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Il bambino nel pozzo: ieri il trentaquattresimo anniversario della tragedia

Erano circa le 19,00 del 10 giugno del 1981 quando Alfredino Rampi cadde in un pozzo artesiano. Dopo tre giorni di tentativi vani, il bambino spirò a sessanta metri di profondità.



Image titleTrentaquattro anni dopo, l’eco di quella che fu una tragedia nazionale resta ancora viva nella coscienza degli italiani: la giornata di ieri infatti ha segnato il trentaquattresimo anniversario della tragedia di Vermicino, in cui perse la vita il piccolo Alfredo Rampi, balzato di li in poi agli onori delle cronache come “Alfredino”. Era la sera del 10 giugno 1981 quando il piccolo Alfredo tornava da una spensierata passeggiata nei prati: erano giorni in cui tutta la sua famiglia si era concessa un periodo di riposo nella casa di campagna. Il bambino, ricevuto dal papà il permesso di rientrare da solo, scivolò in un pozzo artesiano a circa trenta metri di profondità. Ciò accadde intorno alle diciannove. Il padrone del pozzo, che passò di li a poco, non si accorse della presenza del bambino all’interno dell’antro ed anzi finì col coprire l’imboccatura del pozzo con della latta. La tragica scoperta avvenne circa un paio di ore dopo la caduta grazie alle forze dell’ordine, allertate dai genitori. Nel giro di pochissimo tempo sopraggiunsero Polizia, Vigili del Fuoco e Vigili urbani, che subito iniziarono dei tentativi per il recupero del piccolo: quello alquanto maldestro di calare nel pozzo una tavoletta cui far aggrappare il bimbo fini solo per aggravare la situazione, in quanto il pezzo di legno si incastrò e rese le operazioni di soccorso ancora più complicate. Nel corso della nottata, sopraggiunse anche la Rai che calò nel pozzo una sonda che permise ad Alfredino di comunicare con la mamma. Tutta Italia, a partire dalle 13 del giorno successivo, assistette con orrore alla tragedia che si consumava sotto gli occhi di tutti, nel corso di una interminabile maratona televisiva dove ci si potè rendere conto non solo delle condizioni del bambino, che iniziava ad alternare momenti di lucidità a momentanee perdite di sensi mentre, ma anche all’incredibile confusione creatasi sul posto dove, nel frattempo, proseguivano i tentativi di salvataggio. Si optò per lo scavo di un pozzo parallelo, a partire dal quale creare un cunicolo di collegamento che permettesse di arrivare più agevolmente ad Alfredino. La trivella purtroppo, dopo aver rallentato il ritmo per via di uno spesso strato di roccia incontrato nel corso delle escavazioni, provocò vibrazioni che fecero ulteriormente scivolare il bambino verso il basso. Quarantott’ore dopo la caduta iniziarono così i tentativi disperati di calare nel pozzo tutta una serie di speleologi e di persone dalla corporatura minuta una delle quali, Angelo Licheri, restò a testa in giù per quasi quarantacinque minuti. Tutto ciò, che si svolse alla presenza dell’indimenticabile presidente della Repubblica Sandro Pertini, intervenuto sul posto, fu inutile: all’alba del 13 giugno 1981 si dichiarò la morte presunta del piccolo Alfredo, il cui corpo fu recuperato solo trentun giorni dopo. Seppur terminati in modo cruento, i fatti di Vermicino permisero di creare le condizioni per l’istituzione della Protezione Civile, nonché per la fondazione del “Centro Rampi” – proprio ad opera della madre del piccolo - una Onlus che da allora si occupa di formazione, educazione e prevenzione dei rischi ambientali.