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Il Tor di Quinto, il Rieti e quella ricetta per vincere

Sofferente nella prima parte di gara, gli ospiti trovano, con grande determinazione, la giusta arma per colpire gli avversari



L'inizio del matchUn’impresa per i reatini venire al Testa, espugnarlo e tornarsene a casa con quei punti che consentono l’aggancio in classifica allo stesso Tor di Quinto. Un’impresa, perchè gli avversari hanno le file colme di qualità da vendere, senza contare il fatto della vittoria conquistata in rimonta. Una realtà che le conferisce doppio valore sia umanamente (gran carattere questo Rieti), sia calcisticamente (sempre alla ricerca della giocata i ragazzi di Inches). Non a caso, dopo quel 5-0 inflitto dalla Roma, lo stesso allenatore dei giallorossi, Antonello Mattei, espresse il suo apprezzamento nei riguardi del gioco e mentalità degli amarantocelesti.  


Tor di Quinto feroce Fin dai primi minuti, l’ago della bilancia pende fortemente sul lato dei padroni di casa. Tanta bellezza sulle corsie esterne, le ali di Almanza, Morelli e Keyes, fanno letteralmente volare la squadra. Si chiuda un occhio sul gioco di parole, voluto, perchè emblematico. E il valore di questa coppia di esterni brilla soprattutto per la loro diversità, che li bilancia, li amalgama, rendendoli quasi un’unica, dinamica entità, seppur fisicamente separati in campo. Questo perchè, se da una parte Morelli è molto veloce, audace e capace nell’uno contro uno, dall’altra Keyes (dotato anche lui delle qualità sopradette, sia chiaro) ha la giusta forza, grinta e fiato per dare equilibrio alla manovra collettiva. In partita si vede questo ragazzo pressare sul portatore di palla, rientrare a difendere la propria metà Il Tor di Quintocampo con la stessa, medesima energia per quasi tutta la gara. Citiamo l’aneddoto più esemplificativo di quanto detto: al 31’ del primo tempo, ci sono dieci metri di terreno a separare Ciancarelli, in progressione palla al piede verso la mediana del Tor di Quinto, da Keyes. L’inseguimento durerà pochi secondi, per poi terminare con il recupero di palla (da vero difensore aggiunto) da parte del numero undici di casa. Ma lasciamo da parte il discorso dei due attaccanti: soprattutto nella prima parte del match, infatti, non sono solo loro ad impensierire Conti. Tutti provano l’azione personale, tutti puntano l’area avversaria: Paroletti, Brescia (che sfiora anche il goal al 14’ del primo tempo, dopo aver saltato in dribbling la difesa), Arcella, Vergari… sono solo alcuni dei nomi visibili in attacco, palla al piede, a ronzare nevroticamente intorno alla porta di Conti. Forse proprio questa è la vera croce e delizia del Tor di Quinto: tanta propositività, ma spesso leziosa e degenerante in miope egoismo. Un egoismo innocente, nel più dei casi, probabile derivato di una visione del campo e della posizione dei compagni ancora da perfezionare. Il Rieti combatte a testa alta nel tentativo di recuperare l’immediato svantaggio, non si chiude, non s’intimidisce. Ma tende ad allungarsi a fisarmonica sul rettangolo di gioco, scoprendosi a pericolosi contropiedi, per sua fortuna, mal sfruttati. 


La soluzione Dicevamo dello sbilanciamento del Rieti nel primo spezzone di gara. Ma la presenza d’interpreti proiettati in avanti non porterà i risultati sperati, a causa di errori individuali nel servire la palla (o troppo lentamente o in modo inpreciso) e, più frequentemente, per la semplice assenza di un potenziale destinatario libero dalla marcatura. Non si riesce ad avanzare palla a terra il Rieti, viene fermato prima di diventar pericoloso. Dunque? La ricetta viene trovata e concretizzata nel momento più propizio: poco prima del duplice fischio. Al 34’, infatti, vediamo Piras lanciar lungo il pallone a scavalcar tutti verso sinistra, dove c’è De Santis, finalmente libero dalle catene. Molto bravo il numero undici ospite a sconfiggere, poi, freddamente De Matteis in uscita, con un pallonetto che non lascia Gabriele Inches, tecnico del Rietiscampo. E’ il pareggio, temporaneo, del Rieti. Perchè due minuti più tardi Sulpizi, sul lato opposto, viene servito e colpisce in porta, trovando il raddoppio definitivo per i suoi. Due goal fulminanti, sopragiunti in circostanze simili: verticalizzazione del pallone, in modo da non dar tempo alla difesa di casa di sistemarsi a dovere. Il lancio lungo è stata la scelta più appropriata, in quel particolare momento della gara, per il Rieti. L’arma più adatta per ferire un Tor di Quinto a trazione anteriore, impossibilitato a soffocare gli attaccanti del Rieti (sinora sempre disturbati) in una simile situazione. La formazione di casa esce stordita (e come non potrebbe) da quei due minuti da incubo. Tanto che nel secondo tempo non arriva la reazione, anzi, calano i ritmi di percussione nella metà campo avversaria. Almanza prova a restituire solidità, dunque fiducia, al team arretrando il baricentro: vedremo avanzati nell’ultimo spezzone di gara solo Keyes (che ha speso tanto) e Panissidi, che arretrerà poi per far posto a Piccone. Coppie d’attacco che non riusciranno ad imporsi sotto porta: il Rieti, a parte qualche disimpegno da brividi, si difende con personalità e prova a costruire sino alla fine, meritando la ricompensa e soddisfazione finale.