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L'Accademia Santa Cecilia ospita la pianista Yuja Wang

Appuntamento domani sera con la bravissima 28enne cinese che eseguirà Schubert, Chopin, Skrjabin e Balakirev



Image title“Una bomba! Sì, proprio una bomba!”: non ha usato mezzi termini Antonio Pappano nel manifestare la sua sorpresa per Yuja Wang, ventottenne pianista cinese, quando la ragazza ha suonato con lui per la prima volta l’anno scorso, qui all’Auditorium. E qui a Roma la Wang torna domani 13 febbraio alle 20.30, in sala Santa Cecilia, per la stagione cameristica dell’Accademia. Minuta e di bell’aspetto, avvolta in fascianti miniabiti su tacchi a spillo – come si conviene a una giovane e bella pianista in quest’era di soliste pin up – in realtà Yuja deve il suo successo mondiale, davvero atomico, solo in minima misura alla presenza scenica: dalla sua c’è una tecnica definita “strabiliante” (flying fingers, dita volanti, la chiamano gli americani) posta al servizio d’un grande rigore, di un acuto senso della forma musicale e in particolare dell’armonia, di una notevole profondità nell’analisi dei testi e nella loro resa espressiva. Una miscela esplosiva, per restare nel solco dell’esclamazione di Pappano. La grintosa Yuja, con alle spalle un curriculum impressionante (soprattutto considerata l’età e il debutto avvenuto nel 2005, vedi la scheda biografica elaborata dall’Accademia di Santa Cecilia), ha un repertorio che tocca ogni ambito della musica occidentale. E ad ampio spettro è il concerto del 13 febbraio, in cui la Wang esegue Schubert, Chopin, Skrjabin e Balakirev.