesco Devescovi, già dirigente Rai, che ha posto l’accento sulla necessità di una riforma che si muova lungo tre direttrici: in primis, abbassare il finanziamento del canone a ottanta euro limitandolo a due reti Rai e, al contempo, aumentare l’offerta televisiva con pacchetti Premium (sul modello Mediaset); come seconda proposta, migliorare la qualità dei programmi e, infine, garantire un’informazione obiettiva e pluralista. Sul ripensamento della qualità del giornalismo del servizio pubblico ha parlato, invece, Vittorio Roidi, ex Segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti, che ha criticato la tendenza a mescolare il giornalismo con l’intrattenimento specie nei contenitori pomeridiani della Rai. Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale e animatore dei quattro seminari, ha posto l’accento sul legame inscindibile tra servizio pubblico e giornalismo evidenziando come, nei momenti di crisi, sia essa di natura economica o geopolitica, i telespettatori scelgano l’autorevolezza informativa della Rai piuttosto che l’approfondimento di altre emittenti televisive o il diluvio di notizie presenti sulla Rete. Innovative anche le proposte di Piero De Chiara, dirigente di Telecom Italia, che ha parlato della necessità di dividere la Rai in due società pubbliche, una interamente finanziata dal canone, l’altra dalla pubblicità. Per De Chiara, inoltre, il servizio pubblico deve essere in grado di attirare i giovani attraverso la modernizzazione dei linguaggi, sfruttando le potenzialità della crossmedialità.