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Intervista esclusiva alla presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi

Prosegue il nostro viaggio nel cuore della Capitale: diamo voce ai minisindaci e alle piccole realtà territoriali, dal Centro fino alle periferie



Sabrina Alfonsi, presidente del I MunicipioContinua il nostro viaggioall’interno dei Municipi della Capitale. Questa volta l’incontro è stato con la Presidente del Primo Municipio, Sabrina Alfonsi: dai temi legati al centrostorico, passando per Via Giulia e Via Urbana fino al prossimo Giubileo, le opportunità, le sfide e i racconti del I Municipio romano.


Presidente iniziamo dalla sua storia. Mi racconta come Sabrina Alfonsi decide di impegnarsi nella politica e soprattutto nella realtà territoriale?

“Sabrina Alfonsi studia al Mamiani, un liceo, in quel periodo, di grande attività politica. Insieme ad una storia personale di una mamma in ospedale, decide di lavorare su due temi fondamentali: uno era quello della scuola, l’altro quello dei diritti dei malati. Inizia a far politica nel Tribunale per i diritti del Malato, ex Movimento Federativo Democratico, oggi Cittadinanza Attiva, e continua quasifino al 2000. Io entro nel partito dei Ds soltanto nel 2001, quando riprendo a fare attività politica dopo aver smesso per parecchi anni. È quindi una passione: mio padre diceva “purtroppo è anche capace”, non perché mi volessero ostacolare, ma perché ero una figlia giovanissima: ero un anno avanti a scuola, per cui quando a 16 anni inizia un impegno che si capisce sarà un impegno perla vita, c’è attenzione. Decido ad un certo punto di fare politica nella periferia e vado a fare politica sulla Tiburtina, quando la Tiburtina – che oggi è già parte di città consolidata – era una nuova periferia: questo perché la realtà di un quartiere di privilegio come quello di Prati non mi metteva a conoscenza della realtà globale della città. E da lì ho iniziato ad amare Roma”.


Senta, veniamo allora alle questioni del Primo Municipio e iniziamo dauna buona notizia: quella dell’apertura del Primo Centro Giovani Municipale.

“È’ un punto del programma della mia campagna elettorale ed è una cosa che nelle altre capitali europee è presente dappertutto, soprattutto in Spagna. Noi dobbiamo superare l’idea che i giovani per esprimere il proprio interesse, la loro creatività anche la loro passione politica al di fuori dei partiti debbano occupare degli stabili. Noi contestiamo le occupazioni, ma poi non diamo una possibilità diversa. Il Centro Giovani è questo: io dico che se Petroselli fosse stato Sindaco più a lungo lo avrebbe fatto, cioè dopo i centri anziani, i centri giovani. Ecco il centro giovani è un po’ come il centro anziani, è un po’ come la casa delle donne, è quel posto dove il pubblico mette a disposizione uno spazio, e i giovani mettono a disposizione tutta la loro voglia, creatività e possibilità di fare delle cose. Io sono molto felice che sia stato votato dal consiglio municipale il regolamento, sto lavorando per uno spazio, l’ho già individuato, spero tra un paio di mesi di poter inaugurare il primo Centro Giovani di Roma”.




Rimaniamo in tema. Lei è alla guida di uno dei Municipi più interessati– si legga Monti e Trastevere su tutti – dalla movida. Una movida che a volte supera i limiti e si traduce in spaccio e degrado. Come si sta muovendo il Municipio su questo tema e cosa avete fatto?

“Io credo che la movida sia un fenomeno complesso e da Presidente del Municipio io posso affrontare soloalcuni dei temi. Il primo è quello che noi non diamo spazi culturali sufficienti in questa città ai ragazzi per cui si ritrovano per strada a bere. Questo è un problema - prima che di decoro e di fastidio per i residenti – di assumerci la responsabilità dei nostri giovani. Perché l’alcolismo sta diventando - ed è - una piaga molto più di altre patologie, e quindi quello che a me spaventa di più anche perché sono mamma di un adolescente, è vedere questi ragazzi per strada che non hanno un’altra possibilità. Non dico che il Centro Giovani va incontro a questo, ma è uno degli aspetti. L’altro sicuramente sono delle centralità: noi dobbiamo creare dei luoghi di raggruppamento. Non si può pensare di venire in centro – ma non per fruire del centro perché quello sarebbe molto positivo – ma per stare chiusi in una piazza per bere una birra: noi dobbiamo creare delle situazioni. Insieme a queste, noi stiamo invece facendo un lavoro sui luoghi. L’anno scorso ad esempio con Open Trastevere abbiamo riempito le piazze di attività culturali: questo è cambiare il segno di chi frequenta quelle piazze e di come vengono frequentate. Insieme a questo c’è stato un lavoro anche di “repressione”, cioè un lavoro di vigili, di pulizia delle piazze alle due di sera con Ama, con la costrizione di alzarsi da quei gradini ed andarsene, però io spero sempre che gli aspetti vengano visti sempre tutti insieme, perché altrimenti cosa facciamo, lasciamo il centro in mano all’esercito? No, questa non è la mia visione della città”.


Chiudiamo la parentesi sicurezza con la conferma di un dato. Quando c’èstata la richiesta dei cittadini – e mi riferisco in particolare all’inizio di quest’anno – Lei ha avviato una raccolta di opinioni, idee, confronti con gli stessi cittadini arrivando poi a definire una mappa delle realtà territoriali con i relativi problemi. A questo poi si aggiunge anche il ripristino di una legalità rispetto ai dehor, rispetto quindi a queste varie situazioni. A che punto siamo?

“E’ una battaglia lunga e difficile che non va fatta per spot o notizia. Noi tutti i giorni – e da dieci giorni anche grazie all’aiuto del Sindaco – abbiamo istituito un ufficio di scopo all’interno dell’Ufficio Commercio proprio per il contrasto all’abusivismo commerciale. Un ufficio fatto dai nostri dipendenti e dai vigili del comando centrale per cercare anche di accorciare i tempi di lavorazione delle pratiche. Perché anche lì i temi sono sempre complessi: non è soltanto l’arroganza di sfruttare un bene collettivo come il suolo pubblico senza averne l’autorizzazione, quindi senza neanche pagarne il canone, ma noi rischiamo anche di avere un commercio che non è di qualità, un commercio mordi e fuggi che è un commercio che molto spesso diventa appetito dalla criminalità, perché è incontrollato. Ieri sono stata a cena fuori e ho individuato un’altra realtà: nel giro di due strade una stessa società compra sei attività commerciali. Ecco questo noi non ce lo possiamo più permettere e il far rispettare le regole favorisce la rinascita di un commercio di qualità, dei commercianti sani, che oggi si trovano con una concorrenza sleale, e cerchiamo di cacciare dal centro storico le criminalità”.


Parlando alla “Casa Internazionale delle Donne” Lei ha dato un meritoal Presidente del IX Municipio Andrea Santoro, quello cioè di avere sollevatoun problema, di avere cioè tolto il velo dell’ipocrisia rispetto al fenomenodello zoning e della prostituzione. Dopo varie indagini e studi, Lei che ideasi è fatta rispetto a questa soluzione?

“Io sto lavorando ad una soluzione similare per San Saba, perché è di questa mattina un esposto fatto dai residenti ai carabinieri, e io sono convinta che dobbiamo prendere dei provvedimenti, e quello che io ho detto anche alla Casa Internazionale delle Donne è che non dobbiamo fare di tutta l’erba un fascio e io credo che il merito del Presidente Santoro è di aver intanto riaperto un tema, un problema che era stato completamente non trattato dall’Amministrazione precedente, ma anche la nostra non aveva finanziato il minimo cioè il Progetto Roxanne e dopo l’intervento del Presidente Santoro sono stati messi a bilancio dei fondi e quindi questo è il primo merito. Il secondo è che ogni zona ha una diversa prostituzione e su ogni zona bisogna prendere degli interventi specifici ad essa collegati. Prendiamo lo zoning di Mestre: lì è stato fatto un grande lavoro di conoscenza, è stato trovato un sistema per dare una riposta a queste donne che erano costrette alla prostituzione dandogli una via di uscita. Quindi anche lì non è una questione di decoro come si è voluto far credere, ma è risolvere un problema da tutti i punti di vista. Noi sicuramente quello che rimetteremo è la ZTL su quelle zone, quindi la non percorribilità di alcune strade in alcune serate perché questo vuol dire bloccare l’arrivo dei clienti e bloccando l’arrivo dei clienti non diventano più zone appetibili. Questo fenomeno farà spostare in zone che noi avremo individuato nel frattempo e nelle zone dove viene spostato, bisogna mettere il servizio Roxanne. Lì poi bisogna lavorare perché se ci sono donne e uomini che non lo fanno in libertà, ma lo fanno per costrizione, devono essere liberati”.


Voltiamo pagina e parliamo di un obiettivo raggiunto: la nascita del giardino di Via Giulia. 

"Per me i progetti raggiunti sono quelli che si vedono concretamente e no dei pezzi di carta, però sicuramente questo è un lavoro che abbiamo iniziato da quando ci siamo insediati, soprattutto io  insieme a Tatiana Campioni, l’Assessore ai Lavori Pubblici. Che sta portando un grande risultato. Quando sono stata eletta ho detto: “Nel mio mandato voglio togliere tutte quelle ferite che ci sono sul mio territorio e che sono rimaste così abbandonate. E’ chiaro: la più grave è quella di Via Giulia, ma c’era anche il Pup di Via Volta, il Pup di Ponte Umberto, il Campo Testaccio e potrei fare vari esempi. E’ impensabile prima di tutto che in un posto, in un sito come Via Giulia noi abbiamo permesso per 12 anni di tenerlo chiuso, di essere un cantiere, e ci sono generazioni come quella di mio figlio che non se la ricorda aperta. 

Via Giulia

Abbiamo ammazzato una via importante come quella di Via Giulia, ma anche Piazza della Moretta, Banchi Vecchi, strade che avevano mantenuto anche un livello commerciale di antiquariato e artigianale importante, e con quel cantiere noi abbiamo ammazzato tutto ciò. Quindi la responsabilità di una Amministrazione il cui tempo sono cinque anni, intanto è quello di risolvere il problema. Fatto questo e al di là di quello che noi abbiamo già trovato con procedure già iniziate, non si può pensare di rimettere tutto quanto in discussione e non si può pensare che gli imprenditori siano una contro parte. Gli imprenditori in una realtà devono essere parte integrante per governare una città: lì abbiamo chiuso la partita del project che era nato sopra quello del parcheggio, una cosa che non aveva senso. Una cosa a cui noi siamo contrari è costruire un palazzo su Via Giulia, per cui abbiamo chiuso – che è la stessa operazione che abbiamo fatto su Campo Testaccio – un secondo project e ristabilito le coordinate sul primo, sulla base anche dei ritrovamenti fatti dalla sovraintendenza archeologica e quindi ristabilito una partecipazione che ha ribadito quello che aveva già detto tempo fa: ossia la volontà della cittadinanza di avere un punto verde, un giardino barocco. Da lì abbiamo ottenuto che grandi nomi come Diener e Diener o lo studio Garofalo di Roma lavorassero per questo progetto. Io sono felice di come è andata: c’è stata una grande riunione, dove erano presenti tutte le Sovrintendenze e per quella statale e archeologica proprio i Sovrintendenti, il Dipartimento alla Mobilità e dove il Municipio dirigeva questa riunione. E’ stata quindi vista una bozza di questo giardino e sono state date le indicazioni su come sviluppare la progettazione: ci rivedremo fra due mesi con il progetto fatto e il lavoro verrà eseguito da professionisti privati insieme alle Sovrintendenze interessate e quindi è la prima volta che il pubblico e il privato lavorano insieme per un grande progetto. Stiamo parlando di Via Giulia e nessuno di noi ha la presunzione di decidere su Via Giulia da solo e nessuno di noi pensa che Via Giulia sia un punto come un altro della città. Io penso che se nel mio mandato riusciremo a restituire quel pezzo alla città alla fine avremo ottenuto tre benefici: un primo contributo alla storia perché lì ci sono dei reperti che danno sempre di più conoscenza alla storia della nostra città. Non ci dimentichiamo che quella buca non è stata aperta invano perché se quella buca non fosse stata aperta con un project, nessuno avrebbe aperto per scavare lì sotto. Un servizio perché io penso che in una città dove vogliamo sempre di più un centro storico con mobilità sostenibile noi dobbiamo creare sul lungotevere degli spazi di parcheggio. E poi un giardino, un bellissimo giardino barocco dove le persone e i turisti potranno godere di questi spazi: tra vent’anni nessuno saprà più che era un giardino fatto per un parcheggio, ma sarà un giardino che ricucirà anche quella ferita di trent’anni fa che oramai fa parte della storia di Via Giulia”.


E allora rimaniamo in tema di opportunità. Papa Francesco. Il Giubileo. Cosa sta facendo il Municipio e soprattutto è pronto?

“Papa Francesco ha fatto un grande annuncio e ci ha spaventato un po’ tutti diciamo (ride, ndr). Non possiamo però continuare a pensare che Roma non sia pronta: Roma è pronta. Con una nuova svolta politica dovuta anche a quello che è passato e a queste grandi negatività di quest’ultimo periodo. Noi stiamo lavorando affinché le strade, i nostri marciapiedi e quindi la nostra accoglienza siano buone e siamo felici che la scelta del Sindaco e dell’Assessore Improta sia quella di lasciare i pullman fuori dal raccordo e comunque fuori dal centro. Questa è una battaglia che noi stiamo conducendo da un anno e mezzo perché noi pensiamo che anche il turista debba vivere il centro storico in maniera diversa. Stiamo lavorando anche su percorsi alternativi: noi vorremmo creare con gli imprenditori, i commercianti, le Chiese dei percorsi per far sì che di Roma non si vedano solamente quei due/tre monumenti conosciuti nel mondo perché il centro storico è pieno di chiese minori, di monumenti minori, di strade minori, che noi vorremmo sistemare per farne fruire a tutti i turisti. Ne possiamo dire uno: la passeggiata – arrivandoci con l’8 un tram che funziona benissimo – da Piazza Cairoli, via dei Giubbonari, Campo de’ Fiori, Via del Pellegrino, che era esattamente la via che univa il Vaticano e poi Ponte Sant’Angelo, Mole Adriana, Vaticano. Penso che sia una delle passeggiate più belle che noi dobbiamo far rivivere con questo Giubileo e che poi ci rimangono”.


Presidente quando ho comunicato ai lettori che sarei venuto adintervistarla il tema comune alla maggior parte degli stessi era uno solo,quello di Via Urbana. Riusciamo a fare chiarezza rispetto a quanto accaduto, suquello che sta succedendo adesso e su quali sono i progetti futuri per questavia?

“Io sono soddisfatta di Via Urbana. Via Urbana ovviamente è a metà dell’opera. Noi abbiamo fatto i lavori su Via Urbana e facendo i lavori molti hanno scoperto quello che noi andiamo dicendo: le vie pedonalizzate sono vie dove si vive meglio, soprattutto se viene fatta rispettare la legalità. Perché molto spesso nonostante una via diventi pedonale spesso ci passano le macchine o si fermano, e a volte i ristoratori allargano i propri dehor in maniera spropositata. Però noi non possiamo pensare di non pedonalizzare la città per non far favorire l’illegalità. Noi dobbiamo contrastare l’illegalità in altre maniere: con delle telecamere e con altri sistemi che oramai esistono in un’era dove investendo un po’ di soldi questo è possibile. A quel punto un gruppo di commercianti e cittadini hanno provato a fare una fuga in avanti, chiedendo con una petizione al Sindaco di pedonalizzare Via Urbana, ma la mobilità non funziona così. Lo abbiamo visto anche per forzature importanti: Via dei Fori Imperiali – progetto su cui io sono d’accordissimo – ha creato un tema sulle vie limitrofe perché non c’era stato uno studio nei tempi giusti e nei modi giusti. Noi abbiamo chiesto ed ottenuto all’interno del PGTU di fare di Monti, come di altri Rioni, delle isole ambientali: strade a traffico pedonale, strade a traffico 30 e quindi con diritto di prevalenza per i pedoni, strade con parcheggi e strade senza parcheggi. Questo vuol dire poter pedonalizzare il centro storico senza essere a favore di qualcuno e a danno di qualcun altro. Via Urbana pedonalizzata tout court avrebbe creato questi problemi che ho descritto, quindi noi abbiamo fatto questo progetto partecipato per dare come indicazione al Sindaco rispetto al parere che lui ci chiedeva per esprimersi sulla petizione. Abbiamo dato come parere quello di lasciare alcuni parcheggi per i residenti solo da un lato e metterla da subito a velocità 30 ed arrivare alla pedonalizzazione all’interno dell’isola ambientale del PGTU. Siamo a metà di quest’opera, certo chi voleva subito la petizione certo non è soddisfattissimo, l’avrebbe voluta pedonale subito, ma io penso anche per le lettere che mi hanno mandato che la mediazione che abbiamo fatto sia una buona mediazione”.


Voltiamo pagina e parliamo del piano di massima occupabilità del centrostorico, anche in riferimento all’UOSPE, l’ufficio operativo speciale per lapartecipazione europea. Si sta cercando cioè di occupare il maggior numero,soprattutto, di giovani?

Sabrina Alfonsi

“Io sono convinta che in questo momento di crisi economica occorra sfruttare le risorse laddove ci sono. L’Italia ha sempre usufruito poco dei fondi europei e male. Perché se noi continuiamo a vedere l’Europa come un bancomat è chiaro che noi non capiremo mai le opportunità. L’Europa chiede progetti importanti, progetti che danno anche occupazione, progetti che lavorano dalle nuove tecnologie, ma anche da tutte quelle possibilità di realizzare all’interno dei centri storici delle opportunità dal punto di vista ambientale e culturale. E tutto ciò ovviamente crea anche dei posti di lavoro. Quindi, da subito, noi ci siamo mossi anche se non abbiamo sempre la possibilità di accedere ai fondi europei sempre in maniera diretta perché non siamo appunto dei comuni urbani. Per questo abbiamo creato questo UOSPE per l’utilizzazione dei fondi europei, un ufficio dove c’è una interazione fra pubblico e privato. A questo ufficio accede il Municipio per la presentazione di propri bandi, accedono le realtà del territorio che non hanno la possibilità di realizzare la progettazione da soli e quindi possono essere partner di progetti, possono arrivare alla progettazione da soli mettendosi in rete, possono chiedere di avere la progettazione fatta in trasparenza attraverso l’ufficio del Municipio e soprattutto sapere il totale dei bandi e delle possibilità che ci sono. Da questa settimana siamo anche presenti con un sito online di questo ufficio (www.europaroma1.it, ndr) e quindi tutti ci possono accedere: abbiamo partecipato a parecchi bandi in questo anno e mezzo e speriamo di poterlo fare sempre di più nei prossimi tre anni. Penso che questo giusto approccio fra ente locale e fondi europei possa dare delle opportunità vere”.

Presidente siamo quasi in conclusione e ho ancora un paio di domande dafarle. La prima è sul progetto della pane raccolta del da poco avviato.

“Quello della raccolta del pane è un progetto avviato dalle Acli con il contributo della regione Lazio a cui partecipano quattro Municipi tra cui il Primo. Sono una rete di panificatori che si sono messi a disposizione per dar a fine giornata il pane in eccedenza. Il Municipio ha messo in rete le strutture a cui serve il pane: abbiamo delle mense della Caritas a Colle Oppio, abbiamo il Centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio. Per ora ci sono otto panificatori e quattro realtà del territorio: le Acli la sera vanno a prendere il pane e lo distribuiscono in questi centri attraverso questo protocollo fatto con il Municipio. Io penso che questo è un progetto che va in linea con il Giubileo indetto da Papa Francesco”.


La seconda domanda è quella su Carlo Macro e sul mandorlo piantato insuo ricordo a Piazza San Pietro in Vincoli.

“Carlo Macro per noi è stato ed è un brutto momento. Sia io sia l’Assessore ai Servizi Sociali siamo contrari ad una assistenza che di fatto non è una assistenza cioè quella di avere delle roulotte sparse per il territorio romano dove ci sono delle persone e poi non è di fatto quello il modo di integrare e valutare. Noi le stavamo facendo seguire dai nostri servizi sociali realizzando un progetto di eliminazione di queste roulotte. Mentre il progetto era all’inizio, c’è stato proprio questo fatto cruento di questa morte di questo ragazzo che si era fermato vicino a questa roulotte di via Garibaldi e che è stato aggredito da una persona con problemi mentali anche se ora non entro nella causa: sta di fatto che è una vittima innocente di una assistenza non giusta e questo la madre lo ripete e di questo dobbiamo dargliene atto. Da lì, però, tutto il positivo: la mamma e i parenti hanno fatto una associazione con cui il Municipio sta collaborando. Il Municipio ha accelerato i tempi per togliere dal territorio tutte le roulotte che avevamo, abbiamo messo una targa dove è stato ucciso, ma soprattutto per dare il segno di una rinascita - che cioè da questa esperienza di Carlo si dovesse ripensare ad una integrazione ed inclusività in questa città e di ripensare a dei modelli di assistenza - abbiamo voluto piantare in Piazza San Pietro in Vincoli, sotto le finestre della casa di Carlo, questo mandorlo che ci ricorda una vita che ha portato un nuovo modo di pensare la città e lì noi lo vogliamo ricordare ogni anno in un momento felice. Carlo era un ragazzo che suonava la chitarra, che viveva la vita in pieno: una vita piena che è stata spenta male e che però forse porterà a dei frutti positivi”.


Presidente nel salutarla, c’è un augurio che Lei fa per la suapresidenza, un obiettivo che vorrebbe raggiungere o che magari ha già raggiuntoin questo suo momento di governo del Municipio? 

“In questo periodo c’è l’ansia di vedere la fine, noi non abbiamo fatto neanche due anni di governo su cinque e io mi auguro che questa città abbia il mandato pieno perché credo che stiamo mettendo dei germogli che in meno di cinque anni non si possono vedere. Vorrei un centro storico che sia sicuramente con una mobilità più sostenibile, e con una integrazione maggiore fra attività turistica/commerciale e residenti perché non vorrei che il centro storico di Roma diventasse come il centro storico di Venezia”.