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Il business della cupola e tutti i numeri dell'immigrazione

L'emergenza Nord Africa e l'ascesa del consorzio Eriches. Il sistema Odevaine e lo smistamento dei migranti verso Roma. I 2600 posti Sprar, serbatoio pubblico da 37 milioni l’anno per le coop capitoline



Image title“Eriches c’ha uno scatto di qualità nel momento in cui ci viene affidata l’emergenza Nord Africa, che riusciamo, anche con l’apporto della Lega Coop, a contendere al gruppo della Cooperativa cattolica, l’Arciconfraternita. Da un consorzio poco significativo che a stento raggiungeva il milione di euro fino al 2010 oggi stiamo intorno ai 16 milioni di euro”. Così a fine 2013 Salvatore Buzzi illustrava ad alcuni avvocati la solidità finanziaria del suo gruppo imprenditoriale. Un gruppo che ha triplicato i guadagni durante la Giunta Alemanno, dai 20 milioni fatturati nel 2008 ai 60 sfiorati lo scorso anno, quasi tutti grazie a commesse pubbliche. Impressionante il balzo di Eriches, il Consorzio che si occupa dell'accoglienza dei migranti. Un milione di fatturato nel 2008, uno e mezzo nel 2009,  e poi su fino ai quasi 16 milioni del 2013. Una crescita esponenziale.


La primavera araba. Tra fine 2010 e inizio 2011 prendono il via le rivolte nei paesi arabi, che di lì a poco porteranno sulle coste italiane decine di migliaia di immigrati, molti dei quali richiedenti asilo. Questi passano per i centri di prima accoglienza e poi vengono smistati per i vari centri Sprar dislocati in Italia. Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati è costituito dalla rete degli enti locali che, realizzando progetti di seconda accoglienza per i migranti, accedono al fondo nazionale. Negli anni dell’emergenza Nord Africa i centri Sprar all'occorrenza sono stati utilizzati anche come centri di prima accoglienza. E sono aumentati a dismisura, dai 3000 posti previsti per il triennio 2011-2013 agli oltre 13mila effettivamente presenti a metà 2014, come si evince dal Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia siglato da Sprar, Caritas e Anci in collaborazione con L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Di questi 2612 sono a Roma (516 in più solo nell'ultimo anno), un numero spropositato se si pensa che al secondo posto fra i Comuni italiani c'è Torino, che di posti ne ha 269. Che a Milano, per dire, ce ne sono 150, a Napoli 60, a Bologna 108 e a Palermo 100.


Quanto guadagnano le cooperative. Un immigrato in un centro Sprar costa in media quasi 38 euro al giorno, se è un minore non accompagnato ne costa 90. Le associazioni contribuiscono per il 20% alla spesa totale, quindi lo Stato italiano spende circa 30 euro al giorno per ogni immigrato, una settantina per i minori. Tutti soldi che vanno alle cooperative e non, come spesso la vulgata xenofoba vuole far passare, ai migranti. A loro spetta solo il pocket money giornaliero di 2,50 euro. La torta romana dunque è decisamente appetitosa per le coop e per mafia capitale. 37 milioni all'anno per i prossimi 3 anni, a cui si va ad aggiungere un circuito parallelo gestito dalla Prefettura di Roma. Sono altri 10 milioni nella seconda metà del 2014 per accogliere 2000 migranti, 1200 dei quali già presenti in strutture di prima accoglienza della Provincia. 


Il sistema Odevaine. Come si sia arrivati ad un sistema per cui Roma accoglie 15 volte i richiedenti asilo di Milano ce lo spiegano le carte dell'inchiesta 'mondo di mezzo'. Ce lo spiega Luca Odevaine. “I posti Sprar che si destinano ai Comuni in giro per l’Italia fanno riferimento a una tabella tanti abitanti tanti posti Sprar. Per quella norma a Roma toccherebbero 250 posti, che è un assurdo, pochissimo per Roma, no? Allora un mio intervento al Ministero ha fatto in modo che lo Sprar a Roma fosse portato a 2.500 posti, di cui loro secondo me ce ne hanno almeno un migliaio”, spiega l'ex capogabinetto di Veltroni a Stefano Bravo, che per gli inquirenti è il commercialista della cupola romana. Odevaine cambiò cognome in seguito a una condanna per droga pur di non compromettere la sua carriera istituzionale. Carriera che fa il suo corso, parte dal Ministero dei Beni Culturali di Giovanna Melandri, si consolida quando diventa capogabinetto del sindaco Veltroni e si chiude a capo della Polizia Provinciale di Zingaretti. Carica quest'ultima che, seppur delegittimata dal cambio di amministrazione a dicembre 2012, gli ha consentito, fino al giorno dell'arresto, di sedere al tavolo di coordinamento nazionale sull'immigrazione. “Una funzione priva di qualsiasi legittimazione”, osservano gli inquirenti. Una funzione che gli consente però di “orientare i flussi che arrivano da giù, anche perchè spesso passano per Mineo”. Odevaine infatti è anche “esperto del Presidente del cda” del Consorzio che sovrintende alla gestione del Cara di Mineo, centro che ospita fino a 2000 persone, il più grande della penisola. “Chiaramente stando a questo tavolo nazionale e avendo questa relazione continua con il Ministero sono in grado un po’ di orientare i flussi che arrivano da giù”, dice Odevaine. “Se loro c'hanno strutture che possono essere adibite a centri per l'accoglienza da attivare subito in emergenza, senza gara, le strutture disponibili vengono occupate. E io gli faccio avere parecchio lavoro”. “Loro”, ovviamente, sono Buzzi e i suoi amici. Odevaine, spiegano gli inquirenti, non si limita ad orientare i flussi, tiene costantemente aggiornato Buzzi sulle decisioni del tavolo e sui movimenti degli immigrati, si attiva per fargli aprire nuovi centri esercitando pressioni sulle amministrazioni locali. E' a libro paga del ras delle coop romane, da cui percepisce 5mila euro al mese oltre a canoni di locazione secondo la Procura fittizi. L'11 marzo interpella la sua collaboratrice affinché scriva un appunto con un elenco di centri di accoglienza da lasciare al Prefetto Rosetta Scotto Lavina, la conversazione fra i due è emblematica. “Il tema è che lei è in difficoltà perché continuano gli sbarchi e non sa dove mettere le persone. Poverina, non capisce un c...o, però per me va bene, in questo momento che non ha neanche il capo sopra di lei si affida molto a me perché non sa dove sbattere le corna. Questo è il quadro […] e io mi sono offerto di segnalarle delle strutture pronte, immediatamente disponibili, di cui alcune sono di Eriches”. E giù con l'elenco, che comprende anche alcune strutture in Sicilia, perchè “se noi gli facciamo aprire i centri ci coinvolgono nell’operazione”.


Il cartello. “Salvato', l'accordo è quello al cinquanta, no?” “Ok, ok”, risponde Buzzi a Tiziano Zuccolo, mentre i due si accordano per 'spartirsi' 210 immigrati in arrivo nella capitale. Zuccolo, non indagato, è il presidente dell'Arciconfraternita, cooperativa che fa parte de' 'La Cascina', legata al mondo di Comunione e Liberazione. Gli inquirenti parlano di un vero e proprio “cartello”, quello fra coop bianche e coop rosse, “che rende molto più complesse analoghe possibilità d’impresa ad altre cooperative o associazioni presenti nello specifico settore”. “L'accordo con la Confraternita è ferreo, 50 e 50”, ribadisce il dominus delle coop romane all'amico Coltellacci. Tutto sin troppo semplice, basta trovare le strutture e ottenere il parere favorevole dal Comune. Al resto ci pensano Odevaine e il suo sodale (o “cane”, come lo chiamano in privato Buzzi e Coltellacci), Mario Schina, anche lui a libro paga, 1500 euro al mese. Al resto ci pensano i continui sbarchi e le procedure d'emergenza con cui troppo spesso vengono affidati i progetti di accoglienza. E se dal Ministero non arrivano i soldi neanche bisogna mettersi in fila come i normali imprenditori, ci sono sempre gli amici del Comune che li anticipano. Anche ricorrendo a debiti fuori bilancio, come è accaduto a fine 2012.


Gli interessi di Carminati e l'affare sfumato a Castelnuovo di Porto. Carminati è definito dagli inquirenti 'shareholder' di Salvatore Buzzi. Un vero e proprio socio occulto, che Buzzi tiene costantemente aggiornato su tutto. E che scende in campo in prima persona quando ce n'è bisogno. Come quando bisogna far partire la campagna del quotidiano 'Il Tempo' contro i francesi della Gepsa che avevano presentato ricorso al Tar contro l'assegnazione del Cara di Castelnuovo di Porto alle coop di Buzzi e Coltellacci, e contro il giudice del Tar che aveva bloccato quell'assegnazione. Un affare da 650 immigrati, su cui Carminati pare avesse investito personalmente 500mila euro. Gli sfumerà fra le mani, tra i due litiganti alla fine prevarrà Auxilium. 


Modello di accoglienza. Quello che si presenta ai nostri occhi è dunque un intreccio perverso fra coop rosse, malavita nera ed esponenti delle pubbliche istituzioni. Che si avvale di “connivenze istituzionali, cartelli d'imprese, corruzione e utilizzo di false fatturazioni per trarre profitti illeciti immensi”. Dove vanno gli immigrati è la cupola a deciderlo, e lo fa badando ai propri interessi. Per questo a Roma ci sono 2600 posti Sprar e a Milano 150. Centri che spesso aprono in sordina, senza avvisare e informare la popolazione del quartiere, quasi sempre in periferie che avrebbero bisogno di nuovi servizi prima di accogliere altre persone. Un modello di accoglienza che inasprisce le tensioni, che trattiene gli immigrati nei centri per mesi senza dar loro risposte. Perchè così conviene. Più immigrati uguale più soldi: lo sa bene Buzzi, che augurava ai suoi amici “un 2013 pieno di profughi, immigrati e sfollati”. Da un lato l'ipocrisia di chi si nasconde dietro la sua funzione umanitaria per fare affari con Carminati, corrompere pubblici ufficiali e alterare il mercato escludendo le altre cooperative. Dall'altro quella di chi fomenta le rivolte di piazza contro gli immigrati per poi lucrare sulla loro pelle. Unico comune denominatore, ingrassare i portafogli. Sulla pelle dei cittadini italiani e degli stessi immigrati. I quali devono anche sentirsi dire che rubano 35-40 euro al giorno allo Stato italiano.