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Categorie: Dilettanti - Giovanili - Nazionali

Il successo del nostro n° 1 all'ombra del caso Tavecchio-Soccer Life

Un parallelo tra la nostra testata e quella che ha alzato l'ultimo "polverone" in seno alla FIGC, dopo un inizio da "luna di miele"...



La nostra prima pagina uscita in edicolaIl calcio è così, la gioia dura un attimo perché devi essere subito pronto ad affrontare una nuova sfida. Splendida metafora della vita di chi dal nulla vuole raggiungere ardentemente le sue ambizioni. È il senso del nostro nuovo cammino, quello della versione cartacea di Gazzetta Regionale: i dati di vendita della prima edizione, aggiornati definitivamente poche ore fa, sono un nostro piccolo successo. Siete stati tantissimi a recarvi in edicola per acquistarla, siete stati tantissimi a sentire la passione che alimenta il nostro prodotto e a congratularvi con noi. Ma è già tempo di voltare pagina e rimettersi a lavorare duro con l’obiettivo di offrirvi un servizio che punti alla perfezione, alla completezza. Perché il riscontro del pubblico è tutto quello su cui possiamo contare nella speranza che la nostra libera informazione (sì, anche nel settore dello sport giovanile e dilettantistico) possa diventare ancora più forte. Ho sempre pensato che dovrebbe essere un po’ l’obiettivo di tutti quelli che si cimentano nell’impresa editoriale: realizzare un giornale di spessore affinché le persone potenzialmente interessate vadano a comprarlo. Invece, quando ci sei dentro, ti rendi conto di essere stato ingenuo. Ci sono regole non scritte che cambiano gli equilibri del mercato. Dopo aver vissuto la soddisfazione della vendita del primo numero, ho ripensato ai nostri primi passi, in quel bar vicino a Piazza Bologna che non scorderò mai, una ventina di “sciagurati” – come ci definì simpaticamente il Direttore Italo Cucci il giorno della presentazione in Campidoglio – pronti a cambiare quelle regole. Non eravamo minimamente coscienti di ciò a cui saremmo andati incontro. Forse proprio questo ci ha permesso di essere qui oggi, l’incoscienza. Voglio essere crudo e diretto. Abbiamo preso una quantità indefinibile di legnate nei denti, abbiamo visto le porte chiudersi al nostro passaggio, abbiamo ricevuto un’infinità di rifiuti quando, e lo dico senza vergogna, abbiamo chiesto di renderci utili. Perché? Quasi con ogni probabilità perché siamo onesti, e l’onestà, quando si ha il potere di rivolgersi alle persone, è merce pericolosa per tanti. Ne abbiamo preso atto e abbiamo continuato a lavorare a testa bassa, perché la colpa non è di nessuno, ma di tutti. 

Abbiamo preso atto delle nostre responsabilità morali e delle ‘poltrone autorità’ vuote nel giorno della nostra Carlo Tavecchiopresentazione, abbiamo preso atto dei dinieghi e con ogni goccia di energia a disposizione siamo riusciti ad arrivare fin qua, all’investimento sull’edizione cartacea, coincisa con l’annuncio dei nuovi Centri Tecnici Federali targati FIGC: 9 milioni di euro per i giovani. Una notizia fantastica, la speranza che qualcosa stia cambiando, travolta pochi giorni dopo dal nuovo “scandalo Tavecchio” a firma Soccer Life (proprio ora... che sfiga!). Storia curiosa, lontana anni luce dalle “banane di Opti Poba” meno, forse, dalle “quattro lesbiche” di Belloli. Ho ripensato a quelle regole non scritte e mi sono posto tante domande perché da buon editore è mio dovere controllare il mercato. Mi sono domandato: perché il direttore di Soccer Life, che al tavolo dei relatori nel giorno della sua presentazione contava la presenza di Alberto Mambelli e vantava le lettere di augurio di Malagò, Tavecchio ed Uva, sia ora così risentito nei confronti delle istituzioni? Perché il suo sito, appena on line, suonava le allegre note dell’inno della LND, riportava una confidenziale intervista a tu per tu con il presidente Belloli presso il suo ufficio di Piazzale Flaminio, offriva un’ampia, ma vuota, sezione sul Torneo delle Regioni? Perché anche stavolta la tempistica sull’uscita di questa scottante documentazione, dopo quella delle “quattro lesbiche” di Belloli appunto, è largamente successiva all’avvenimento dei fatti? Mi sono chiesto anche: come mai si erano preposti l’obiettivo di rappresentare la nuova voce del calcio giovanile e dilettantistico in Italia e invece sono saliti alla ribalta per le gravi denunce nei confronti delle istituzioni con cui condividevano la gioia della loro nascita? Curioso anche che il loro cammino sia inversamente proporzionale al nostro, poveri figli di nessuno. Noi partiti online e diventati anche “cartacei” dopo il grande consenso raccolto, loro partiti cartacei e divenuti da poco giornale digitale. La risposta non è mai stata così semplice