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Categorie: Dilettanti - Eccellenza

Il bilancio di Francesco Punzi: "A Rieti un'esperienza difficile, ma formativa. Con Fedeli ho avuto tanti scontri, ma non ho un brutto ricordo"

Il neo tecnico del Pomezia ripercorre la stagione trascorsa a Rieti ed è pronto a tuffarsi nella sua seconda avventura in rossoblu



Francesco PunziFrancesco Punzi spesso divide l'opinione degli addetti ai lavori: tanti non lo amano, per quel carattere che, a una conoscenza superficiale, può sembrare introverso e spigoloso, quasi arrogante. Nulla di più sbagliato. Francesco è un allenatore consapevole della sua bravura ed è giusto che sia così, sono i risultati a parlare per lui: ha dimostrato qualità importanti, a dispetto della giovane età. Anche nella stagione appena chiusa, nonostante un ambiente estremamente difficile e una proprietà che, anziché aiutarlo, gli ha riservato in ogni momento aspre critiche, ha saputo condurre il Rieti all'obiettivo Serie D. Anche la stampa locale, inizialmente poco convinta da alcuni atteggiamenti considerati supponenti, ha ammesso la bontà del suo lavoro e ha imparato ad apprezzarlo. Vincere con il Castelfidardo sarebbe stata la ciliegina sulla torta ma, nonostante la sconfitta, il ripescaggio è cosa fatta. Ora la sua avventura allo Scopigno è terminata, torna a Pomezia, dove nella stagione 2012/2013 ha fatto benissimo. Lascia da gran signore, senza veleni, consapevole che il tempo è galantuomo e che, in futuro, anche i suoi detrattori dovranno riconoscere la grande impresa fatta…  

Sei tornato a Pomezia, una piazza che ti aveva accolto al meglio e in cui avevi dimostrato il tuo grande valore. 

"Avevo un ricordo stupendo della dirigenza e del club, perché ti permettono di lavorare al meglio, ti appoggiano facendo conciliare le tue idee con le dinamiche societarie. Martedì scorso è sorta la possibilità di tornare e nel giro di ventiquattro ore ci siano messi d'accordo. Gli obiettivi rispetto a Rieti ovviamente sono diversi, ma con il lavoro e le idee si può sopperire al gap di un budget contenuto. L'obiettivo è mantenere la categoria, poi sarà il campo a parlare…". 


La stagione a Rieti è stata difficile, ma hai comunque raggiunto l’obiettivo Serie D. Che bilancio tracci dell’esperienza in amarantoceleste? 

"E' stata un'annata travagliata, più difficile dalle altre ma comunque formativa. Chiudo con oltre due punti di media e una finale play off conquistata. Nella prima parte di campionato abbiamo anche tenuto testa alla Viterbese, quindi ritengo che la mia gestione abbia portato i suoi frutti. Ho avuto uno staff splendido con cui mantengo un rapporto stupendo. Con il presidente abbiamo avuto idee diverse e confronti accesi. L'ho sempre rispettato, senza però abbassare la testa passivamente. Questa cosa l'ho pagata nel finale di stagione, ma sono orgoglioso da tutti i punti di vista. Anche il rapporto con i tifosi è stato eccellente, per me è un motivo di vanto aver allenato il Rieti. Mi ha dato fastidio, nell'ultima intervista fatta dalla vostra testata ad Andrea Fedeli, sentire che il padre sostenesse di non voler ripetere gli "errori del passato" nella scelta del tecnico. Penso che il suo errore sia stato quello di esonerarmi, non di avermi scelto, i risultati lo confermano". 


Sei stato spesso attaccato dal presidente Franco Fedeli, esonerato e poi richiamato. Come mai tante difficoltà? 

"Quella amarantoceleste è una proprietà molto esigente. Con il ds Solaroli e il team manager Andrea Fedeli c'è un rapporto di grande stima. Con il presidente è stato diverso, ma non penso che ce l'avesse con me. Ritenevo che le vittorie potessero tranquillizzarlo, invece il suo modo di fare lo porta ad essere estremamente critico. E' un ottimo imprenditore e gestisce la squadra come la sua azienda".  


Il momento più duro della tua stagione e il ricordo più bello? 

"Il più difficile sicuramente l'esonero. Dopo 18 partite, in cui per 15 sei stato primo, non ti aspetti di essere mandato via. E' stata una grande amarezza e mi sono sentito vittima di qualcosa che non pensavo di meritare. Quando sono stato richiamato è stata una piccola vittoria personale. Il momento più bello è stato dopo la vittoria con la Sammaurese in trasferta, perché sapevamo di aver fatto qualcosa di grande e di essere ormai certi del ripescaggio".  


Nell’intervallo della gara interna con il Castelfidardo c’è stata una brusca lite con il presidente. Hai dovuto ingoiare tanti bocconi amari e alla fine sei sbottato.  

"Il momento era concitato e c'era tanto nervosismo. Siamo due persone col carattere forte e ci siamo scontrati. Non mantengo, comunque, un brutto ricordo di lui, ma faccio tesoro di questa esperienza. Ho lavorato con tanti presidenti "spigolosi" e con ognuno di loro ho mantenuto un discreto rapporto, ad esempio con Camerini. Spero possa avvenire lo stesso anche con Franco Fedeli". 


Andrea Fedeli ha detto che alcuni giocatori non avrebbero voluto la tua riconferma. Che rapporti c’erano?  

"Non credo ci siano calciatori che possano aver messo in discussione la mia riconferma: se fosse vero sarebbe grave. Soprattutto perché andrebbero oltre il loro ruolo. E' la società che deve decidere, non i giocatori, che devono solo pensare a giocare… Penso sia stata una cosa detta lì per lì. Il fatto che il tecnico sia stato scelto solo oggi fa capire che le idee non erano molto chiare, e quando non sono chiare si cercano appigli. Sono sincero, se ci fossero stati i presupposti per continuare a lavorare a Rieti lo avrei fatto volentieri: non c'erano ed è stato meglio cambiare. Poi il tempo dirà chi avrà avuto ragione e se ho fatto o meno qualcosa di importante per il club". 


Ha tenuto spesso banco il caso Mario Artistico, un talento eccezionale, ma di difficile gestione.  

"Con lui ho sbagliato a cercare di supportarlo in toto, proprio perché il suo talento ci aveva permesso di emergere, come in casa del Grifone Monteverde. Se le cose non vanno le responsabilità sono di tutti, non solo del ragazzo. Da parte mia penso di aver fatto il massimo. Quando sono tornato in panchina, il rapporto con il presidente era ormai logoro e non potevo fare più nulla. Mario è una persona estremamente buona. Il suo apporto calcistico lo ha dato tutto, segnando tanto. Ha qualità da Serie A, ma deve cercare di restare tranquillo e fare vita regolare. Gli auguro di poter trovare serenità e tornare nelle categorie che gli competono". 

Franco Fedeli, presidente del Rieti
Pensi che la permanenza dei Fedeli nel club reatino sia un bene per la prossima stagione in Interregionale? 

"Ho sempre sostenuto che avere una proprietà con una solidità economica così importante sia sempre un bene. Mi auguro, però, che l'atteggiamento del presidente possa essere diverso, altrimenti un comportamento così critico in una categoria complessa come la Serie D può creare della problematiche. Sfido chiunque a lavorare in un ambiente dove, anche quando vinci 5-0, vieni criticato. A mio giudizio i tecnici importanti non sono quelli che vincono, ma quelli che lavorano e sviluppano i programmi societari… La differenza poi la fanno solo i calciatori". 


Che progetti ci sono nel nuovo Pomezia? 

"Faremo una squadra intelligente, cercando di far crescere i giovani e valorizzarli. Anche mister Persia la scorsa stagione ha fatto bene e cercherò di portare avanti il suo lavoro. Di certo, non possiamo pretendere di ripetere ciò che facemmo due anni fa". 


Che giocatori ti piacerebbe trattenere della rosa della scorsa stagione? 

"Certamente Delle Monache, Peri, Bacchiocchi e Nardi sono confermati. Sarà difficile tenere Roversi, che è vicino all'Aprilia. Spero, invece, che Luca Manganelli decida di restare: è un ragazzo eccezionale e farò di tutto per ripartire da lui. 


Hai ricevuto altre richieste prima di accettare i rossoblu? 

"Sì, diverse. Ma da quando si è aperta la possibilità di tornare a Pomezia non ho avuto dubbi. E' la piazza ideale per lavorare in una certa maniera. Crescerò ancora grazie a loro".