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L'allenatore scende nei '99 e punta dritto al suo quarto titolo regionale: "Questo è uno dei gruppi più importanti d'Italia"

Dopo Juniores e Giovanissimi, Di Nunno vuole conquistare anche gli Allievi. Sul futuro poi ci rivela: "Io in una prima squadra? Un giorno chissà..."



Undici anni e non sentirli. Tanto è il tempo che Alessandro Di Nunno ha passato vestendo i colori della Nuova tor Tre Teste o, come preferisce chiamarla lui, della “famiglia”. Un rapporto che, in un mondo come quello del calcio, è più unico che raro e costellato di successi, gioie e dolori rimasti impressi nelle pagine del tempo. Adesso però, il tecnico riparte con una nuova sfida, ovviamente sempre in via Candiani ma alla guida degli Allievi Elite Fascia B, unica categoria assieme a quella degli Allievi dove il tecnico non è ancora riuscito a lasciare la sua firma. Dopo i tre titoli regionali messi in bacheca, e un anno di astinenza da finali, per Di Nunno è finalmente arrivato il momento giusto per calare il poker?

Di Nunno stringe la mano a Farinelli  © SalatiMister, dopo due anni più che positivi, questa volta non sarà sulla griglia di partenza della Juniores. Una sorpresa inaspettata per molti 
“E' stata una scelta presa di comune accordo con la società e, dopo tanti anni che faccio il settore giovanile, fare una categoria rispetto ad un'altra è una cosa che non mi pesa”.

Come mai un simile cambiamento?
“Inizialmente sembrava che dovessimo allestire una prima squadra con me come allenatore. Per una serie di vicissitudini questa possibilità però non si è più concretizzata e allora la società mi ha proposto questa categoria”

Felice della decisione della società? 
“Be' direi che non mi posso lamentare (ride, ndr). Guiderò una rosa vice campione regionale e con diversi giocatori interessanti, quindi posso affermare che non solo ho accettato ma l'ho fatto con estremo piacere”

Comincia quindi una nuova avventura
“E' una categoria che non ho mai fatto e anche per questo ho accettato con piacere. Qui alla Tor Tre Teste poi puntiamo su tutte le fasce d'età senza distinzioni e quindi sono sicuro che si può fare davvero un buonissimo lavoro”

Dalla Juniores Elite agli Allievi Elite Fascia B è un bel salto. Cambierà qualcosa nel suo modo di lavorare?
“In questa categoria, l'obiettivo deve rimanere quello di proporre ai professionisti quanti più giocatori possibile. Certo, questo discorso vale anche per Juniores, Allievi e Giovanissimi ma in un campionato in cui c'è solo il titolo regionale in ballo hai sicuramente la possibilità di valorizzare quanto il più possibile la rosa a tua disposizione”

Quindi il cambiamento non la spaventa
“Sono partito dagli Esordienti e, dopo undici anni di settore giovanile non dico che una categoria vale l'altra ma comunque cambia poco per me.  Solo in un caso sarebbe cambiato qualcosa...”

Ah sì, e quale? 
“Be' nel caso fossi passato al calcio dei 'grandi', il discorso lì sarebbe stato diverso”

Il passaggio al calcio dei “grandi” per questa volta è stato scongiurato ma la ritiene una possibilità concreta nel suo futuro?
“Quella di allenare una prima squadra è sicuramente un'esperienza che, prima o poi, mi sento di dover fare anche per una questione di crescita personale”

Intanto però sta per cominciare quello che per lei sarà l'undicesimo anno alla Nuova Tor Tre Teste. Un caso più unico che raro di questi tempi
“Eh sì. Altrove vedo in giro società che si smontano e rimontano, direttori che vanno e vengono, noi invece cambiamo allenatore ogni 10 anni. Quest'anno è tornato Tocci che però è sempre stato uno di noi, Buffa è cresciuto qui e ha giocato qui, Stefano era qui da prima di me, Alfonsi sono 4 anni che ormai è in società. Anche il direttore sportivo, è sempre quello da una vita. Qui è un po' come essere in famiglia, siamo sempre gli stessi. Poi ci sono momenti belli come due anni fa in cui fai qualcosa di incredibile, e momenti meno belli come l'anno appena passato in cui si è raccolto meno di quanto speravamo”.

E per la prossima stagione cosa ci dice, che gruppo ha trovato?
“Ho trovato una squadra vice campione regionale che perde una finale all'ultimo secondo su palla inattiva giocando in dieci per 35 minuti contro i campioni d'Italia. Questo è uno dei gruppi più importanti d'Italia a livello di dilettanti”.

In più sono arrivati giocatori importanti come Patriarca, Bisceglie e Zomparelli dal Savio, Casoli e Turchetti dall'Atletico 2000 e Bastioni dal Monterotondo.
“La rosa è stata rinforzata perchè come ogni anno la società ha voluto allestire una squadra competitiva cercando giocatori che potessero completare l'organico e che pensiamo, dopo un lavoro sul campo, possano essere proposti nel calcio dei professionisti”.

Decisamente una buona base per puntare in alto
“Chi dice che si può vincere con squadre mediocri sta mentendo. Io non ho mai vinto con una squadra scarsa. I '95 erano una corazzata, tanto che tre giocatori andarono alla Roma e uno alla Fiorentina. Dei '96, nove undicesimi ora giocano in Primavera, con la Juniores due giocatori hanno totalizzato trenta presenze in serie D. La verità è che non si vince senza giocatori”.

L'allenatore invece quanto conta?
“Nel settore giovanile l'allenatore ha un'incidenza importante perchè, con una squadra importante non tutti vincono. Come dico sempre, per portare una Ferrari ci vuole la patente”.

Lei questo “esame per la patente” l'ha superato ben tre volte, che questo sia l'anno giusto per il poker?
“Per quanto riguarda i titoli, negli ultimi cinque anni ho fatto quattro finali regionali. Quest'anno un po' mi è mancata, dico la verità.. (ride,ndr) Questa però è la motivazione che mi fa ben sperare per il prossimo anno”.

Ultima battuta sugli avversari. Ci sarà la Vigor reduce dallo Scudetto Giovanissimi, sono loro i più pericolosi?
“Non lo so. L'anno scorso ho assistito alla semifinale e l'Urbetevere mi è parsa davvero una grossa compagine. La Vigor Perconti era la classica squadra da Giovanissimi, molto fisica ma sicuramente di livello. Un'altra che mi è piaciuta parecchio è la Lodigiani, dovremo fare attenzione anche a loro”.