Notizie
Categorie: Altri sport

Il capitano dell'Unipomezia ci racconta la sua "vita da calciatrice": da come ha iniziato alle responsabilità della fascia al braccio

La giocatrice di Anzio sfida le avversarie: "Il primo anno è stato di rodaggio. Il prossimo invece..."



A destra Naomi Di FazioStudia fisioterapia, ama il calcio da sempre e porta i gradi di capitano. Breve, brevissimo riassunto di Naomi Di Fazio (20 anni di Anzio) portabandiera dell'Unipomezia, con la quale si appresta a vivere il suo secondo anno di militanza. Ha iniziato a giocare a calcio per gioco e passione, insieme ad una sua amica al Real Marconi, poi la scelta di spostarsi a Pomezia dove da mister Leopardi è stata subito notata per il suo carisma. 

Hai avuto un modello che ti ha spinto agiocare a calcio?

“In realtà giocare a calcio è una mia passione da sempre. Ho iniziato a giocare con una mia amica del liceo ad Anzio, poi sono arrivata all'Unipomezia mentre lei ha scelto un'altra strada”. 


Sei giovanissima, ma sei già il capitano della squadra. Come vivi questa responsabilità?

“E' una scelta che è stata fatta dall'allenatore e sono contentissima. Il ruolo di capitano comporta il fatto di avere sia delle responsabilità dentro al campo che al di fuori. Fortunatamente siamo un gruppo di ragazze molto affiatato e non ci sono grossi problemi da gestire, anzi, ci aiutiamo tutte parecchio”. 

Che campionato è stato quello della passata stagione?

“E' stato un campionato un po' difficile. Ci abbiamo messo un po' a giocare un calcio di livello. Fortunatamente nel girone di ritorno siamo riuscite a migliorare il nostro rendimento, a divertirci di più e a fare qualche punto in più. Insomma, non siamo sicuramente arrivate tra le primissime, ma abbiamo comunque fatto una bella figura” 


Cosa ti aspetti, invece, dal prossimo?

“Penso che il prossimo campionato sarà molto diverso. Ci sono delle ragazze nuove che arriveranno a darci manforte e credo proprio che oltre al divertimento miglioreranno anche i risultati e lo stare in campo. Diciamo che il campionato dell'anno scorso è stato di rodaggio, il prossimo sarà quello della riscossa. Vogliamo dire la nostra e fare bene”. La fascia


Come valuti il calcio femminile in Italia?

“Credo che sia pubblicizzato malissimo. Ha troppo poco spazio, in particolare nella nostra zona. Al Nord ho potuto vedere che le ragazze, anche le più piccole, sono invogliate a giocare perché sanno a chi rivolgersi. Invece qui purtroppo la situazione è diversa, ci sono poche squadre”


Che ambiente è l'Unipomezia?

“E' una società dove si lavora con molta tranquillità e con il sorriso. Questo lo abbiamo portato anche durante le nostre gare di campionato, in cui spesso gli avversari ci hanno fatto i complimenti per il nostro comportamento. E' questo in fondo il bello: giocare e divertirsi, vincere o perdere, ma sempre con il rispetto dell'avversario”