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Il Carracci che non ti aspetti: Palazzo Farnese risplende di nuova luce

L’imponente operazione, costata 800 mila euro, ha riconsegnato all’attenzione italiana ed internazionale uno dei cicli pittorici più rappresentativi dell’Arte di tutti i tempi.



La Galleria dei CarracciNessuno se lo aspettava eppure, sotto la coltre di sporcizia e superfetazioni varie accumulate nel corso dei secoli, si celava una veste del tutto inedita per uno dei capolavori pittorici che fanno grande l’Arte italiana nel mondo: è stato presentato ieri il recupero degli affreschi e degli stucchi oro-avorio della Galleria dei Carracci all’interno di Palazzo Farnese, a Roma, alla presenza di Dario Franceschini, Ministro dei Beni  culturali, di Bertrand du Vignaud, presidente del Wmf Europa e di Catherine Colonna, ambasciatrice di Francia. Un evento a dir poco solenne per celebrare degnamente la letterale rinascita di un capolavoro incredibile, restituito al suo splendore originario grazie ad un intervento di conservazione e restauro reso possibile da una cooperazione tra l’Ambasciata di Francia e le Soprintendenze italiane.


La genesi di un capolavoro. Tinte freschissime, colori vividi al punto da sembrare appena stesi sulla parete, che oggi tornano a far bella mostra di sé ma che in realtà vengono da una storia tutt’altro che recente, iniziata approssimativamente a partire dal 1595, con l’intento di celebrare i fasti della casata farnesiana all’interno di quella che era la loro dimora di rappresentanza – oltre che di maggior prestigio - all’interno della Città eterna. I fratelli Carraci, Annibale ed Agostino, posero mano alla decorazione della galleria che da loro poi prese il nome a partire dall’anno 1597, dopo aver affrescato il camerino del Cardinal Farnese. Il tema prescelto fu quello degli Amori degli dèi, culminante nella scena del Trionfo di Bacco e Arianna, collocata nel centro del soffitto e voluta come celebrazione delle nozze del duca di Parma Ranuccio Farnese e Margherita Aldobrandini, nipote di papa Clemente VIII. Un insieme talmente importante e ben riuscito da valicare i tempi e gli stili artistici, divenendo perciò la fonte di ispirazione di artisti del calibro del calibro del Lanfranco, Pietro da Cortona, e successivamente Andrea Pozzo e Giovan Battista Gaulli.


L’intervento. Costato 800 mila euro – più altri 200 mila di indagini preliminari – i restauri hanno visto protagonisti in primis il Polo museale romano  - oggi Polo museale del Lazio – e dei Beni architettonici, divenuto delle Belle arti e paesaggio. Una direzione ai lavori assolutamente eminente, così come eminente è stato l’ente finanziatore, il World Monuments Fund: diciotto mesi di lavoro, a partire dal marzo 2014, in cui Emanuela Settimi per gli affreschi ed Elvira Cajano per gli stucchi – coadiuvate dall'Iscr  -  hanno riportato stabilità alle pitture sanando le numerose lesioni e distacchi secolari oltre che eliminando la spessa patina scura che velava l’inaspettata brillantezza dell’opera. In più, l’intervento ha riporato in luce iscrizioni e disegni lasciati da numerosi artisti e visitatori dell’opera a cavallo tra il ‘600 e l’800. Da oggi riprenderanno le visite agli affreschi, dopo un anno e mezzo di stop mentre sabato e domenica prossima, in occasione delle Giornate europee del patrimonio, si potrà scoprire quelli che sono i tratti più inediti e curiosi di questa operazione che molti addetti ai lavori hanno già ribattezzato come “storico”.