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Italia Lavoro: a rischio 900 tra collaboratori e dipendenti

L’Ente ministeriale per le politiche dell’occupazione rischia di mandare a casa quasi mille dei suoi multi professionisti



Uno scatto dal sit-in di ieri in Via Veneto ©Gazzetta Regionale"Una delle principali novità della riforma appena approvata - e di cui si stanno scrivendo i decreti delegati - consiste nell'istituzione di un'Agenzia Nazionale per l'Impiego, che avrebbe il compito di gestire e riorganizzare le politiche attive e passive. Poiché, nelle intenzioni l'Agenzia sarà partecipata da Stato, Regioni e Province autonome e avrà 'costo zero' che senso ha privarsi dell'esperienza e del know how di Italia Lavoro, l'unica azienda che di politiche attive si occupa? A dispetto di rassicurazioni informali provenienti dal Ministero del Lavoro, si assiste ad una quotidiana opera di demolizione.”  


Image titleÈ quanto scritto lo scorso venerdì 6 marzo in un comunicato unitario delle RSA di Italia Lavoro. Comunicato dal quale apprendiamo che la Spa a partecipazione del Ministero Economia e Finanze, operante come ente del Ministero del Lavoro proprio allo scopo di promuovere politiche occupazionali, rischia di mandare a casa circa 900 dei suoi dipendenti che dal 1° di Aprile potrebbero essere disoccupati. Il perché? Un ritardo nella realizzazione delle mission per la progettazione 2014/2020, per la quale esistono già i PON SPAO (Programmi Operativi Nazionali Sistemi politiche attive per l’occupazione), con il già stanziato fondo europeo volto alla crescita dell’Italia, coerentemente al sistema comunitario. Per la messa in atto occorre, però, il via libera del Ministero del Lavoro. Via libera che ieri, a centinaia fuori dal Ministero, hanno chiesto a gran voce stazionando in Via Veneto per l’intero pomeriggio. Ore di sit da parte dei dipendenti e collaboratori di Italia Lavoro in attesa che le delegazioni sindacali conferissero col segretario generale dott. Pennesi. Ore durante le quali i lavoratori, arrivati a Roma da tutta Italia, hanno aspettato instancabilmente. “Una risposta a Italia Lavoro- dichiara uno di loro- è una risposta a chi deve attivare la programmazione europea.” “Più si ritarda la programmazione- ci spiega un altro precario- più si rischia la premialità prevista dai regolamenti europei.” Secondo il regolamento europeo 1303/2013 infatti, è previsto un 6% come quota di riserva economica per gli Stati più virtuosi nella spesa dei fondi Ue. Dunque, al netto di quanto affermato,non solo i dipendenti e collaboratori di Italia Lavoro rischiano il posto, ma l’azienda stessa potrebbe perdere la multi professionalità e la competenza acquisita da queste persone in anni di precariato. Una delle risposte date dal Ministero alle delegazioni sindacali in questo lungo pomeriggio di consultazioni è riferita proprio al meccanismo che premia la professionalità, sul quale dovrà trovarsi un accordo. “Riguardo le tipologie contrattuali, secondo il Ministero, l’unica strada percorribile è quella dei co.co.co.” È quanto riferisce uno dei delegati sindacali. “Ci sono una serie di problemi tecnici per l’attuazione delle nuove contrattazioni-prosegue-. Abbiamo messo in evidenza professionalità e altre tipologie di contratti, ma l’unica strada sembra quella dei co.co.co. con una interruzione di due mesi e mezzo durante i quali l’azienda rimarrà senza operatività. Tra l’altro la programmazione che dovrebbe essere di sei anni, verrà per ora portata avanti per un primo biennio, rinnovabile poi per un secondo ed eventualmente per un terzo. 


Lo striscione dei dipendenti di Italia LavoroI finanziamenti per i nuovi progetti sembrano esserci e comprenderanno anche le coperture contrattuali, compreso l’aumento dei contratti a tempo determinato, che dovranno essere stipulati attraverso accordi sindacali. Inoltre- riferisce il delegato- non verrà messo da parte il procedimento di selezione dei collaboratori attraverso lo strumento delle vacancy. ” Domani pomeriggio le diverse delegazioni sindacali si riuniranno per decidere come portare avanti questa battaglia.